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Incidente: cosa dimostra il danno ai fini del risarcimento?

25 Ottobre 2022 | Autore:
Incidente: cosa dimostra il danno ai fini del risarcimento?

Ha più valore il verbale del Pronto soccorso o la testimonianza di chi ha assistito al sinistro? La parola alla Cassazione.

Purtroppo, non manca mai chi cerca di ottenere il più possibile dall’assicurazione, anche barando, quando è rimasto vittima di un sinistro stradale e ha riportato delle ferite meritevoli di indennizzo. «Purtroppo», appunto, perché ormai pretendere solo quello che spetta senza speculazioni sembra sia diventato roba da «sciocchi» idealisti. Ecco perché le regole per riconoscere un risarcimento sono diventate più severe e vengono richieste delle prove inconfutabili. Quindi, in caso di incidente, cosa dimostra il danno ai fini del risarcimento?

Si potrebbe pensare che «la prova regina» sia quella del testimone che ha visto tutto ed ha riferito la sua versione dei fatti. Eppure, non è così. O, almeno, non sempre è così. Una recente ordinanza della Cassazione ha identificato un altro tipo di prova che può superare quella del testimone oculare quando si tratta di stabilire il danno fisico riportato nell’incidente. Vediamo quale.

Incidente con lesioni: come viene risarcito?

In caso di incidente stradale, chi riporta delle ferite ha diritto a chiedere il risarcimento del danno, a meno che abbia fatto tutto da solo e non abbia una polizza kasko a copertura di qualsiasi eventualità. Si tratta del cosiddetto danno non patrimoniale che viene riconosciuto ai passeggeri delle auto e al conducente che non ha avuto la colpa del sinistro. In caso di concorso di colpa, ogni automobilista rimborsa l’altro in base alla percentuale di responsabilità attribuita.

Per chiedere il risarcimento del danno è necessario denunciare l’incidente alla propria compagnia assicurativa entro tre giorni dalla data dell’incidente. Se viene superato questo termine, non ci sarà alcun diritto all’indennizzo, a meno che venga riconosciuta una causa di forza maggiore, cioè la concreta impossibilità di comunicare l’avvenuto sinistro entro la citata scadenza.

Nella denuncia, è necessario indicare ora e luogo dell’incidente, soggetti coinvolti e loro veicoli, dinamica del sinistro, danni ai veicoli e danni fisici alle persone. Se ci sono dei testimoni, occorre indicare i loro nominativi.

L’azione diretta per ottenere il risarcimento non può essere avviata se l’incidente è stato causato da caso fortuito. Come tale, la giurisprudenza ha sempre inteso quell’evento naturale, imprevedibile ed inevitabile non provocato da una condotta umana, oppure un malore del conducente, anch’esso imprevedibile e inevitabile.

Incidente: chi dimostra l’entità delle lesioni?

Poniamo il caso del passeggero di un’auto coinvolta in un incidente stradale che riporta delle lesioni. Dei testimoni che hanno assistito alla scena parlano di averlo visto in condizioni serie, con ferite e sangue dappertutto. Trasportato in ambulanza al Pronto soccorso, il personale del reparto lo visita, lo medica e redige il relativo verbale. Dal quale, però, la situazione viene decisamente ridimensionata. Quale delle due versioni ha maggiore peso per l’assicurazione? Cosa dimostra il danno ai fini del risarcimento? Il racconto dei testimoni oculari o il verbale del Pronto soccorso?

Per quanto possa stupire qualcuno, un referto medico vale più di una testimonianza diretta, anzi: può anche essere in grado di smentirla. Così ha stabilito la Cassazione in una recente ordinanza [1].

La Suprema Corte premette che spetta al giudice di merito decidere sulla questione in base al peso delle testimonianze depositate. Ma precisa anche che il referto di un medico del Pronto soccorso, firmato in qualità di pubblico ufficiale, fa fede come prova legale anche se contraddice in parte quello che è stato dichiarato da chi ha assistito al sinistro.

