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Chi sarà il prossimo segretario dem? I nomi possibili

26 Ottobre 2022 | Autore:
Chi sarà il prossimo segretario dem? I nomi possibili

Sono cinque i nomi di papabili candidati alla direzione del Partito Democratico, che si prepara a un cambio di passo in attesa di sapere le date del Congresso.

Tra due giorni, il Pd inizierà i lavori per il Congresso del 2023, che quest’anno risulta essere particolarmente importante in virtù del fatto che verrà nominato il nuovo Segretario del Partito. Enrico Letta, infatti, dopo il pessimo risultato ottenuto dai dem alle ultime elezioni, ha subito annunciato un suo ritiro per lasciare «spazio ai giovani». Ora serve solo capire quando.

La definizione del ‘perimetro’ del Congresso del Pd è il piatto forte del menù della due giorni di riunioni dei vertici del partito convocata da Enrico Letta. L’appuntamento è al Nazareno domani alle 11 per la segreteria e venerdì alle 10 per la Direzione, che si svolgerà dopo l’omaggio a Giacomo Matteotti nel centenario della marcia su Roma.

«Venerdì cominceremo il nostro Congresso costituente», ha annunciato lo stesso segretario parlando alla Camera per la fiducia al governo Meloni. In queste ore, le aree interne al partito stanno facendo il punto, i contatti sono frenetici ma la consapevolezza che l’avvio del ‘timing’ congressuale non sia più rinviabile appare ormai diffuso nel partito. Per questo, dalla Direzione potrebbe venire fuori la data dell’Assemblea che di fatto segnerebbe il calendario delle assise dem.

Da tempo comunque Letta, in qualità oltre che di segretario anche di gestore e garante di questa fase, sta lavorando alle migliori soluzioni in vista del Congresso. Tra i dem, non mancano le sfumature legate a procedure e tempi. «Dobbiamo fare presto, non possiamo dare l’idea di un partito ‘dimissionario’ proprio quando la Meloni parte con il governo», sottolineava oggi in Transatlantico uno dei deputati più ‘frettolosi’. Agli occhi di questo fronte appare scontato che, dopo la doppia riunione dei vertici, il Pd avrà una road map con inizio e fine del periodo congressuale. Nei giorni scorsi, erano circolate le date 19 o del 26 marzo per le primarie, ma una parte del partito è in pressing per anticipare a febbraio. C’è anche chi, tra i dem, si mostra meno ansioso.

Non certo Stefano Bonaccini: «Oltre marzo spero proprio di no», ha detto del Congresso il governatore dell’Emilia Romagna, da tempo in campo per il rinnovo dei vertici: «Se valuterò di essere utile alla mia comunità mi candiderò», ha ribadito in Tv.

Gli altri nomi dei possibili protagonisti sono quelli di:

  • Paola De Micheli, che ha confermato la sua candidatura;
  • Matteo Ricci, il sindaco di Pesaro;
  • Dario Nardella, il sindaco di Firenze.
  • Un po’ più defilata Elly Schlein, la neo deputata che ha appena rimesso le deleghe della Giunta dell’Emilia Romagna, ma che ancora non si è formalmente espressa sulla corsa alla segreteria.

Il tutto in attesa degli ‘outing’ congressuali delle varie aree interne al Pd. Base riformista, guidata da Lorenzo Guerini, è la più schierata a favore di tempi certi e non biblici per il Congresso e viene data vicina a Bonaccini. Ma ci sono anche AreaDem di Dario Franceschini, i Giovani Turchi di Matteo Orfini, la sinistra del partito che si rifà in gran parte ad Andrea Orlando e per la quale si era parlato dell’ipotesi di una candidatura del giovane deputato dem Marco Sarracino. Ancora, nella geografia interna al Pd c’è da segnare la posizione degli esponenti vicini al segretario Letta e quelli affini all’ex segretario Nicola Zingaretti, attenti alle idee promosse da Goffredo Bettini.

Tra i temi che potrebbero venire affrontati nella 48 di riunioni dei vertici dem c’è anche quello delle alleanze, sempre attualissimo, e quello delle regionali. In vista del prossimo voto in Lombardia e nel Lazio, i lavori, specie a livello territoriale, sono da tempo in corso ma sono strettamente legati alle scelte di campo del Pd. Tra le varie ipotesi, per la Lombardia era circolato il nome di Carlo Cottarelli, con una intesa anche con il Terzo Polo. Nel Lazio quello dell’attuale vice di Zingaretti, Daniele Leodori, ma anche quello di un esponente del M5s in caso di una intesa (al momento affatto scontata) con Giuseppe Conte.



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