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Sottosegretari e Viceministri: stallo al Governo

26 Ottobre 2022 | Autore:
Sottosegretari e Viceministri: stallo al Governo

La nuova Premier Meloni si trova ora a dover scegliere chi ricoprirà le sottocariche di Governo: i nomi sono molti, i posti pochi e tutti vogliono qualcosa.

Ora che ci sono le due Camere e sono stati nominati i Presidenti, che c’è un Presidente del Consiglio con tanto di discorso da 70 minuti pronunciato alla Camera, manca solo attribuire le ultime cariche da viceministri e sottosegretari: caselle meno importanti ma che rimangono comunque preziose nei giochi di potere.

Giorgia Meloni – come spiegato ieri – vuole chiudere al più presto la partita e completare in modo definitivo la sua squadra di governo entro la settimana. Circolano con insistenze voci su un Cdm giovedì, al massimo venerdì. Ancora non è chiaro, fanno sapere dalle parti di via della Scrofa, quante saranno le caselle che Fratelli d’Italia terrà per sé: tutto dipenderà, come sempre capita in questi casi, dai delicati equilibri interni alla coalizione, soprattutto in termini di compensazioni. Tradotto: prima bisogna capire quanti posti saranno assegnati e rivendicati dagli alleati.

Allo stato, raccontano, l’unica certezza è che Meloni vuole avere al suo fianco, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, oltre ad Alfredo Mantovano (in pole per la delega ai Servizi Segreti) il senatore Giovanbattista Fazzolari: per il suo uomo ombra, la neo presidente del Consiglio pensa alla delega per l’Attuazione del programma. Altra ‘certezza’ è la promozione per l’attuale responsabile economico del partito, Maurizio Leo, favorito come vice di Giancarlo Giorgetti all’Economia, con delega alle Finanze. Sul tavolo di Meloni non ci sono solo le richieste di Fi e Lega, ma anche quelle dei centristi di Noi moderati, che rivendicherebbero due caselle.

La Lega – finora il partito della coalizione meno esposta per la corsa – pare accelerare, puntando a 12-13 suoi uomini e donne per le caselle di viceministro e sottosegretario.

Tra i nomi più ricorrenti, c’è Edoardo Rixi che potrebbe dare una mano al neo ministro Matteo Salvini come vice alle Infrastrutture. Federico Freni e Claudio Durigon, invece, potrebbero ottenere deleghe di rilievo nei ministeri economici. Il primo riconfermabile al Mef, con Giancarlo Giorgetti, il secondo pare candidato invece alla guida di una commissione parlamentare. Nicola Molteni potrebbe restare al Viminale. I posti nel sottogoverno potrebbero permettere a Salvini di stoppare le polemiche di chi parla di una Lega tutta lombarda. Anche per questo il veneto Alberto Stefani potrebbe trovare una poltrona.

Ma la vocazione nazionale della Lega per Salvini premier potrebbe vedere premiato anche Nino Minardo, deputato siciliano. Jacopo Morrone potrebbe essere sottosegretario alla Giustizia, Vania Gava al Mite. Lucia Borgonzoni e Alessandro Morelli potrebbero restare nella squadra, la prima confermabile alla Cultura, il secondo allo sviluppo economico, lasciando via Venti settembre. Resterebbe in squadra anche Rossano Sasso, già all’Istruzione, mentre pare certo un posto anche per il responsabile dei dipartimenti, il senatore Armando Siri. Tra i nomi dell’ultima ora quello della senatrice Valeria Alessandrini.

Per quanto riguarda Forza Italia, ieri sera, Silvio Berlusconi ha riunito i suoi a Villa Grande. Nel quartier generale azzurro sull’Appia Antica, è passato il capogruppo alla Camera, Alessandro Cattaneo. C’è il coordinatore nazionale, nonché ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. Non c’è la presidente dei senatori Licia Ronzulli, impegnata a «Porta a Porta». Sul tavolo del Cav anche il nodo dei sottosegretari (numeri alla mano, dovrebbero spettarne 6 a Fi più due viceministri. Visti i tempi, però, il condizionale è d’obbligo). Come capita di solito in questi casi, sono tanti, anzi troppi, i papabili per pochi posto e man mano che si avvicina la dead line per chiudere la lista dei desiderata da consegnare al premier Giorgia Meloni, le caselle si riducono sempre di più e si assottigliano le speranze degli aspiranti, specialmente di quelli della vecchia guardia rimasti esclusi dal Parlamento, che attendono un risarcimento.

Allo stato, per Berlusconi resterebbero inamovibili: Francesco Sisto e Paolo Barelli (dati favoriti, rispettivamente, come vice di Carlo Nordio alla Giustizia e di Matteo Piantedosi al Viminale), Valentino Valentini e l’ex presidente della Vigilanza Rai Alberto Barachini (entrambi nel ruolo di sottosegretario). L’ex premier, raccontano, punterebbe forte anche sul responsabile organizzativo di Fi, Gregorio Fontana e il coordinatore regionale della Calabria Giuseppe Mangiavalori. Tra i papabili pure l’ex vicepresidente della Camera, Andrea Mandelli, Sestino Giacomoni, Matteo Perego, Valentina Aprea, Deborah Bergamini e Francesco Battistoni. C’è chi scommette che della partita potrebbero essere Simone Baldelli e Andrea Ruggieri. In campo, raccontano, ci sarebbero anche ‘candidati in quota Gianni Letta. In ogni caso troppi nomi per le cariche da ricoprire.

Resta poi tutto aperto il problema del Sud, che si sente sotto rappresentato. I malumori in Sicilia, Calabria e Campania crescono di giorno in giorno. E, raccontano, Berlusconi non potrà far finta di niente, visto che il pacchetto di voti arrivato dalla regioni meridionali è stato consistente, contribuendo ad alzare la media percentuale del partito a livello nazionale alle ultime politiche.

In rappresentanza dei sudisti resterebbero in corsa la siciliana Matilde Siracusano, il calabrese Francesco Cannizzaro. Per i campani circola il nome di Antonio Martusciello, anche se il fratello, Fulvio, coordinatore regionale di Fi in Campania ed europarlamentare, non si sbottona, preferendo mantenere la consegna del silenzio per non bruciare nessuno dei suoi in rosa. La griglia dovrà necessariamente sfoltirsi nelle prossime 48 ore: spetterà a Berlusconi sminare il nuovo braccio di ferro in corso tra ‘ronzulliani’ e ‘governisti’, sempre più ai ferri corti, al punto che i primi hanno messo in discussione il ruolo di coordinatore nazionale di Tajani, trovando al più presto una soluzione al sudoku dei sottosegretari. Meglio evitare una resa dei conti interni, che porterebbe a una scissione dell’atomo, che danneggerebbe tutti, proprio ora che Fi risulta determinante per la tenuta in Parlamento della coalizione, dice amaro un big azzurro.



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