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Negoziazione assistita anche per le cause di lavoro

11 Febbraio 2016
Negoziazione assistita anche per le cause di lavoro

Il datore di lavoro potrà concordare le condizioni con il lavoratore presso lo studio degli avvocati, proprio come avviene in materia di separazione e divorzio.

Torna la negoziazione assistita anche per le cause tra datore di lavoro e dipendente: quello che era l’iniziale assetto della legge, poi stralciato in sede di definitiva approvazione della riforma della Giustizia del 2014 [1], ritorna oggi con un emendamento al disegno di legge sulla procedura civile (l’ennesimo!). Le controversie tra aziende e lavoratori potranno essere definite non più solo in sede sindacale o in tribunale, ma anche allo studio dei rispettivi avvocati, con un accordo conciliativo che diventa titolo esecutivo e che eviterebbe così un lungo e costoso contenzioso per le parti. Proprio come già avviene per le separazioni e divorzi.

Se fino ad oggi, per rendere tali accordi inoppugnabili, le rinunce e le transazioni del lavoratore avevano bisogno della convalida dell’accordo da parte dei sindacati o della DTL (l’accordo, cioè, doveva essere firmato presso una delle cosiddette “sedi protette” quali le direzioni territoriali del lavoro, le sedi individuate dai contratti collettivi o le commissioni di certificazione), oggi questo “monopolio” potrebbe cessare.

La proposta firmata dai relatori ha già incassato il consenso del governo. Nel dettaglio l’emendamento prevede che la procedura di accordo tra avvocati delle parti diventi applicabile anche per le controversie in materia di lavoro [2]. In particolare, si stabilisce che la stessa negoziazione assistita potrà essere curata da avvocati specialisti.

In ogni caso, è sempre consentita la marcia indietro: le parti entro il termine di trenta giorni potranno rivolgersi al giudice e revocare il proprio consenso.

Fin troppo scontata la reazione dei sindacati, i quali denunciando un aumento dei costi a carico dei lavoratori: l’emendamento – dicono le confederazioni – di fatto intende cancellare il ruolo delle parti sociali nelle controversie di lavoro. “Per questo chiediamo alla commissione Giustizia di respingere questo emendamento perché lesivo delle prerogative delle parti sociali e dei diritti dei lavoratori”.

“Attualmente – spiegano Baseotto, Ventura e Bombardieri – le procedure conciliative sono già possibili, senza costi per imprese e lavoratori, e raggiungono l’obiettivo di garantire che ogni soggetto possa essere adeguatamente tutelato da eventuali “patti leonini” che ledano i diritti individuali dei contraenti”. “Questa procedura garantista di conciliazione assistita – concludono i tre segretari – ha funzionato bene in questi anni e non si capisce per quale motivo si intenda ora intervenire con una nuova regolazione giuridica, se non per effetto di pressioni di lobby interessate. Tra l’altro con l’emendamento in discussione presso la seconda commissione di Giustizia della Camera si fa riferimento a una categoria non meglio precisata di avvocati “specializzati” in controversie di lavoro che non ci risulta esista in alcuna classificazione ordinamentale”.

La delega sulla procedura civile sta comunque diventando un’occasione per modificare norme chiave del processo del lavoro sia pure nel medio periodo. Pochi giorni fa è stata approvato un altro emendamento che sopprime definitivamente il rito Fornero per le controversie in materia di licenziamento.


note

[1] DL 134/2014, art. 7.

[2] artt. 409 e ss. cod. proc. civ.


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