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Lo sai che? Diffamazione: solo nei confronti di una persona specifica e mai di un gruppo

Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 dicembre 2014

Quando le frasi offensive contenute in un articolo di giornale sono diffamazione?

Per potersi avere reato di diffamazione a mezzo stampa è necessario che l’offesa sia stata indirizzata a una persona specifica, individuata per nome e cognome oppure, in alternativa, facilmente individuabile per altri elementi (il direttore della società “X”; il candidato che ha vinto la gara per il posto “Y”, ecc.) [1]. Non è possibile, invece, lamentare la diffamazione se oggetto della calunnia sia stato un gruppo o una categoria di persone, anche se limitata numericamente, se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili.

È questo l’orientamento espresso dalla Cassazione in una sentenza di questi giorni [2].

La vicenda

Un commissario del Corpo della Polizia Municipale di Palermo, in un’intervista pubblicata su un quotidiano, con riferimento a presunte irregolarità nella gestione delle sanzioni amministrative contestate agli automobilisti palermitani aveva riferito: “Non siamo in presenza di errori casuali, sono errori voluti dall’alto…”. Il comandante del corpo di Polizia Municipale di Palermo e il responsabile del servizio di verbalizzazione del medesimo corpo di Polizia Municipale si erano così ritenuti offesi nell’onore, sporgendo querela.

Cos’è la diffamazione

La Cassazione ha ribadito che il reato di diffamazione consiste nell’offesa alla reputazione di un persona determinata e non scatta qualora vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria, anche limitata, se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili.

La vittima della diffamazione a mezzo stampa, se non viene specificato il suo nome o mancano riferimenti inequivoci alla sua persona, deve essere deducibile, con certezza, dalla stessa frase incriminata, così come si desume anche dal contesto in cui è inserita.

Quando perciò il riferimento è generico a “un gruppo” indeterminato di persone, e quindi consente di individuare categorie eterogenee di presunti destinatari dell’offesa, non può scattare la diffamazione.

note

[1] Si deve trattare di riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto.

[2] Cass. sent. n. 51096/14 del 9.12.2014.

Autore immagine: 123rf com


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