Il caso che ha impegnato la Cassazione riguardava la domanda di risarcimento alla compagnia assicurativa presentata da una persona rimasta ferita in un incidente ed assistita sul posto da alcuni passanti. I testimoni avevano dichiarato di aver aiutato lui ed altri danneggiati ad uscire dall’abitacolo e di essersi offerti di chiamare il 118. Avevano anche riferito che il ricorrente perdeva sangue dal volto.

La loro versione dei fatti, però, è stata smentita dal verbale del Pronto soccorso, secondo il quale c’erano sì dei traumi facciali ed un trauma cranico minore ma non era stata riscontrata alcuna ferita aperta da cui potesse fuoriuscire del sangue. La testimonianza, pertanto, è stata riconosciuta inattendibile ed è stato dato maggior peso a quanto firmato dal personale sanitario del reparto di emergenza.

La Cassazione, dunque, ha sancito che un verbale di Pronto soccorso fa fede della provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha redatto e firmato e delle dichiarazioni che il medico ha reso, anche se non è efficace sui fatti non citati nel documento.

Tutto ciò significa che in caso di versioni contraddittorie sulle ferite riportate da una persona incidentata ai fini del risarcimento, il valore del verbale medico ha maggior peso di quello del racconto dei testimoni oculari.


note

[1] Cass. ord. del 24.10.2022.

Cass. civ., sez. VI-3, ord., 21 ottobre 2022, n. 31107

Presidente Marini – Relatore Corbetta

Rilevato che:

con sentenza resa in data 21/1/2021 (n. 117/2021), la Corte d’appello di Firenze ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha accolto la domanda proposta dalla (omissis) s.p.a. per la condanna di O.A. al rimborso, in sede di rivalsa, delle somme corrisposte dalla compagnia assicuratrice a terzi a titolo di risarcimento danni in relazione a un sinistro stradale provocato da B.N. , dante causa dell’O. ;

con tale pronuncia, per quel che rileva in questa sede, la corte territoriale ha contestualmente disatteso l’eccezione di prescrizione sollevata dall’O. , rilevando come detta prescrizione fosse stata interrotta, da parte di (omissis) Assicurazioni s.p.a., con la trasmissione alla B. di un atto di messa in mora presso un indirizzo contenuto nel rapporto redatto dalla polizia municipale in occasione del sinistro stradale dalla stessa provocato e, dunque, attestato con efficacia di piena prova ai sensi dell’art. 2700 c.c.;

avverso la sentenza d’appello, O.A. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;

la (omissis) Assicurazioni s.p.a. resiste con controricorso;

a seguito della fissazione della Camera di consiglio, la causa è stata trattenuta in decisione all’odierna adunanza camerale, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.;

(omissis) Assicurazioni s.p.a. e O.A. hanno depositato memoria.

Considerato che:

con l’unico motivo d’impugnazione proposto, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione e falsa applicazione degli artt. 2699,2700 e 2943 c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto che l’indirizzo indicato nel rapporto della polizia municipale dal quale (omissis) s.p.a. aveva tratto informazioni ai fini della comunicazione dell’atto di messa in mora alla B. potesse ritenersi pienamente comprovato fino a querela di falso, non potendo ritenersi, tali informazioni, riconducibili all’ambito dei fatti dotati di fede privilegiata, ai sensi dell’art. 2700 c.c.;

in particolare, tale indirizzo, in quanto totalmente erroneo e in nessun modo riconducibile alla persona della B. (così come comprovato dalla certificazione storica comunale prodotta in giudizio), era valso a rendere del tutto inefficace l’atto di messa in mora inoltrato dalla (omissis) Assicurazioni s.p.a., con la conseguente attestazione dell’intervenuta prescrizione della pretesa creditoria avanzata dalla compagnia assicuratrice nei confronti dell’O. ;

il motivo è manifestamente fondato;

