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Infiltrazioni d’acqua: come discolparsi?

29 Ottobre 2022
Infiltrazioni d’acqua: come discolparsi?

La mia lavatrice si è ribaltata durante la centrifuga, allagando il pavimento e causando infiltrazioni al piano di sotto. Ritengo di non essere responsabile in quanto l’elettrodomestico è collocato su un rialzo, in una posizione precaria resa obbligatoria dalla presenza degli attacchi di alimentazione dell’acqua. Non ritengo quindi sia colpa mia se la lavatrice si è rovesciata, bensì del precedente proprietario, responsabile della collocazione obbligatoria dell’elettrodomestico. Ho ragione?

Secondo l’art. 2051 del Codice civile, “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”. Si tratta di una forma di responsabilità oggettiva, in quanto opera a prescindere da un’effettiva colpevolezza del custode, cioè di colui che avrebbe dovuto vigilare sul bene che ha poi causato il danno. L’unico modo per andare esente da tale responsabilità è quella di provare il verificarsi di un “caso fortuito”, cioè di un evento assolutamente imprevedibile, eccezionale e inevitabile a cui è, di fatto, imputabile il danno.

In genere, nel caso fortuito rientrano le calamità che non dipendono dall’uomo, come ad esempio una violenta tromba d’aria, un’alluvione, un terremoto, ecc.

Al ricorrere del caso fortuito, il custode può andare esente da responsabilità e sottrarsi all’obbligo di pagare i danni.

La legge parla di “custode” perché la responsabilità incombe su chi, nel momento in cui si è verificato il danno, aveva la disponibilità del bene che l’ha causato, cioè aveva la possibilità di intervenire per evitare il pregiudizio.

Ad esempio, chi guida l’auto presa in prestito da qualcun altro risponde dei danni che il veicolo, parcheggiato in salita senza freno a mano, dovesse aver causato schiantandosi contro una vetrina, in quanto in quel momento chi aveva preso in prestito l’auto era il custode.

Lo stesso dicasi per chi porta a passeggio il cane di un amico: se il quadrupede dovesse mordere qualcuno, a risponderne sarebbe chi, in quel preciso momento, aveva il dovere di vigilare sull’animale.

Fatte queste doverose premesse, purtroppo nel caso di specie non sembrano ricorrere le condizioni per invocare il caso fortuito che libererebbe dalla propria responsabilità il “custode” dell’elettrodomestico: la lavatrice è infatti nella piena disponibilità del suo proprietario e la perdita d’acqua non è nemmeno imputabile a un difetto imponderabile del bene.

Si riporta di seguito uno stralcio di una sentenza della Corte di Cassazione che si adegua in modo particolare al caso di specie: “In tema di danni da cose in custodia, ai fini della configurabilità della responsabilità ex art. 2051 cod. civ. è sufficiente la sussistenza del rapporto di custodia con la cosa che ha dato luogo all’evento lesivo, rapporto che postula l’effettivo potere sulla cosa, e cioè la disponibilità giuridica e materiale della stessa che comporti il potere — dovere di intervento su di essa, e che compete al proprietario o anche al possessore o detentore. Pertanto, la locazione di immobile, la quale determina in linea di principio il trasferimento al conduttore della disponibilità della cosa locata e delle sue pertinenze, comporta l’obbligo di custodia del bene locato in capo al conduttore stesso, dal quale discende altresì la responsabilità a suo carico — e, ove la custodia finisca per fare capo a più soggetti a pari titolo, o a titoli diversi, che importino l’attuale coesistenza di poteri di gestione e di ingerenza sul bene, la responsabilità in via solidale a carico di tutti — ex art. 2051 cod. civ. per i danni arrecati a terzi dalle parti ed accessori del bene locato, rimanendo, invece, in capo al proprietario la responsabilità dei danni arrecati a terzi dalle strutture murarie e dagli impianti in esse conglobati, delle quali conserva la disponibilità giuridica, e, quindi, la custodia” (Cass. 2422 del 9 febbraio 2004).

Nel caso analizzato dalla Suprema Corte, il giudice aveva condannato in solido la comodataria di un appartamento e la conduttrice dello stesso (la quale ne aveva mantenuto il possesso, disponendo, tra l’altro, delle chiavi del medesimo) al risarcimento dei danni provocati al locale sottostante per effetto di un allagamento causato da un guasto della lavatrice in uso alla comodataria, mantenuta in funzione in assenza della stessa.

La sentenza appena menzionata consente di rispondere anche al secondo quesito, inerente alla presunta corresponsabilità del proprietario. Come si evince dalla suddetta pronuncia, la responsabilità può essere imputata (eventualmente, anche in solido) solamente in capo ai soggetti che avevano l’effettivo controllo del bene che ha causato il danno (la sentenza parla di “coesistenza di poteri di gestione e di ingerenza sul bene”).

Nel caso di specie, però, non sussiste un potere di intervento del proprietario dell’appartamento sul funzionamento dell’elettrodomestico, il quale era nell’esclusiva disponibilità del conduttore dell’immobile, unico soggetto ad avere la disponibilità del detto bene.

Tanto si evince anche da copiosa giurisprudenza. Ad esempio, il tribunale di Milano, con la sentenza numero 10697/2004, ha sancito l’esclusiva responsabilità dell’inquilino per i danni conseguiti alla tracimazione dell’acqua dalla vasca da bagno dell’appartamento da lui abitato.

Anche nell’ipotesi di rottura del flessibile esterno, la Corte di Cassazione (sentenza n. 21788/2015) ha stabilito che “il conduttore è sempre responsabile del danno causato da infiltrazioni d’acqua a seguito della rottura di un tubo flessibile esterno all’impianto idrico e sostituibile senza necessità di intervento implicante demolizioni perché tale oggetto non può essere qualificato come componente dell’impianto idrico interno”.

La medesima sentenza ha quindi ricordato che “il proprietario dell’immobile locato, conservando la disponibilità giuridica e, quindi, la custodia delle strutture murarie e degli impianti in esse conglobati, è responsabile in via esclusiva, ai sensi degli artt. 2051 e 2053 c.c., dei danni arrecati a terzi da tali strutture e impianti; grava, invece, sul solo conduttore la responsabilità, ai sensi dell’art. 2051 c.c., per i danni arrecati a terzi dagli accessori e dalle altre parti del bene locato, di cui il predetto acquista la disponibilità, con facoltà ed obbligo di intervenire onde evitare pregiudizi ad altri”.

In definitiva, dovrà purtroppo essere il conduttore a pagare per i danni da infiltrazioni.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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