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Cause addebito separazione

25 Ottobre 2022 | Autore:
Cause addebito separazione

Quali sono i motivi per ottenere l’addebito: dal tradimento alla violenza in un solo episodio.

Svariate possono essere le cause di addebito per la separazione: dal tradimento alle violenze, dal disinteresse per il coniuge alla violazione della sua riservatezza, dalla lesione della reputazione al depauperamento del patrimonio familiare. Vediamo quali sono le conseguenze dell’addebito e da cosa questo può essere determinato. 

Cos’è l’addebito?

Ciascun coniuge può, in qualsiasi momento, rivolgersi al tribunale e chiedere la separazione dall’altro coniuge, deducendo la sopravvenuta intollerabilità della vita comune. Non è necessario fornire prova dei motivi che hanno determinato la cessazione dell’unione; sicché basta la semplice istanza al giudice. Sarebbe ad esempio sufficiente far rilevare il venir meno dell’amore, dello spirito di solidarietà, dell’intesa che in una coppia dovrebbero sempre esserci. 

Quanto tuttavia la cessazione della convivenza trova causa in una condotta contraria ai doveri del matrimonio da parte di uno dei due coniugi, il giudice, su richiesta dell’altro, dichiara con la sentenza di separazione il cosiddetto addebito. L’«addebito» non è altro che l’accertamento delle colpe che hanno determinato la crisi coniugale. 

Quali possono essere i motivi di addebito?

Se non amare più il proprio coniuge non è considerato una colpa, così come non lo è il fatto di non andare più d’accordo, invece lo sono il tradimento, l’abbandono della casa coniugale senza una valida ragione, le violenze fisiche e morali a carico del coniuge, la violazione del dovere di reciproca assistenza morale e materiale, la mancata contribuzione ai bisogni della famiglia secondo le rispettive capacità economiche. Il depauperamento del patrimonio familiare, tipico di chi ad esempio spende in modo compulsivo o gioca alle scommesse, è considerato causa di separazione. 

Quanto al tradimento, si considera tale non solo quello fisico ma anche virtuale: la scoperta di una chat o una corrispondenza telematica con un’altra persona può essere considerato tradimento nella misura in cui manifesti un coinvolgimento fisico o sentimentale, senza bisogno della prova di una concreta e materiale relazione. Il semplice fatto di atteggiarsi in pubblico in modo tale da far presumere di avere una relazione con un’altra persona (si pensi al marito che vada in giro con la segretaria assumendo atteggiamenti equivoci) è un comportamento che lede la reputazione del coniuge e quindi determina addebito. 

Questi sono i doveri del matrimonio sanciti dal codice civile, la cui violazione comporta appunto l’addebito ossia l’imputazione di responsabilità per la fine dell’unione coniugale. Ma non si tratta di un numero chiuso: secondo la giurisprudenza, l’addebito può essere determinato da qualsiasi altra lesione di diritti fondamentali della persona garantiti dall’ordinamento e, in particolare, dalla Costituzione. Sicché comportano l’addebito anche la violazione della privacy, le condotte prevaricatrici, la sopraffazione, nonché la reiterata divulgazione di notizie false, di carattere diffamatorio, sul conto del coniuge.

Addirittura, secondo un recente orientamento, anche l’astinenza dai rapporti fisici, se non motivata da valide ragioni, è considerabile causa di addebito. 

Come comporta l’addebito?

Se il giudice dichiara l’addebito a carico di uno dei due coniugi, questi perde due diritti: quello di poter richiedere all’ex coniuge il mantenimento e quello di aver diritto alla quota di legittima in caso di suo decesso. 

Non è previsto, insieme all’addebito, un risarcimento del danno, a meno che la vittima non dimostri di aver subìto un pregiudizio ai diritti di natura costituzionale come l’onore, la reputazione, l’integrità fisica e morale. Ad esempio, il tradimento non dà diritto al risarcimento a meno che non si manifesti pubblicamente tanto da ledere l’immagine del coniuge. Le violenze danno luogo a risarcimento in quanto comportano sempre una lesione psichica o fisica, diritti questi tutelati sempre dal nostro ordinamento.

In una separazione senza addebito, il riconoscimento del diritto al mantenimento segue le regole ordinarie: sicché il coniuge privo di mezzi economici sufficienti a sostenere una vita decorosa, ha diritto all’assegno mensile da parte dell’ex (anche se questi non ha violato i doveri del matrimonio) solo dando prova di non essere autosufficiente e che tale incapacità non dipende da un proprio comportamento colpevole. Ad esempio non ha diritto al mantenimento chi, ancora giovane e in salute, non si dia animo di cercare un’occupazione. 

