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Sanzioni tributarie: gli eredi devono pagare?

21 Ottobre 2022 | Autore:
Sanzioni tributarie: gli eredi devono pagare?

Cosa rischiano gli eredi se il defunto non ha pagato tasse e cartelle esattoriali?

Se una persona, prima di morire, non ha pagato le tasse, dovranno farlo, al suo posto, gli eredi che decideranno di accettare l’eredità. Quasi sempre però, oltre al capitale non versato, ci sono anche le sanzioni: sanzioni appunto dovute proprio a causa del ritardo o dell’inosservanza delle scadenze tributarie. A questo punto si pone però l’interrogativo se, ed in quale misura, gli eredi siano responsabili anche per tali ulteriori somme. A stabilire se gli eredi devono pagare le sanzioni tributarie è stata più volte la Cassazione [1]. Sul punto occorre fare alcuni chiarimenti.

Come difendersi se il defunto non ha pagato le tasse?

Può succedere che, alla morte di una persona, ci si accorga dei numerosi debiti che questa ha lasciato con il fisco. A volte la richiesta di pagamento da parte dell’amministrazione tributaria è già stata formalizzata con la notifica di una o più cartelle esattoriali. In altri casi, invece, si tratta di inadempienze (ad esempio, l’omesso versamento dell’Irpef) non ancora accertate dall’ufficio delle imposte e che, verosimilmente, verranno contestate negli anni a venire. 

Ma chi accetta l’eredità subentra anche nei debiti del defunto, compresi quelli di natura fiscale. Per tutelarsi in anticipo ed evitare di vedersi pignorare il proprio patrimonio personale per colpa dei debiti lasciati dal familiare, ci sono diverse strade.

La prima di queste è la rinuncia all’eredità. Chi rinuncia all’eredità non risponde dei debiti del de cuius, ma nello stesso tempo perde anche ogni diritto sul relativo patrimonio, se esistente (ad esempio, la casa). Non perde però la pensione di reversibilità che gli viene riconosciuta anche in caso di mancata accettazione dell’eredità.

La seconda soluzione è quella di verificare prima l’entità dei debiti del defunto, presentando una richiesta di accesso agli atti tanto all’Agenzia delle Entrate quanto all’Agenzia Entrate Riscossione. In tal modo si potrà avere un quadro chiaro dei rischi patrimoniali che si corrono.

Quando la situazione non sia chiara anche all’esito di tali indagini, l’erede può tutelarsi attraverso la cosiddetta accettazione dell’eredità con beneficio di inventario. In questo modo, l’erede – che tuttavia dovrà fare l’inventario di tutti i beni caduti in successione – risponderà dei debiti del defunto solo nei limiti del valore di quanto ricevuto in eredità. Ad esempio, una persona che ottenga una quota del patrimonio del defunto di circa 40 mila euro pagherà i debiti da questi lasciati entro massimo tale tetto, benché l’ammontare complessivo sia superiore. Dunque, l’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario non determina di per sé sola il venir meno della responsabilità patrimoniale degli eredi: per questi sorge solo il diritto a non rispondere dei debiti per un valore superiore rispetto a quanto ricevuto con l’apertura della successione. 

Quali debiti non finiscono agli eredi?

Alcuni debiti non cadono in successione ossia non si trasferiscono mai agli eredi, benché questi accettino l’eredità. Si tratta dei debiti relativi a:

  • sanzioni amministrative o penali;
  • multe stradali;
  • pagamento di alimenti e assegno di mantenimento;
  • giochi o scommesse;
  • contratti personali (ad esempio la commissione di un quadro).

Sanzioni tributarie: si trasmettono agli eredi?

Le sanzioni tributarie rientrano nell’ambito delle sanzioni amministrative: pertanto non si trasmettono mai agli eredi. Ne sono un esempio le sanzioni per l’omesso versamento delle imposte (ad esempio l’Irpef, il bollo auto, l’Imu, ecc.), per le irregolarità fiscali (ad esempio l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, le fatture false, ecc.), per la mancata dichiarazione dei redditi (la dichiarazione infedele), ecc.

In tutti questi casi bisogna quindi distinguere due poste:

  • le imposte non versate dal defunto, costituendo il vero e proprio debito fiscale, si trasmettono agli eredi che accettano l’eredità (o l’accettano con beneficio di inventario);
  • le sanzioni invece non si trasmettono mai agli eredi.

Cosa deve fare quindi l’erede che si veda notificare una richiesta di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione? Dovrà chiedere uno sgravio parziale ossia la decurtazione, dal totale, delle somme dovute a titolo di sanzioni che, come anticipato, non sono da lui dovute. 

In generale, tutte le sanzioni non si trasferiscono agli eredi perché sono di carattere personale: gravano cioè sul responsabile della violazione. E ciò vale per qualsiasi tipo di sanzione, non solo quelle amministrative, ma anche quelle penali. Così se il defunto ha subito un procedimento penale per il reato di evasione fiscale, gli eredi saranno tenuti a versare al fisco solo le imposte da lui evase ma non anche le sanzioni. 

Come chiarito dalla Cassazione, il credito erariale nascente da una violazione delle leggi tributarie riferibile a persona fisica si estingue con la morte dell’autore della violazione. Anche l’accettazione con beneficio di inventario da parte degli eredi non preclude all’amministrazione finanziaria di accertare obbligazione tributaria del de cuius, fermo restando che la pretesa esecutiva dovrà essere compiuta tenendo conto, eventualmente, della limitata responsabilità degli eredi stessi.


note

[1] Cass. ord. n. 31013/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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