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Dove non è obbligatorio il Pos?

26 Ottobre 2022 | Autore:
Dove non è obbligatorio il Pos?

C’è una categoria di esercenti esente dal vincolo di disporre del dispositivo per il pagamento con carta di credito e Bancomat. Ecco di chi si tratta.

Il 30 giugno 2022 è scattato per esercenti e professionisti l’obbligo di avere il Pos per consentire i pagamenti elettronici. La legge prevede delle sanzioni per chi non si dota di questo dispositivo o per chi non accetta la moneta elettronica. Recentemente, però, l’Agenzia dei Monopoli ha chiarito che c’è una categoria di esercenti libera da questo vincolo. Dove non è obbligatorio il Pos? Dove si può essere costretti a pagare in contanti?

Da quando è entrata in vigore questa disposizione, poteva salvarsi dalla sanzione solo chi dimostrava una «oggettiva impossibilità tecnica» per giustificare il rifiuto di pagamento con carta di credito o con Bancomat. Oggi, invece, c’è chi per principio può dire «no» al Pos. Va da sé che, così come non è obbligatorio per loro averlo, non lo è non averlo: la differenza con gli altri esercenti e con i professionisti è che potranno scegliere se dotarsi o meno del dispositivo senza pagare alcuna multa. Vediamo di chi stiamo parlando.

Obbligo del Pos: cosa dice la legge?

Un decreto legge collegato al Pnrr [1] ha imposto ad esercenti e professionisti l’obbligo di dotarsi di Pos dal 30 giugno 2022 per accettare pagamenti con carta di credito o Bancomat. La norma non prevede una cifra minima di pagamento: significa che è possibile utilizzare la moneta elettronica sia per pagare un pranzo al ristorante sia per acquistare un pacchetto di chewing gum al bar e che l’esercente non potrà pretendere i contanti.

In generale, l’obbligo del Pos interessa chi effettua l’attività di vendita di prodotti e prestazioni di servizi, anche professionali. Si tratta di:

  • commercianti;
  • artigiani;
  • titolari di attività di ristorazione: professionisti che esercitano in proprio e hanno un rapporto diretto con il cliente, come ad esempio: avvocati, notai, commercialisti, medici, ecc.;
  • titolari di attività ricettive come hotel, B&B e agriturismi.
  • attività itineranti, come quelle di venditori ambulanti e affini.

È possibile rifiutare il pagamento con moneta elettronica solo se c’è un’oggettiva impossibilità tecnica, come un problema di connettività alla Rete o un guasto alla linea elettrica, un guasto al dispositivo o qualsiasi altro problema che impedisca l’uso del Pos. Certo, non deve diventare un’abitudine: ad esempio, se oggi vado in un bar e mi si dice che c’è un problema alla linea Internet, torno domani e mi sento dare la stessa risposta e così anche al terzo giorno, potrebbe venire il sospetto che, in realtà, l’esercente voglia i contanti a tutti i costi e cerchi di schivare il pagamento con carta.

Cosa rischia chi rifiuta l’uso del Pos?

L’esercente o il professionista che rifiuta senza giustificato motivo il pagamento con carta di credito o con Bancomat rischia una sanzione amministrativa di 30 euro per ogni transazione negata, a cui se ne aggiunge un’altra pari al 4% del valore del pagamento respinto.

Vuol dire che se viene rifiutato al cliente di pagare 200 euro tramite Pos, l’esercente rischia:

  • la sanzione di 30 euro per negare i Pos;
  • la sanzione aggiuntiva del 4%, pari a 8 euro.

In questo caso, dunque, il commerciante dovrà pagare 38 euro di sanzione.

Il cliente che si vede negare l’utilizzo della moneta elettronica può fare la segnalazione alla Polizia locale o alla Guardia di Finanza affinché facciano i dovuti controlli e provvedano alle relative sanzioni.

Chi non è obbligato a usare il Pos?

Come tutte le regole, anche questa ha la sua eccezione. Sono esenti dall’obbligo del Pos le quasi 50mila tabaccherie sparse in giro per l’Italia che vendono generi di monopolio (come, appunto, i tabacchi) ed i valori postali e bollati (francobolli, marche da bollo, ecc.).

Significa che chi ha il cattivo vizio del fumo e vuole andare a comprare una stecca di sigarette, potrebbe essere costretto a pagarla in contanti.

A confermare questa esenzione è stata l’Agenzia delle Accise, dogane e monopoli (Adm), secondo cui il rivenditore percepisce un aggio, cioè un guadagno, con riferimento ad un prezzo di vendita al pubblico prestabilito a monte. Il tabaccaio, infatti, è costretto a mantenere il prezzo fisso sul pacchetto di sigarette, sulla marca da bollo o sul francobollo. L’uso del Pos verrebbe a «rosicare», in termini di commissioni, il guadagno su un prodotto sul quale l’esercente non può intervenire.

Allo stesso modo, non si pone il problema della possibile evasione fiscale: sui generi di monopolio, infatti, le esigenze di tutela dei diritti erariali sono particolarmente garantite, visto che l’accisa viene pagata a monte dal tabaccaio. Il quale, in sostanza, versa la tassa ancor prima di vendere il prodotto.

L’esenzione dall’obbligo del Pos, però, interessa solo i generi di monopolio e non tutti gli altri beni e servizi. Per capirci: il bar-tabacchi è tenuto ad avere il dispositivo, poiché non è solo una tabaccheria. Il cliente deve avere il diritto di pagare le consumazioni con carta di credito o con Bancomat. Lo stesso vale, ad esempio, per il distributore di carburante. Non è, perciò, accettabile che chi, tra le tante altre cose, vende anche le sigarette si appelli al diritto di non essere obbligato ad avere il Pos.


note

[1] Dl n. 36/2022.


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