Addebito: un equivoco frequente

Come anticipato sopra, quando la separazione viene causata da una condotta contraria ai doveri del matrimonio da parte di uno dei due coniugi, il giudice, su richiesta dell’altro, emette, insieme alla sentenza, la dichiarazione di addebito, determinando a carico di questi la perdita del diritto al mantenimento e all’eventuale successione.

Si tenga tuttavia conto che, in una coppia ove il marito, titolare del reddito più alto, violi i doveri del matrimonio, l’addebito non potrebbe comportare per la moglie vantaggi economici superiori rispetto a un’ipotesi in cui non venga dichiarato l’addebito: i presupposti per ottenere il mantenimento, infatti, prescindono dall’esistenza dell’addebito. Sicché, se la donna non darà prova di non potersi mantenere da sola e di non aver colpa di ciò, anche dinanzi a un marito colpevole per la fine del matrimonio il giudice non potrà riconoscerle il mantenimento mensile. Questo è un errore tipicamente compiuto da molte donne: il ritenere cioè che, con l’addebito, si possa ottenere il mantenimento indipendentemente da qualsiasi altra prova. Si tratta invece di due cose distinte. L’addebito, come anticipato, potrebbe tutt’al più giustificare un risarcimento laddove vi sia stato un danno e questo derivi dalla lesione di un diritto costituzionale come nel caso di marito violento.

Quindi, per esempio, ben potrebbe essere che, dinanzi a un marito fedifrago la donna con una propria indipendenza economica non ottenga il mantenimento. E potrebbe succedere che dinanzi a un marito fedele, la moglie disoccupata si veda riconoscere il mantenimento.

Come ottenere l’addebito

Per ottenere l’addebito a carico del coniuge non basta dimostrare il comportamento colpevole di questi ma è necessario dimostrare anche che tale fatto sia stato l’unica ed esclusiva causa determinante per la fine del matrimonio. Così, se un tradimento è solo l’effetto di una situazione di crisi già verificatasi in precedenza e per ragioni diverse, esso non determina l’addebito. Si pensi al coniuge che tradisce l’altro perché questi è andato via di casa o perché è violento: in tal caso il coniuge fedifrago non subisce l’addebito che invece verrà riconosciuto in capo all’altro. 

Insomma, ai fini dell’addebito non conta solo la violazione dei doveri del matrimonio ma anche l’accertamento del rapporto di causa-effetto tra questi e la sopravvenuta intollerabilità della convivenza. E di ciò chiaramente deve dare prova il coniuge che chiede l’addebito. La giurisprudenza afferma, in definitiva, che il nesso di causalità tra la violazione dei doveri matrimoniali deve aver causato l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Addebito per marito violento

Quando la legge punisce la violenza ai danni della donna si riferisce tanto a quella fisica quanto a quella morale. All’interno del matrimonio o della convivenza, se tale condotta viene reiterata, si passa dal semplice reato di lesioni a quello più grave di maltrattamenti familiari. Ma, al di là dell’eventuale querela che la vittima può sporgere entro 12 mesi dall’ultimo episodio, quali sono le conseguenze della violenza sulla moglie per il matrimonio? Alcuni chiarimenti, tratti da recenti pronunce giurisprudenziali, possono aiutare a chiarire meglio la quesitone. 

In tema di separazione personale dei coniugi, l’aggressione dei diritti fondamentali della persona, quale l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge costituisce grave violazione dei doveri coniugali, ed in particolare del dovere di rispetto dell’altra persona. La violenza perpetrata nei riguardi dell’altro coniuge è sempre intollerabile e mai giustificata; essa consente di ritenere già a monte provato il nesso causale tra la violazione del dovere coniugale di assistenza e solidarietà tra i coniugi, costituendo quindi, causa di addebito della separazione.

In buona sostanza, chi dimostra di essere stato vittima di violenza non deve anche fornire la prova che sia stato effettivamente tale comportamento ad aver determinato la crisi del matrimonio: ciò è già presunto.

Violano l’obbligo di assistenza e collaborazione, costituendo motivo di addebito, le aggressioni all’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge.

La lesione dei diritti fondamentali della persona, concretizzatasi in violenze fisiche e morali, inflitte da un coniuge all’altro, anche in un unico episodio, costituisce violazione talmente grave dei doveri coniugali da ritenere provato, di per sé, il nesso causale tra la violazione del dovere coniugale di assistenza e l’intollerabilità della convivenza, costituendo quindi causa di addebito della separazione.

Si tratta di condotte che aggrediscono beni e diritti fondamentali della persona e superano la soglia di solidarietà e di rispetto necessaria e doverosa per la personalità del coniuge. 


note

[1] Trib. Ravenna, sent. del 24.03.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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