Diritto e Fisco | Editoriale

Bolletta acqua: paghiamo per reti idriche colabrodo. Chiedi il risarcimento

10 Dicembre 2014


Bolletta acqua: paghiamo per reti idriche colabrodo. Chiedi il risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Dicembre 2014



Mentre le tubature sono sempre più “a colabrodo”, aumenta in bolletta la voce “ammodernamento impianti idrici”: che fine fanno i soldi degli italiani?

La bolletta dell’acqua è sempre più cara, ma non per colpa dell’inflazione o dell’aumento del costo del servizio, ma per la componente “ammodernamento impianti idrici” presente in ogni fattura e puntualmente imposta ai cittadini: componente che si “ingrossa” ogni anno. In pratica, una parte dei soldi che paghiamo dovrebbe essere destinata agli investimenti che le società erogatrici dovrebbero destinare alla ristrutturazione delle tubature che collegano gli acquedotti ai rubinetti di casa. La situazione delle reti idriche italiane è, infatti, disastrosa. Emblematico il caso Toscana, dove la dispersione dell’acqua è passata, in due anni, dal 10,8% al 38,5% del 2012.

L’ultimo rapporto Censis sulla situazione sociale denuncia un ulteriore peggioramento della condizione delle reti, ridotte ormai a un vero e proprio colabrodo. Le stime, su base nazionale, parlano di circa il 37,4% di acqua persa tra le varie falle delle condutture. In buona sostanza, molto più di un terzo di quello che paghiamo non ci viene fornito e viene sostanzialmente “buttato” con estrema disinvoltura e non curanza. Tanto paga il contribuente. Anzi, oltre al danno la beffa, visto che siamo costretti – in un regime di sostanziale monopolio – a finanziare una ristrutturazione mai avvenuta.

Le aziende erogatrici dell’acqua mancano di trasparenza, si limitano ad esigere dai cittadini senza poi chiarire gli investimenti effettuati. Anzi, il rapporto Censis rivela proprio che nessun investimento è stato mai fatto. Che fine fanno, allora, i soldi degli italiani se le reti peggiorano di anno in anno? Perché il Garante dell’Energia elettrica e del Gas (AEEG) non apre un’inchiesta?

Le stime Censis, che rivestono il carattere dell’ufficialità, potrebbero allora alimentare la speranza che qualche Giudice di Pace, sensibile alla tutela dei consumatori, possa disporre la condanna delle società erogatrici alla restituzione immediata delle somme illegittimamente prelevate dai cittadini in bolletta dell’acqua a titolo di “ammodernamento”. Vi è, infatti, un chiaro inadempimento contrattuale. L’Aduc, l’associazione di tutela degli utenti e consumatori, è ancora più aspra e parla di furto e truffa.

Certo è che gli azionisti delle società dell’acqua dovranno spiegare cosa ne è stato di tutti i soldi incassati sino ad oggi.

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Autore immagine: 123rf com


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