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Incidente: quando si risponde anche se è colpa di un altro?

25 Ottobre 2022 | Autore:
Incidente: quando si risponde anche se è colpa di un altro?

Si può attribuire la responsabilità di un sinistro a chi compie una manovra lecita e, così facendo, viene urtato da chi viola le regole del Codice della strada?

Sei al volante della tua auto. Tu rispetti le norme del Codice della strada e un altro automobilista no. E proprio a causa di una manovra lecita compiuta da te, l’altro fa un incidente, magari anche mortale. La logica vorrebbe che se è stato lui a trasgredire le regole, sia sempre lui a dover rispondere del sinistro. E invece non sempre è così, la Cassazione in una recente sentenza [1] ha spiegato in caso di incidente, quando si risponde anche se è colpa di un altro.

Probabilmente, è uno dei princìpi più contorti da capire del Codice della strada perché attribuisce in determinate circostanze la responsabilità di un sinistro a chi non ce l’ha. E lo fa ponendo questa domanda: prima di effettuare una manovra, per quando sia più che lecita, hai controllato se qualcuno sta violando le regole e si sta mettendo a rischio per colpa tua? Ecco, più o meno il concetto è questo.

Veniamo al caso esaminato dalla Suprema Corte, che aiuta a capire meglio la vicenda. Una donna, al volante della sua auto, sta percorrendo una strada regionale. Ad un certo punto, rallenta per svoltare a sinistra ed entrare nel piazzale di un’azienda che si trova, quindi, sull’altro lato dalla strada. All’improvviso, però, giunge da dietro una motocicletta che, ad alta velocità, stava superando altri veicoli sulla corsia di sinistra e, quindi, in contromano. Poiché la signora aveva già iniziato la manovra di svolta, il centauro non riesce ad evitarla, urta l’auto e viene sbalzato dalla moto finendo tragicamente la sua corsa contro un albero e perdendo la vita.

Gli elementi, dunque, secondo le sentenze di primo e di secondo grado, sono due. Il primo, l’auto che stava compiendo una manovra lecita, svoltando a sinistra sulla linea di mezzeria tratteggiata dopo aver controllato che di fronte non arrivasse nessuno. Il secondo elemento è il motociclista, che stava superando una colonna di auto circolando ad alta velocità sulla corsia opposta. E già qui si potrebbero contestare due infrazioni: l’alta velocità e la circolazione contromano.

La Cassazione, però, non vede la dinamica dell’incidente così chiara. A tal punto di rinviare la questione alla Corte d’appello affinché il giudice accerti alcune cose. In primo luogo, se la donna ha messo o no l’indicatore di direzione a sinistra, cioè la freccia, prima di iniziare la manovra di svolta. E poi, se la conducente ha guardato nello specchietto retrovisore l’arrivo di un altro veicolo che stesse compiendo una manovra di sorpasso, anche se in modo illecito.

Il ragionamento che fa la Cassazione si basa su questo principio: nella circolazione stradale, il principio di affidamento è mitigato da quello opposto secondo cui l‘automobilista è responsabile anche del comportamento imprudente degli altri se questo rientra nel limite della prevedibilità.

In sostanza, anche se un utente della strada sta compiendo una manovra regolare, deve controllare che anche gli altri stiano facendo altrettanto e che tale manovra non comporti un rischio anche a chi sta trasgredendo una regola. Ecco perché si parla di «prevedibilità».

Lo stesso può succedere a chi investe un pedone intento ad attraversare la strada fuori dalle strisce: se l’automobilista capisce che quella persona non si ferma al bordo del marciapiede ma dimostra l’intenzione di attraversare, è prevedibile che se lo trovi davanti al suo passaggio; pertanto, è tenuto a frenare per evitare l’impatto.

E ancora: quando l’automobilista è in superstrada e si avvicina ad un imbocco in cui si inseriscono altre auto, deve controllare se chi sta per entrare nella carreggiata rallenta oppure accelera per accedervi nonostante l’arrivo di altri veicoli. Per evitare un incidente, chi già si trovava sulla superstrada dovrà agevolare l’accesso di chi sta per immettersi, anche se quest’ultimo sarebbe tenuto a dare la precedenza.


note

[1] Cass. sent. n. 40067/2022 del 24.10.2022.


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