Diritto e Fisco | Editoriale

Negoziazione assistita obbligatoria: avvocato gratis per i meno abbienti


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 dicembre 2014



Nei procedimenti di negoziazione assistita obbligatoria, agli avvocati che accettano di difendere dei clienti col gratuito patrocinio non spetta alcun compenso da parte dello Stato: è evidente la lesione del diritto di difesa dei meno abbienti e del diritto del legale a un equo compenso.

Lo spirito altruistico, si sa, non appartiene a tutti, né lo si può imporre a nessuno, tantomeno con una legge. Ma, secondo il legislatore, gli avvocati fanno eccezione. Ci riferiamo all’ipotesi in cui il cittadino, coi requisiti reddituali per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, intraprenda una causa che prevede la preliminare e obbligatoria negoziazione assistita dagli avvocati [1] (per un approfondimento leggi: Convenzione di negoziazione assistita dall’avvocato). Secondo la norma [2], in questi casi, tale negoziazione deve essere svolta dal difensore a titolo gratuito, cioè senza la possibilità di chiedere un compenso al cliente o di invocare il pagamento a carico dello Stato.

Riportiamo di seguito le esatte parole della legge: “Quando il procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda, all’avvocato non è dovuto compenso dalla parte che si trova nelle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato […]. A tale fine la parte è tenuta a depositare all’avvocato apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo avvocato, nonché a produrre, se l’avvocato lo richiede, la documentazione necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato”.

In parole semplici, quando il cliente autocertifichi di possedere i requisiti per l’accesso al patrocinio a spese dello Stato, l’avvocato potrà solo decidere se accettare o meno l’incarico; ma, nel primo caso, non gli spetterà alcun pagamento per la preliminare procedura di negoziazione assistita, né da parte del proprio cliente, né da parte dello Stato.

Ciò rappresenta una tutela per il cittadino, che si vede riconosciuto – almeno formalmente – un diritto al patrocinio gratuito (anziché, potremmo dire, a spese dello Stato), ma appaiono di tutta evidenza i motivi di illegittimità della norma, sotto diversi profili.

La legge [3] riconosce all’avvocato il diritto a non farsi pagare, ma ciò costituisce, in ogni caso, una libera scelta del professionista, magari fondata sul rapporto di familiarità o amicizia con l’assistito.

È prevedibile che pochi saranno i professionisti disposti ad assumere a titolo gratuito l’incarico di negoziazione assistita (che – è bene ricordarlo – grava di obblighi e responsabilità gli avvocati), a meno di non farlo in modo del tutto formale: tale rifiuto dell’avvocato potrebbe determinare un’evidente lesione del diritto alla difesa [4] dei meno abbienti che, non avendo le possibilità economiche per pagare un legale, rimarranno privi di difensore.

Non in ultimo, va ricordato che le norme sul patrocinio a spese dello Stato trovano applicazione non solo nell’ambito dei procedimenti instaurati davanti al giudice, ma anche in quelli (stragiudiziali) di mediazione obbligatoria [5] (per un approfondimento rinviamo alla lettura di questo articolo: È possibile il gratuito patrocinio per la mediazione? ). In essi, addirittura, l’avvocato della parte non abbiente ha diritto ad essere pagato dallo Stato anche quando il procedimento non si conclude con una conciliazione.

Al contrario, la norma sulla negoziazione assistita esclude (in modo implicito) il diritto dell’avvocato a un compenso anche quando le parti abbiano sottoscritto un accordo; eppure – lo ricordiamo- la convenzione di negoziazione produce gli stessi effetti di una sentenza del Tribunale [6].

Questa legge, pertanto, si pone in contrasto con:

– le norme che assicurano il patrocinio a spese dello Stato anche al di fuori dei procedimenti giudiziari;

– le norme che garantiscono l’assistenza di un avvocato ai meno abbienti;

– il diritto degli avvocati ad avere una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato [7].

 

Sarebbe d’obbligo un correttivo della norma che stabilisca che l’autocertificazione del cittadino andrà poi depositata presso i Consigli degli Ordini di competenza ai fini della successiva liquidazione al professionista delle spese del procedimento di negoziazione.

note

[1] L’art. 3 del capo II del D.L. 132/14 stabilisce che Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti deve, tramite il suo avvocato, invitare l’altra parte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. Allo stesso modo deve procedere, fuori dei casi previsti dal periodo precedente e dall’articolo 5, comma 1-bis, del decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, chi intende proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti cinquantamila euro. L’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”.

[2] Art. 6 c. 3 d.l. 132/14.

[3] Art. 13, comma 1 della L.247/2012.

[4] Diritto riconosciuto proprio dalla legge sul patrocinio a spese dello Stato ai cittadini meno abbienti (D.p.R. 30 maggio 2002 n.115) e dagli artt. 2,3 e 24 Cost.

[5] Art. 17 D.lgs. 28/2012.

[6] L’art 5 capo II d.l. 132/14 prevede che “L’accordo che compone la controversia, sottoscritto dalle parti e dagli avvocati che le assistono, costituisce titolo esecutivo e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale”.

[7] Artt. 2, 3 e 36 Cost.

Autore immagine: 123rf com

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2 Commenti

  1. La norma dovrá essere dichiarata incostituzionale. Non ci sono correttivi che tengano.
    La verifica circa le condizioni di indigenza del potenziale assistito dovrá essere previa e si riterranno tenuti alla prestazione solo gli avvocati iscritti nell’apposito elenco.

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