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Pensioni, Quota 41: cos’è l’opzione su cui punta la Lega

24 Ottobre 2022 | Autore:
Pensioni, Quota 41: cos’è l’opzione su cui punta la Lega

Il Governo sta valutando il da farsi sulle pensioni e la Lega continua a spingere su «Quota 104», che piace ai sindacati ma meno alle finanze dello Stato.

Tra le molte decisioni che il nuovo Governo dovrà prendere, quella inerente alle pensioni non è più rimandabile, considerato che se non viene preso alcun provvedimento con l’anno prossimo scatterà nuovamente l’applicazione della Legge Fornero.

Tra i dossier urgenti di cui l’Esecutivo di Meloni deve occuparsi ci sono, oltre alla questione pensioni, anche quella delle bollette e la manovra di bilancio. La Lega continua a spingere con l’ipotesi di «Quota 41», ma le strade percorribili sono ancora molteplici. Al momento sembra che tra le opzioni più quotate ci sia quella di un’operazione a più tappe che vene nel 2023 Quota 41 associata a un requisito anagrafico minimo di 61 o 62 anni, con la probabile possibilità per alcune categorie di lavoratori di essere esentate da questo requisito. Nell’ipotesi che si sta valutando il secondo scalino della riforma pensionistica potrebbe essere quello di eliminare il vincolo d’età, lasciato solo quello di un possibile pensionamento anticipato con 41 anni di versamenti.

Il succo della questione, naturalmente, sta nelle disponibilità di spesa pubblica: secondo le stime ufficiose sarebbero disponibili tra i 600 e gli 950 milioni. Per quanto riguarda Opzione donna e Ape sociale, di cui si parla meno solamente perché sono dati per scontato, la voce pensionistica arriverebbe al miliardo nella prossima manovra, potendo persino restare sotto a questa soglia.

Poter andare in pensioni a 61 o 62 anni, comunque, resta un’ipotesi che appare lontana. Ad essere particolarmente scettico, tra i tanti, Gianni Geroldi, economista, docente di Economia della previdenza e dei sistemi pensionistici presso l’Università Cattolica di Piacenza, ex direttore generale per le politiche previdenziali del ministero del Lavoro, consulente di vari ministri del Lavoro ed è membro del Social protection committee (Comitato consultivo per le politiche sociali dell’Unione europea). «In pensione solo con 41 anni di contributi senza limite di età? Costa troppo: l’Inps sta facendo dei conti e li fa bene. Meglio se si fissa un paletto di uscita dal lavoro a 63 anni» ha detto Geroldi all’Adnkronos/Labitalia.

Un’ipotesi più realistica, dice l’esperto, potrebbe essere «sì di lasciare Quota 41, ma abbinando una soglia di età limite che potrebbe essere 63 anni». «Arrivare cioè alla quota 104, ossia 2 punti in più dell’attuale 102, che permette di andare in pensione a 64 anni con un’anzianità contributiva minima di 38 anni. E allora qualcuno dice proroghiamo quota 102 e amen. Ma, anche in questo caso, bisognerà comunque capire se si manterrà fisso uno dei due parametri, o l’età o i contributi, perché, una volta, le quote potevano essere raggiunte indifferentemente dalle due componenti. Ora, siccome i soldi sono pochi, si mettono degli sbarramenti all’età anagrafica», osserva Geroldi.

La ‘Quota 41’ sembra piacere anche ai sindacati. «Il segretario della Cgil Maurizio Landini ha spiegato che quota 41 gli andrebbe bene -dice Geroldi- e poi si può discutere l’età. È un ragionamento che abbiamo già fatto col primo governo Conte, due anni fa, quando avevamo fatto un gruppo di lavoro sulla previdenza: si sapeva che grosso modo la quota su cui si poteva discutere era 41 anni di contribuzione e 63 anni di età. Il governo puntava a 64 e il sindacato a 62». Posizione che i sindacati hanno tenuto e ribadito anche con il governo Draghi. Ma che a Geroldi sembra abbastanza utopica.

Comunque, sia Quota 41 sia Opzione Uomo (altra ipotesi allo studio), osserva Geroldi, «non toccano per niente o toccano solo molto parzialmente le due principali criticità del sistema pensionistico».

Geroldi dettaglia: «Mancano alcune cose a completare il sistema pensionistico, che sono essenzialmente due:

  • la flessibilità, che riguarda soprattutto chi ha difficoltà a mantenere oltre certe soglie di età l’occupazione,
  • la questione di chi ha carriere molto fragili che non gli consentono di avere pensioni adeguate.

E questo è un tema che rimanda alle cosiddette «pensioni di garanzia», consentire insomma a chi ha poco accumulo per raggiungere una buona pensione, la possibilità di integrare l’accumulazione o nell’arco della vita finale o nella fase finale della carriera, anche perché le pensioni minime con il sistema contributivo non esistono più».



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