Diritto e Fisco | Editoriale

Cambiano i pignoramenti: se il creditore non si attiva subito l’esecuzione perde efficacia


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 dicembre 2014



Una riforma che finisce per chiarire subito le carte in tavola e manifestare immediatamente le reali intenzioni del creditore: si vuole evitare che l’avvio dell’esecuzione forzata sia solo utilizzato come strumento per “mettere fretta” al debitore.

 

Una nuova norma, apparentemente insignificante, inserita nella recente riforma della giustizia [1] costituisce, in realtà, una mini-rivoluzione per le esecuzioni forzate: espropriazioni di beni mobili, immobili e di crediti potrebbero, infatti, trovare facile estinzione se non verrà rispettata la nuova disciplina. A tutto beneficio dei debitori che, così, potranno da subito verificare se il creditore “fa sul serio” o sta solo bluffando per cercare di “stimolare” il pagamento in via bonaria.

La disposizione, che apparentemente sembra indirizzata solo agli avvocati, disciplinando un adempimento di carattere formale, finisce invece per riversare effetti sostanziali anche sui pignoramenti che verranno avviati dal prossimo 11 dicembre. Dopo aver illustrato di cosa si tratta a livello procedurale (leggi l’articolo pubblicato oggi: “La nuova iscrizione a ruolo dei pignoramenti”) ora cercheremo, in concreto, di spiegare cosa si nasconda dietro la riforma inserita nelle disposizioni di attuazione al codice di procedura civile [1].

In pratica, la nuova norma rivoluziona il precedente meccanismo dei pignoramenti. Ecco in che modo.

La vecchia procedura

In precedenza, il fascicolo dell’esecuzione forzata era formato direttamente dal cancelliere del tribunale, dopo aver ricevuto il verbale delle operazioni di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario.

Il tutto avveniva, quindi, in via automatica, senza che il creditore intervenisse minimamente. Quest’ultimo era solo tenuto a depositare un’istanza di vendita, ma in tempi assai dilatati: 90 giorni. La conseguenza era l’impossibilità di comprendere, prima di tale momento, se il creditore avesse realmente intenzione di procedere alla vendita o stesse solo cercando di “stimolare” il debitore a pagare.

Nel frattempo, però, il debitore veniva spossessato del bene, che finiva nelle mani dell’Istituto Vendite Giudiziarie. E solo dopo molte settimane ci si accorgeva che il creditore non aveva alcuna intenzione di procedere alla vendita dei beni pignorati (spesso per questioni legate alla scarsa appetibilità dei beni stessi, alle ridotte aspettative di successo della vendita all’asta o ai costi connessi alla prosecuzione della procedura).

Risultato: il debitore perdeva il bene, ma non il debito. E se – a rinuncia ormai avvenuta dell’esecuzione da parte del creditore – egli voleva riacquistare la disponibilità del bene prelevato dall’Istituto Vendite Giudiziarie doveva pagare a quest’ultimo una somma.

La nuova procedura

Oggi invece non è più così e, per come si dirà a breve, le nuove norme finiscono per essere un vantaggio in favore dei debitori.

In pratica, dall’11 dicembre, sarà l’avvocato (e non più l’ufficiale giudiziario) a dover depositare, in tempi brevissimi dal compimento del pignoramento, i documenti in cancelleria necessari per la formazione del fascicolo dell’esecuzione. E cioè:

– nota di iscrizione a ruolo

– atto di pignoramento (in copia da lui stesso autenticata)

– titolo esecutivo (la sentenza, il decreto, l’assegno, la cambiale, ecc.).

L’avvocato dovrà adempiere a tale obbligo – dicevamo – in un margine di tempo strettissimo e, in particolare:

– in 15 giorni nel caso di pignoramenti mobiliari e immobiliari

– in 30 giorni nel caso di pignoramenti presso terzi.

Se non vi provvede, il pignoramento perde efficacia.

La riforma va sicuramente incontro ai debitori, per evitare che questi siano messi sotto “ricatto” senza che, a monte degli atti esecutivi, vi sia una effettiva intenzione di procedere alla vendita. Il creditore, in pratica, sarà tenuto a un atto di responsabilità nella scelta dei beni da pignorare, perché, una volta che avrà optato per una determinata forma di pignoramento, dovrà immediatamente manifestare la propria volontà di andare avanti, depositando la nota di iscrizione (e, ovviamente, aspetto più rilevante, pagando il contributo unificato allo Stato). Se non lo farà, la procedura verrà chiusa e si dovrà procedere a un nuovo pignoramento.

note

[1] Art. 18 del Dl 132/2014, convertito con modifiche nella legge 162/2014.

[2] Art. 159-bis. disp. att. cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com

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1 Commento

  1. mio nipote figlio di sorella di mio marito , lo ha denunciato prima dichiarando che non gli dava il netto della busta paga , poi dopo aver visto che aveva firmato tutte le buste , non gli viene accolta come denuncia , lo denuncia in un secondo momento con le aggravanti di diritto benzina e lui veniva in bicicletta e lo portava mio marito in camion da per tutto anche a casa sua , i buoni pasti ma non hanno mai lavorato fuori paese , solo un piccolo lavoro di 15 giorni in 4 anni di lavoro , e che non avendo mai lavorato il sabato , lui ha detto che lavorava ma non era assicurato , morale della favola dopo 5-6 anni vince la causa con tre mie parenti che dichiarano il falso per farlo vincere . il mio avvocato che doveva far denuncia del falso , mi fa arrivare a casa il verdetto che avevamo perso e gli devo sui 19 mila euro , gli ho offerto un valore di terreni da 25 mila euro che ha rifiutato e vuole i contanti e senza avviso e preavviso mi è stato portato via il camion , la macchina e bloccata la pensione , nonostante che siamo andati in appello . ora in questi anni mio marito ha iniziato a non lavorare , da sette anni a lavoricchiare , si è ammalato dal colesterolo non curato e gli hanno trovato una defribillazione al cuore destro , il sangue che non sta coagulando e sta prendendo il coumadin , tremolio alla mano destra e malattia di raynaud , senza togliere l’inizio di demenza che gli hanno appena trovato e che mio marito per la vergogna non mi ha mai detto , io pensavo ad una brutta depressione che comunque gli stanno curando anche quella . siamo sposati da 34 anni e mio marito ha lavorato solo per la dignità e per le tasse . mai una vacanza , mai un bene , abbiamo una piccola casetta di 90 metri q – costruita sopra la casa di mio padre , una macchina e un camion poi che mio marito era un piccolo impresario muratore . ho tre figlie due vivono in america e si stanno auto arrangiando da sole e una di 22 anni con lacune di depressione ossessiva compulsiva , io sono casalinga e non posso lavorare poi che mi è scivolata l’ultima vertebra , e non posso fare sforzi , sono al limite delle mie forze come mi devo , comportare visto che non avendo reddito e non dovevo pagare il mio avvocato l’ho scoperto in questi giorni ed io l’ho pagato e avendo giurato il falso per rovinare mio marito che non può riprendere a lavorare , visto che avevo iniziato a darci una piccola pensione di 540 euro il 67 di invalidità a pagare una causa che non gli è dovuta ?

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