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Esdebitazione: stop ai debiti del fallimento

14 Febbraio 2016 | Autore:
Esdebitazione: stop ai debiti del fallimento

Alcuni anni fa ho subito un fallimento, ma l’attivo dell’azienda non era sufficiente per pagare integralmente i creditori concorrenti: come posso chiudere con i miei debiti e ricominciare una nuova attività?

L’esdebitazione [1] è un istituto che permette al fallito di recuperare la capacità di svolgere un’attività economica, lasciandosi alle spalle e chiudendo per sempre con i debiti legati al fallimento. L’esdebitazione fissa un limite all’aggredibilità ad oltranza dei beni del fallito da parte dei creditori del fallimento. Affinché ciò avvenga, è necessario che il fallito abbia tenuto una condotta responsabile e corretta durante la procedura fallimentare e che da essa sia derivato un livello di minimo ristoro per i creditori. Con questo mezzo processuale si pone fine alla situazione precedente nella quale il fallito era inseguito dai creditori per tutta la vita, ossia anche oltre il decreto di chiusura del fallimento.

Le condizioni

Per proporre istanza di esdebitazione, è necessario che la procedura fallimentare sia stata chiusa a seguito della ripartizione dell’attivo realizzata sulla base di un piano di riparto. È comunque possibile dar corso all’istanza anche quando:

– il fallimento sia stato chiuso per mancata proposizione di domande di ammissione al passivo;

– il fallimento sia stato chiuso per integrale pagamento o estinzione dei crediti ammessi.

L’importante è che la chiusura del fallimento non sia dipesa dall’impossibilità di soddisfare i creditori, anche solo parzialmente, né i crediti prededucibili, né le spese della procedura. Infatti, la soddisfazione almeno parziale dei creditori concorsuali è condizione fondamentale per proporre la domanda: “L’esdebitazione non può essere concessa qualora non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali[2]. Cioè a dire: il fallito persona fisica è ammesso al beneficio dell’esdebitazione qualora siano stati soddisfatti, seppur in misura minima, tutti i creditori concorsuali, compresi quelli di rango chirografario. All’atto pratico, però, l’applicazione della norma varia da tribunale a tribunale e, in alcuni di essi, è meno rigorosa del suo tenore letterale. È la stessa Corte di Cassazione [3] ad affidare al prudente apprezzamento del giudice la valutazione sulla presenza dei requisiti necessari ai fini della concessione del beneficio. Ciò vuol dire lasciare una certa discrezionalità ai tribunali nello stabilire se il numero dei creditori soddisfatti e la percentuale di pagamento dei singoli crediti può essere sufficiente per concedere l’esdebitazione.

Oltre alla condizione oggettiva sopra citata, è necessario che la condotta del fallito verso la procedura sia stata caratterizzata da correttezza e trasparenza. Il richiedente l’esdebitazione deve dimostrare:

– di aver collaborato con gli organi del fallimento;

– di non aver contribuito a ritardarlo;

– di aver consegnato al curatore tutta la documentazione e la corrispondenza;

– aver rappresentato una situazione contabile veritiera dell’impresa, e di non aver messo in atto delle manovre illecite finalizzate al salvataggio dei propri beni.

Inoltre, è importane che il fallito non abbia commesso reati riconducibili ai comportamenti descritti in precedenza. Pertanto questi non deve aver subito una condanna definitiva:

– per bancarotta fraudolenta;

– per delitti contro l’economia pubblica;

– per delitti contro l’industria;

– per delitti contro il commercio;

– per altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione.

Chi può chiedere l’esdebitazione?

L’esdebitazione può essere richiesta da tutti coloro che sono falliti in proprio (ditta individuale), ma anche dal socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita, in quanto a sua volta “fallito persona fisica” (società semplici, società in nome collettivo e soci accomandatari di società in accomandati semplice), e dai loro eredi.

L’esdebitazione non può essere disposta d’ufficio dal tribunale, in quanto è sempre necessario che tale procedura venga richiesta dal fallito.

Recidiva e applicazione ai falliti prima della riforma della legge fallimentare

L’esdebitazione non è concedibile laddove il soggetto richiedente abbia già goduto del beneficio nei dieci anni antecedenti.

