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Le Guide Come si determina l’assegno di divorzio?

Le Guide Pubblicato il 8 dicembre 2014

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Breve guida per determinare l’obbligo periodico del coniuge, legato all’inadeguatezza dei mezzi di sostentamento da parte del beneficiario.

 

La quantificazione dell’assegno di divorzio (anche detto “assegno divorzile”) presuppone, innanzitutto, lo scioglimento del matrimonio. Esso è concettualmente diverso dall’assegno di mantenimento, erogato durante la separazione. L’assegno divorzile, infatti, prescinde dagli obblighi di mantenimento e di alimenti, operanti nel regime di convivenza e di separazione.

Due sono le fasi attraverso le quali esso si determina.

Innanzitutto, il giudice verifica se il coniuge richiedente abbia diritto all’assegno. In particolare, il diritto scatta quando quest’ultimo versi in:

– una evidente inadeguatezza dei mezzi di sostentamento per conservare il tenore di vita goduto in costanza di convivenza matrimoniale

– oppure sia nell’impossibilità di procurarseli (il che presupporrebbe che, per esempio, la donna giovane di età possa avere diritto a un assegno decisamente più basso della donna più adulta).

Nella seconda fase, il giudice deve procedere alla quantificazione dell’assegno tenendo conto di alcuni criteri indicati dalla legge [1]. In particolare, bisogna considerare:

– le condizioni dei coniugi,

– le ragioni poste alla base della decisione della separazione e divorzio (eventuale addebito),

-il contributo personale ed economico dato da ciascuno dei due coniugi alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune,

– il reddito di entrambi,

– la durata del matrimonio (tale elemento rileva solo ai fini della quantificazione dell’assegno, ma non può portare alla totale negazione, anche nel caso di matrimonio di brevissima durata).

Valutati tali elementi il giudice dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno.

La sentenza di divorzio deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria. Il tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione.

Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di contenuto economico.

Non è dovuto l’assegno quando la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio finisca per risultare incompatibile con detti elementi di quantificazione.

Quali sono le conseguenze giuridiche, penali e civili, in merito al mancato pagamento dell’assegno divorzile?

Il mancato pagamento dell’assegno divorzile integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [2].

Viene riconosciuto al coniuge che ha subito il comportamento omissivo dell’obbligato il risarcimento del danno morale. Ne consegue la condanna al pagamento di una somma di denaro determinata in via equitativa a ristoro dell’ingiusta sofferenza patita.

 

Gli altri effetti conseguenti all’assegno divorzile

 

1. Pensione di reversibilità

In caso di morte dell’ex coniuge e in assenza di un coniuge superstite avente i requisiti per la pensione di reversibilità, il coniuge rispetto al quale vi è stata pronunciata sentenza di divorzio ha diritto, se non è passato a nuove nozze e sempre sia titolare di assegno divorzile, alla pensione di reversibilità.

Il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico deve essere anteriore alla sentenza di divorzio.

Il trattamento pensionistico non spetta al coniuge nei confronti del quale l’obbligo sia stato assolto in un’unica soluzione.

2. Diritto ad una quota del TFR

Il coniuge nei confronti del quale sia stata pronunciata sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio ha diritto, se non passato a nuove nozze e in quanto sia titolare di assegno divorzile, ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto dell’altro coniuge.

Egli ne ha diritto anche se l’indennità viene maturata dopo la sentenza.

3. Diritto ad un assegno a carico dell’eredità

A favore di colui al quale sia stato riconosciuto il diritto alla corresponsione periodica dell’assegno divorzile, il Tribunale, dopo il decesso dell’obbligato, può riconoscere un assegno periodico a carico dell’eredità.

Su accordo delle parti la corresponsione può avvenire in un’unica soluzione.

L’assegno a carico dell’eredità non spetta all’ex coniuge che abbia ricevuto l’indennità cosiddetta “una tantum“.

note

[1] Art. 5 L. 898/1970.

[2] Art. 570 cod. pend.

 

Autore immagine: 123rf com


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