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Quando è discriminatorio licenziare un lavoratore disabile

24 Ottobre 2022 | Autore:
Quando è discriminatorio licenziare un lavoratore disabile

Superamento del comporto, mancato repêchage, scarsa volontà di adattare ambienti e mansioni alle sue capacità: quando contestare il provvedimento.

Una persona con disabilità può rischiare, come qualsiasi altra, il posto di lavoro. Ma ci sono delle situazioni in cui allontanare da un’azienda chi ha un’invalidità civile può costare molto caro al datore: il suo gesto, infatti, potrebbe essere ritenuto non solo illegittimo, come tanti altri licenziamenti, ma anche motivo di discriminazione. Ma, secondo la legge e la giurisprudenza, quando è discriminatorio licenziare un lavoratore disabile?

In certi casi, come quello che riguarda il numero di assenze per malattia, tribunali hanno espresso nel tempo pareri anche discordi. In altri, invece, come per il ricollocamento del disabile in azienda a seconda delle sue condizioni fisiche, i punti di vista dei giudici coincidono di più. Vediamo.

Disabile licenziato per superamento del comporto

Partiamo da una delle più recenti sentenze che hanno a che fare con il licenziamento di un lavoratore disabile. Riguarda il controverso argomento che abbiamo appena citato, cioè il superamento del periodo di comporto, ossia del numero massimo di assenze per malattia che un dipendente può fare nell’arco di un anno.

Il pomo della discordia è proprio il concetto di parità di trattamento tra i lavoratori che hanno e che non hanno una disabilità. Ad esempio, i tribunali di Verona e di Mantova e la Corte d’appello di Genova [1] hanno in passato ritenuto che considerare lo stesso comporto per un dipendente disabile e per gli altri lavoratori può essere discriminatorio nei confronti dell’invalido, poiché si tratta di situazioni diverse «che meritano un trattamento differenziato».

Principio rafforzato dal tribunale veronese e dalla Corte d’appello di Genova, che parlano apertamente di «discriminazione indiretta» nei confronti del lavoratore disabile licenziato per il superamento di un comporto lungo quanto quello degli altri dipendenti. L’esclusione dal computo dei giorni di assenza per malattie collegate allo stato di handicap – scrivono i giudici liguri – non costituisce un carico eccessivo per il datore che ha a disposizione tutta una serie di misure e sostegni per poterlo sopportare, non ultimo quello di controllare in modo costante l’idoneità alla mansione del lavoratore.

Di parere diametralmente opposto quanto espresso in una recente sentenza dal Tribunale di Lodi [2]: i giorni di malattia – si legge – riconducibili allo stato di invalidità sono computabili nel comporto e non c’è alcuna forma di discriminazione indiretta in caso di licenziamento per il superamento di tale periodo. Ai fini del trattamento delle assenze per malattia, spiegano i giudici lombardi, non è giustificabile alcuna distinzione tra i lavoratori con handicap e gli altri, posto che la disabilità è una condizione neutra rispetto all’insorgenza di uno stato di malattia che inibisca la prestazione lavorativa.

Questa importante sentenza richiama il Codice civile laddove stabilisce che il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro in caso di malattia per un periodo massimo di tempo [3] ma – sottolinea il tribunale – senza fare alcuna distinzione tra la malattia legata alla disabilità e quella delle altre categorie di lavoratori.

Disabile licenziato perché non ha posto nell’azienda

Altro motivo per cui può essere discriminatorio licenziare un lavoratore disabile è il rifiuto da parte del datore di affidare al dipendente delle mansioni consone con le sue condizioni fisiche. È quello che la Convenzione dell’Onu del 13 dicembre 2006 chiama «accomodamenti ragionevoli» della prestazione del lavoratore con disabilità.

Il Tribunale di Firenze [4] ha spiegato che è discriminatorio il licenziamento del disabile quando l’azienda non vuole attuare delle modifiche e degli adattamenti necessari ed appropriati alla prestazione del lavoro da parte della persona con disabilità che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo.

In altre parole, il datore deve mettere il disabile nelle condizioni di svolgere la sua attività lavorativa per assicurargli «il godimento del suo esercizio sulla base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali». Non farlo e, per di più, pensare al licenziamento sarebbe, secondo i giudici toscani, un atto discriminatorio che attenta – come si legge nella Convenzione delle Nazioni Unite, alla partecipazione dei disabili «nella sfera civile, politica, economica, sociale e culturale, con pari opportunità».

Licenziamento per disabilità insorta durante una malattia

Il più recente pronunciamento sul carattere discriminatorio del licenziamento di un lavoratore disabile arriva dalla Cassazione [5]. La Suprema Corte ritiene tale l’allontanamento del dipendente diventato disabile a causa di una patologia proprio quando l’azienda stava per attuare una riorganizzazione del proprio assetto ed il posto del lavoratore veniva soppresso.

Non è sufficiente, come aveva già avuto modo di sentenziare la Cassazione [6] che il titolare dell’impresa dimostri l’impossibilità del repêchage per assenza di posizioni disponibili: il rispetto del principio di parità di trattamento delle persone con disabilità impone di adottare ogni misura ragionevolmente consentita all’impresa, sul piano organizzativo e finanziario, per evitare il licenziamento.

Tale ragionevolezza, concludono gli Ermellini, comporta la ricerca di un equilibrio tra l’interesse del lavoratore con handicap alla conservazione del posto di lavoro e quello del datore a garantirsi una prestazione utile per l’attività di impresa.


note

[1] Trib. Mantova sent. n. 126/2021, Corte app. Genova sent. n. 211/2021 del 2107/2021 e Trib. Verona sent. del 21.03.2021.

[2] Trib. Lodi sent. n. 19/2022 del 12.09.2022.

[3] Art. 2110 cod. civ.

[4] Trib. Firenze sent. n. 150/2020 de 20.02.2020.

[5] Cass. ord. n. 30971/2022 del 20.10.2022.

[6] Cass. sent. n. 6497/2021 del 09.03.2021

Autore immagine: canva.com/


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