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Incidente: il risarcimento del terzo trasportato

21 Ottobre 2022 | Autore:
Incidente: il risarcimento del terzo trasportato

Quale compagnia deve versare la somma al passeggero che riporta un danno causato dal sinistro? Come funziona il massimale?

Chi viaggia come passeggero a bordo di un’auto ha il diritto di vedere risarcito il danno riportato in un eventuale sinistro. Ma in caso di incidente, il risarcimento del terzo trasportato chi lo paga? A chi deve rivolgersi la persona rimasta ferita o, nella più grave delle eventualità, cioè in caso di decesso del passeggero, i suoi eredi? E quanto spetta di risarcimento?

A tutte queste domande rispondono da una parte il Codice delle assicurazioni e, dall’altra, la giurisprudenza. La Corte di Cassazione, infatti, si è pronunciata diverse volte sul diritto al risarcimento del terzo trasportato e, in una recente sentenza, ha stabilito quando esiste la possibilità di chiedere l’intera somma del massimale minimo. Vediamo.

Risarcimento passeggero: cosa dice il Codice delle assicurazioni?

Partendo dal presupposto che il terzo trasportato ha sempre diritto al risarcimento del danno riportato in un incidente stradale, al di là dell’accertamento di quale conducente ne ha avuto colpa, l’articolo 141 del Codice delle assicurazioni sancisce che la lesione deve essere risarcita dalla compagnia del mezzo su cui si trovava il danneggiato al momento del sinistro entro il massimale.

Va ricordato che il massimale nella responsabilità civile è la cifra massima indennizzabile da parte dell’assicuratore in caso di sinistro. Se il danno supera questo importo, spetterà all’assicurato coprire la parte in eccesso.

Il terzo trasportato ha diritto ad ottenere il risarcimento del maggior danno eventuale dalla compagnia di assicurazione nel caso in cui il veicolo che ha causato il sinistro sia coperto per un massimale più elevato di quello minimo.

L’azione diretta per il risarcimento, dunque, deve essere avanzata all’impresa assicurativa dell’auto su cui viaggiava al momento dell’incidente. La compagnia che paga il risarcimento potrà rivalersi su quella di chi ha avuto la responsabilità accertata dell’incidente.

Per fare un esempio pratico, immaginiamo che Tizio viaggia come terzo trasportato a bordo della macchina di Caio e quest’ultimo si scontra con l’auto di Sempronio per una manovra sbagliata di quest’ultimo. A Sempronio, dunque, viene attribuita la responsabilità civile del sinistro. Tizio dovrà chiedere il risarcimento del danno alla compagnia assicurativa di Caio. Avrà diritto al riconoscimento del maggior danno se il veicolo di Sempronio è assicurato per un massimale più elevato rispetto a quello minimo. La compagnia di Caio, infine, potrà rivalersi su quella di Sempronio per il risarcimento pagato a Tizio.

Nel caso in cui venga accertato un concorso di colpa tra il conducente dell’auto sulla quale si trovava il passeggero e l’altro automobilista, secondo la Cassazione il terzo trasportato ha diritto all’integrale risarcimento e può chiederlo a sua scelta ad una o all’altra compagnia [1].

Il passeggero non sarà tenuto a dimostrare quale dei due conducenti aveva ragione ma, ai fini di ottenere il risarcimento, dovrà provare che il danno subìto è stato provocato dal sinistro.

Il caso fortuito e il diritto al risarcimento

L’azione diretta per ottenere il risarcimento non può essere avviata di fronte ad un incidente causato da caso fortuito. Come tale, la giurisprudenza ha sempre inteso quell’evento naturale, imprevedibile ed inevitabile non provocato da una condotta umana.

Tuttavia, recentemente la Cassazione [2] ha allargato questo concetto ritenendo caso fortuito alcuni fattori attribuibili a uno dei conducenti, come ad esempio il malore improvviso di uno degli automobilisti coinvolti nell’incidente, purché il soggetto non abbia avuto in passato delle avvisaglie che facessero presumere di potersi sentire male alla guida.

Quanto può chiedere di risarcimento il passeggero

Come anticipato, il terzo trasportato ha il diritto di ottenere come risarcimento del danno riportato in un incidente stradale l’intera somma del massimale minimo. Su questo punto è tornata di recente la Cassazione [3].

Nello specifico, la Suprema Corte ricorda che, se nel sinistro sono coinvolte diverse auto, il passeggero può chiedere il risarcimento del maggior danno alla compagnia di assicurazione del veicolo sul quale si trovava. Il che vuol dire – spiega la Cassazione – che se un trasportato riporta un danno superiore al massimale minimo, può fare richiesta all’assicurazione per ottenere l’importo massimo.

Gli Ermellini si sono occupati, nello specifico, di un sinistro tra una Fiat Punto e una Opel Tigra. L’assicurazione della Fiat aveva pagato ai trasportati, a titolo di massimale minimo ridotto, un risarcimento pari a 548mila euro, invece del massimale disponibile di 774 mila euro. Tale decurtazione era stata operata tenendo conto delle somme teoricamente spettanti ai soggetti dell’altra auto.

Secondo la Cassazione, questo ragionamento è sbagliato perché sul massimale di 774mila euro concorrevano solo i trasportati a bordo della Fiat Punto e non di entrambe le macchine coinvolte nel sinistro. Ogni riduzione del massimale ai danni dei passeggeri della Fiat, conclude la Suprema Corte, è da considerare come illegittima.


note

[1] Cass. ord. n. 16143/2019.

[2] Cass. sent. n. 8386/2020.

[3] Cass. sent. n. 30726/2022.


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