L’esdebitazione non è applicabile ai fallimenti chiusi prima dell’entrata in vigore della riforma della legge fallimentare (16.07.2006, ossia 6 mesi dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale). Tuttavia l’istituto è utilizzabile per i fallimenti avviati prima della riforma, ma chiusi dopo la sua entrata in vigore, sempre che la relativa istanza sia stata presentata entro un anno dalla chiusura del fallimento.

Debiti oggetto di esdebitazione e debiti immuni da esdebitazione

Con il decreto di esdebitazione, i creditori concorsuali parzialmente soddisfatti non potranno più chiedere al fallito i crediti residui, ossia quelli non ancora soddisfatti. Possono quindi essere oggetto di esdebitazione:

– i debiti residui dei creditori ammessi allo stato passivo e non integralmente soddisfatti;

– i debiti anteriori alla procedura di fallimento, ma relativi a creditori non insinuati al passivo fallimentare.

Sono invece esclusi dall’esdebitazione tutti i debiti relativi ad obblighi di mantenimento e alimentari o comunque riguardanti rapporti estranei all’esercizio dell’impresa. Sono pertanto escluse dal beneficio dell’esdebitazione le obbligazioni derivanti da rapporti non compresi nel fallimento in quanto strettamente personali. Sono esclusi pure i debiti per il risarcimento dei danni da fatto illecito extracontrattuale, nonché le sanzioni penali ed amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti.

L’esdebitazione non ha inoltre efficacia sui diritti che i creditori hanno nei confronti di coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso. Quindi, i debiti degli altri falliti per la medesima società o le garanzie prestate da terzi per debiti fallimentari sopravvivono all’esdebitazione e tali soggetti possono essere escussi indipendentemente dalla chiusura del fallimento e dalla liberazione del fallito.

Procedura

La domanda di esdebitazione deve essere proposta dal fallito, con l’ausilio di un avvocato, presso il tribunale che ha curato il fallimento medesimo. Tale istanza può essere presentata anche durante la procedura fallimentare, e comunque non oltre un anno dalla chiusura del fallimento. In essa il legale di fiducia deve chiedere al giudice di verificare l’esistenza dei presupposti necessari per la concessione del beneficio e conseguentemente dichiarare l’inesigibilità dei debiti residui del fallito.

Il giudice emana quindi un decreto alla fissazione di udienza. Il decreto e l’istanza devono essere notificati, a cura del fallito, ai creditori non integralmente soddisfatti, entro un termine fissato nel decreto stesso. Trascorso tale termine, concesso per effettuare le notifiche, l’istanza depositata diventa inammissibile. Non è necessario che i creditori partecipino effettivamente al procedimento, ma è necessario che ne siano informati.

Il tribunale, prima di decidere, acquisisce il parere del curatore e del comitato dei creditori. Se risulta impossibile ottenere il predetto parere (in quanto gli organi sono stati sciolti), il tribunale può comunque procedere sostituendosi ad essi con una indagine d’ufficio, anche attraverso la consultazione del fascicolo fallimentare. Il tribunale, in composizione collegiale, decide con decreto motivato, impugnabile con reclamo alla Corte d’Appello, a pena di decadenza, entro 10 giorni dalla ufficiale conoscenza del decreto stesso o comunque entro 90 giorni dalla relativa pubblicazione. Il decreto motivato divenuto definitivo, ha il valore di una sentenza.

Effetti dell’esdebitazione

Inesigibilità dei crediti: il fallito non è più obbligato al pagamento dei crediti residui in conseguenza del provvedimento di esdebitazione;

Inesigibilità degli interessi: il fallito non è più tenuto al pagamento degli interessi relativi sia a crediti privilegiati che chirografari, siano essi maturati prima (se non richiesti o ammessi), durante (se non pagati per incapienza) o dopo (se maturati sulla parte residua dei crediti) la dichiarazione di fallimento;

Estinzione delle garanzie reali: l’inesigibilità del diritto di credito determina il venir meno delle garanzie reali (pegno o ipoteca).


note

[1] Artt. 142 ss. l.f.

[2] Art. 142 l.f.

[3] Cass. S.U. sent. n. n. 24214/2011; Cass. sent. n. 17386 dell’1.09.2015.

Autore immagine: 123rf com


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