osserva il Collegio come, secondo il consolidato insegnamento della giurisprudenza di legittimità, i verbali di accertamento redatti dai pubblici ufficiali fanno piena prova, fino a querela falso, oltre che della provenienza dei medesimi da chi li ha redatti, anche dei fatti attestati come avvenuti in presenza dell’autore del verbale o conosciuti dal medesimo in base alle dichiarazioni raccolte o all’esame di determinati documenti, senza peraltro che tale efficacia probatoria possa estendersi alla veridicità delle suddette dichiarazioni o del contenuto dei documenti esaminati, i quali possono essere contestati con qualsiasi mezzo di prova e senza ricorrere alla querela di falso (Sez. L, Sentenza n. 11751 del 24/06/2004, Rv. 573888 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 10569 del 02/08/2001, Rv. 548710 – 01; cfr. altresì Sez. 2, Sentenza n. 3787 del 09/03/2012, Rv. 621339 – 01; Sez. L, Sentenza n. 9251 del 19/04/2010, Rv. 612813 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 27937 del 24/11/2008, Rv. 605645 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 457 del 12/01/2006, Rv. 586687 – 01);

in particolare, con riguardo alle attestazioni relative alle informazioni sulle persone intervenute dinanzi al pubblico ufficiale, mentre deve ritenersi provato fino a querela di falso l’avvenuto accadimento dei fatti e delle dichiarazioni ricevute in presenza del pubblico ufficiale (così come l’avvenuta esecuzione dell’esame di determinati documenti), deve escludersi che tale fede privilegiata possa estendersi all’intrinseca veridicità del contenuto delle informazioni così apprese dal pubblico ufficiale, poiché là dove è certamente provato fino a querela di falso che il pubblico ufficiale abbia appreso direttamente dette informazioni, rimane tuttavia comprovabile con ogni mezzo di prova (senza necessità del ricorso alla querela di falso) l’intrinseca veridicità del contenuto di quelle informazioni, attesa l’evidente estraneità di tale contenuto all’ambito della diretta percezione del pubblico ufficiale dichiarante;

nel caso di specie, pur quando gli autori del rapporto della polizia municipale dedotto nel presente giudizio avessero appreso le informazioni relative all’indirizzo della B. direttamente da quest’ultima, o dall’esame di documenti eventualmente in loro possesso (o loro esibiti), la veridicità del contenuto di tali informazioni (relative al ridetto indirizzo) rimane del tutto estranea all’ambito della fede privilegiata circoscritto dall’art. 2700 c.c., potendo essere liberamente contestata con qualsiasi mezzo di prova e senza ricorrere alla querela di falso;

è appena il caso di rilevare come, secondo quanto incontestatamente dedotto dalle parti, la fonte di cognizione dalla quale i pubblici ufficiali avrebbero ricavato le informazioni concernenti l’indirizzo della B. non risulta in alcun modo rivelata nel rapporto oggetto d’esame, con la conseguente impossibilità di predicare il contenuto di tali informazioni fatte proprie dei pubblici ufficiali dichiaranti alle eventuali attestazioni contenute in altro documento eventualmente dotato di piena efficacia probatoria fino a querela di falso (secondo quanto statuito in Sez. 5, Sentenza n. 15311 del 10/06/2008, Rv. 603555-01);

nella specie, avendo la corte territoriale erroneamente ritenuto che il rapporto redatto dai pubblici ufficiali intervenuti a seguito del sinistro stradale dedotto in giudizio fosse valso a comprovare, con efficacia di piena prova fino a querela di falso, la veridicità del contenuto intrinseco delle informazioni ricavate da detti pubblici ufficiali attraverso le dichiarazioni ricevute (o l’esame di altra documentazione dagli stessi rinvenuta o agli stessi esibita), ossia l’avvenuta dimostrazione con efficacia di piena prova fino a querela di falso dell’indirizzo della B. accertato attraverso la ricezione di dichiarazioni o l’esame di altra documentazione, la sentenza impugnata deve ritenersi incorsa nell’evidente falsa applicazione dell’art. 2700 c.c.;

sulla base di tali premesse, rilevata la manifesta fondatezza della censura esaminata, dev’essere disposta la cassazione della sentenza impugnata, con il conseguente rinvio alla Corte d’appello di Firenze, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’appello di Firenze, in diversa composizione, cui è altresì rimesso di provvedere alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità.


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