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Editoriali Così l’Italia applica l’IVA in modo discriminatorio avvantaggiando chi sta bene economicamente

Editoriali Pubblicato il 10 dicembre 2014

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> Editoriali Pubblicato il 10 dicembre 2014

L’imposta sul valore aggiunto premia chi ha la possibilità di acquistare beni voluttuari.

L’Ocse è stata chiara: secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il regime dell’IVA, per come attuato dall’Italia, finisce per avvantaggiare le fasce di popolazione a reddito più alto.

La denuncia è di pochi giorni fa ed evidenzia la nostra consueta abitudine a correre in soccorso di chi sta economicamente bene. Infatti, il regime dei tassi ridotti dell’IVA costituirebbe un sostegno indiretto alle fette di popolazione maggiormente abbienti. Ecco come.

È noto che non tutti i beni di consumo scontano l’IVA al 22%. Vi sono alcuni beni che prevedono tassi ridotti al 4% e altri al 10%: il che, ovviamente, si ripercuote sul prezzo finale del prodotto, rendendolo più leggero e, quindi, conveniente.

Ebbene, l’OCSE evidenzia che il nostro Paese ha previsto tali tassi agevolati soprattutto per i consumi nel campo culturale e, più in generale, del tempo libero, ossia proprio in quei settori dove i beni hanno un carattere voluttuario e non legato all’esistenza e alla sopravvivenza del cittadino.

Così, viene avvantaggiato chi vuol comprare attrezzature da campeggio (IVA al 10%), crostacei (IVA al 10% escluse aragosta e astice), impianti e attrezzature sportive (4%), opere d’arte, d’antiquariato e da collezione (10%), prodotti dietetici (4%), spettacoli sportivi (10%), spettacoli teatrali (10%), storione affumicato (10%), ristoranti di lusso (10%), ecc.

Invece, detersivi, computer (oggi essenziali per l’istruzione dei bambini e la comunicazione a distanza), automobili, telefonini, calzature, biancheria per la casa, frigoriferi, parcelle avvocato (necessarie per la tutela dei propri diritti), carburante e vino applicano l’IVA al 22% e, quindi, rispetto ai primi, sono sicuramente svantaggiati. Insomma, le aliquote attuali dell’imposta sul valore aggiunto premiano chi ha la possibilità di acquistare beni superflui e accessori.

Ebbene, l’Italia – secondo l’OCSE – “disperde” l’IVA e, tra i Paesi più sperperoni, è addirittura al terzultimo posto, davanti solo a Grecia e Messico e dietro alla Turchia. Complice anche la forte evasione, il nostro sistema (caratterizzato da una aliquota IVA pesante, ma con un prelievo sotto la media) finisce per costituire una perdita di gettito fiscale che il Governo è poi costretto a ripianare attraverso strumenti alternativi. Come?

Proprio con l’aumento delle imposte indirette su tutti gli altri beni. Così, invece di portare i beni voluttuari all’IVA ordinaria al 22%, il nostro Governo ha pensato bene di inserire, nella manovra economica di fine anno, una norma in forza della quale l’IVA ordinaria passerà dall’attuale 22% al 25,5% in poco meno di tre anni. Contenuta, infatti, in quella che l’esecutivo ha chiamato “clausola di salvaguardia” – la cui applicazione è formalmente subordinata solo al mancato raggiungimento degli obiettivi di spending review (circostanza peraltro ritenuta quasi scontata dalla Comunità Europea che ha più volte criticato l’ultima manovra del 2015, ritenendola rischiosa) – è stato previsto che, nel 2016, l’IVA al 22% passerà al 24% ed entro il 2018 al 25,5%. Tale misura, peraltro, è stata di recente già approvata dalla Camera (leggi: “La Camera approva l’aumento dell’IVA al 25,5% con la clausola di salvaguardia”).

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Autore immagine: 123rf com


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