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Rapporto padre-figlio ostacolato dalla madre: come provarlo?

21 Ottobre 2022 | Autore:
Rapporto padre-figlio ostacolato dalla madre: come provarlo?

Vengono ritenuti validi gli screenshot delle conversazioni avute via WhatsApp in cui un genitore viene allontanato, forse su suggerimento dell’ex coniuge.

Più volte la giurisprudenza ha condannato chi cerca di impedire i rapporti tra l’ex ed i figli avuti in comune. Il motivo su quale i giudici hanno sempre insistito è che tali rapporti contribuiscono positivamente alla crescita equilibrata della prole e che, pertanto, vanno fomentati e non ostacolati. Il problema per chi si vede mettere il bastone tra le ruote è quello solito: provarlo. Dimostrare che il genitore collocatario sta facendo di tutto affinché non venga rispettato l’ordine giudiziale che stabilisce la frequenza con cui deve essere esercitato il diritto di visita. Insomma, un rapporto padre-figlio ostacolato dalla madre: come provarlo?

Un decreto del Tribunale di Pisa, però, semplifica le cose ricorrendo alle più moderne forme di comunicazione, come i canali di messaggistica istantanea. Ad esempio, WhatsApp può provare che l’ex ostacola i rapporti con i figli? In che modo? E questo strumento è in grado di fornire ciò che serve per ottenere un risarcimento? Ecco cosa hanno deciso i giudici toscani.

Quando si parla di diritto di visita negato?

Il diritto di visita consiste nella possibilità che si dà a ciascun genitore di mantenere un rapporto affettivo e educativo con il proprio figlio quando non c’è più la quotidiana convivenza a causa di una separazione. Tale diritto, quindi, spetta al genitore che non vive più insieme al figlio.

C’è, però, chi vuole a tutti i costi che l’ex e il figlio mantengano il più possibile le distanze, forse in segno di ripicca («te la faccio pagare che te ne sei andato via»), forse per creare astio fra genitore e figlio in modo tale che ogni decisione dell’ex nei confronti del ragazzo venga ignorata da quest’ultimo.

In ogni caso, ci può essere un rifiuto esplicito di farli incontrare, come ad esempio non farsi trovare in casa al momento stabilito per la visita stabilita, non far parlare il genitore con il figlio al telefono o prendere un appuntamento per poi farlo saltare all’ultimo momento.

In questo momento, il genitore collocatario avrà la strada spianata per far crescere il figlio a modo suo e senza interferenze dato che, prima o poi, si sarà creato un divario affettivo con l’ex difficilmente colmabile.

Va detto che il provvedimento con cui il giudice stabilisce il diritto di visita consente al genitore non collocatario non solo di frequentare il figlio con una determinata frequenza ma anche di essere messo al corrente del suo percorso scolastico e psicologico, delle sue condizioni di salute, di tutto ciò che fa parte della sua crescita personale.

Cosa rischia chi ostacola i rapporti con i figli?

Il genitore che ostacola il diritto di visita dell’altro è punibile per legge. In particolare, le conseguenze possono essere sia civili sia penali.

Dal punto di vista civile, può essere costretto a pagare un risarcimento in favore dell’ex, oltre a rischiare di vedersi peggiorare le condizioni dell’affidamento.

Secondo la legge, infatti [1], in caso di atti che causano pregiudizio al minore o che ostacolano il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente:

  • ammonire il genitore inadempiente;
  • disporre il risarcimento dei danni a favore dell’altro genitore;
  • condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro.

Sul lato penale, invece, secondo la Cassazione [2] il genitore che impedisce all’altro di far visita al proprio figlio commette il reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da 103 a 1.032 euro [3].

Il genitore a cui viene ostacolato il diritto di visita può sporgere querela alla Polizia o ai Carabinieri, manifestando loro l’impossibilità di vedere il proprio figlio a causa della condotta colpevole dell’ex.

Rapporto ostacolato con il padre: il figlio ha diritto al risarcimento?

Abbiamo detto che il genitore a cui viene ostacolato il diritto di visita può chiedere all’ex un risarcimento in una causa civile. Ma secondo il Tribunale di Mantova [4], la madre che si ostina ad ostacolare i rapporti del figlio con il padre può essere condannata a pagare un risarcimento direttamente al minore, oltre ad essere costretta a cambiare atteggiamento con l’ex e a non poter più utilizzare fotografie o video ritraenti il ragazzino.

Nel caso valutato dai giudici mantovani, il padre aveva chiesto il risarcimento all’ex moglie che aveva reso impossibili gli incontri tra lui e il figlio. Secondo il tribunale, un atteggiamento di questo tipo da parte della madre è in grado di causare al minore un danno da eccessivo attaccamento materno, evitabile soltanto inserendo nella vita del ragazzo l’altra figura genitoriale, cioè quella paterna.

Da qui la decisione di riconoscere il risarcimento del danno al figlio anziché all’ex marito mediante il versamento di una somma su un libretto di risparmio intestato al ragazzo.

Come provare gli ostacoli al diritto di visita al figlio?

Fin qui la parte, diciamo così, teorica che deve, però, essere dimostrata per superare gli ostacoli al diritto di visita, mantenere il rapporto padre-figlio e chiedere il risarcimento. Come provare tutto questo?

Il Tribunale di Pisa ha riconosciuto la possibilità di farlo attraverso le conversazioni via WhatsApp mantenute tra il figlio e il padre non collocatario.

Nel caso esaminato dai giudici toscani, ad inchiodare la madre sono state le chat in cui la figlia scriveva al padre che non intendeva rispettare il calendario degli incontri tra i due già programmati secondo quanto era stato deciso dal giudice. Insomma, di vedere il padre non ne voleva proprio sapere. Tant’è – aggiungeva la ragazzina – che da lì a un anno sarebbe diventata maggiorenne e avrebbe potuto decidere per conto suo.

Il sospetto dei giudici è che messaggi di quel calibro non solo siano stati «suggeriti» ma anche fomentati dalla madre. Per i consulenti sociopsicologici del Comune, tale ipotesi è molto più di un sospetto, data «l’inconsistenza dei messaggi». La donna, secondo la Corte pisana, dovrebbe invece fare il lavoro contrario, cioè cercare di insegnare alla figlia l’importanza di mantenere stretto il contatto con entrambi i genitori e che se il padre aveva il diritto di vederla, lei aveva il dovere di fare altrettanto. In ogni caso, aggiunge la sentenza, la semplice incompatibilità caratteriale non può consentire al figlio di allontanare il padre a tal punto.

Si rivelano, quindi, decisivi gli screenshot delle conversazioni su WhatsApp, che vengono considerati come prova per dimostrare gli ostacoli posti al diritto di visita del padre.


note

[1] Art. 709-ter cod. proc. civ.

[2] Cass., sent. n. 1564/2021.

[3] Art. 388 cod. pen.

[4] Trib. Mantova provvedimento del 25.05.2021.

[5] Trib. Pisa decreto del 18.10.2022.


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