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Indennità di accompagnamento: spetta in caso di ricovero?

28 Ottobre 2022 | Autore:
Indennità di accompagnamento: spetta in caso di ricovero?

Quando l’assegno viene riconosciuto, e non può essere sospeso, anche ai malati ricoverati gratuitamente in strutture pubbliche o in lungodegenza presso le Rsa.

Chi percepisce l’indennità di accompagnamento di solito non gode di buona salute, e spesso deve sottoporsi a ricoveri ospedalieri per cure, interventi chirurgici e terapie, oppure risiede in lungodegenza in una Rsa. In questi casi, ci si chiede se l’indennità di accompagnamento spetta in caso di ricovero. La risposta è tendenzialmente negativa, perché in queste situazioni l’emolumento non viene riconosciuto oppure, se l’invalido già lo percepisce, la sua erogazione viene sospesa durante il periodo di degenza; ma ci sono delle eccezioni.

Ad esempio, una nuova ordinanza della Corte di Cassazione [1], respingendo l’opposizione dell’Inps, ha ammesso il beneficio dell’indennità di accompagnamento ad un invalido grave che era stato ricoverato in un ospedale pubblico per una grave forma di «encefalopatia degenerativa»: una patologia che, secondo la Suprema Corte, richiede cure «altamente specifiche», e come tali possibili solo presso una struttura ospedaliera attrezzata, ma che al contempo «non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana».

Quando l’indennità di accompagnamento non spetta ai ricoverati in ospedali o Rsa

Quello enunciato dalla Suprema Corte è un criterio discretivo molto importante, perché agisce in deroga al principio generale sancito dalla legge [2] che, in linea generale, impedisce di percepire l’indennità di accompagnamento a coloro che sono ricoverati per periodi di lunga degenza oltre i 30 giorni, in istituti con pagamento delle rette a carico dello Stato o di un altro Ente pubblico (nessuna decurtazione, invece, avviene per i ricoveri brevi e per quelli in regime di day hospital).

Sospensione indennità accompagnamento per i ricoverati: quando scatta?

Di conseguenza, sono “tagliati fuori” dall’emolumento gli invalidi civili ricoverati gratuitamente, anche se solo per fini riabilitativi, negli ospedali e nelle Rsa. In tali casi, il beneficiario della prestazione assistenziale non perde il diritto all’indennità di accompagnamento (che, se sussistono i requisiti, deve essergli riconosciuta), ma subisce la sospensione del trattamento economico durante il periodo di ricovero o di lungodegenza che superi i 29 giorni. In sostanza, la corresponsione dell’assegno sarà “congelata” a partire dal trentesimo giorno e fino al termine del ricovero o della permanenza nella struttura riabilitativa.

Quando si percepisce l’indennità di accompagnamento anche durante il ricovero 

Il “grimaldello” su cui ha agito la nuova ordinanza della Cassazione per scardinare tale principio normativo sta nella possibilità – che la stessa legge istitutiva dell’indennità di accompagnamento riconosce – di percepire l’assegno durante i periodi di ricovero per terapie legate alla causa della patologia invalidante e che richiede la prestazione di un’assistenza continua; infatti esistono altri precedenti giurisprudenziali in tal senso [3], concordi nell’affermare che «in tema di indennità di accompagnamento, il beneficio può spettare all’invalido grave anche durante il ricovero in ospedale pubblico, ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall’ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana».

Chiaramente, bisognerà dimostrare caso per caso la sussistenza di questi presupposti, specialmente in caso di opposizione da parte dell’Inps. Nella vicenda decisa dalla Suprema Corte, il ricorso dell’Istituto è stato respinto perché i giudici di merito avevano accertato (con valutazione di fatto, e perciò insindacabile in Cassazione) che il malato aveva bisogno di cure e di forme di assistenza ulteriori rispetto a quelle specialistiche prestate dalla struttura ospedaliera in cui era stato ricoverato, e perciò l’indennità di accompagnamento doveva essergli riconosciuta anche durante il periodo di degenza.

Indennità di accompagnamento: approfondimenti

Nel riquadro a fondo pagina ti riportiamo la nuova pronuncia della Cassazione che abbiamo commentato. Per approfondire l’argomento dell’indennità di accompagnamento, potrebbero esserti utili questi articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 31682/2022.

[2] Art. 1 L. n. 18/1980, modif. dall’art. 1 L. n. 508/1998.

[3] Cass. sent. n. 25569/2008 e n. 2270/2007.

Cass. civ., sez. lav., ord. 26 ottobre 2022, n. 31682
Presidente Berrino – Relatore Buffa

Fatto e diritto

La Corte di Appello di Cagliari con sentenza 8.2.16 ha confermato la sentenza 3.10.14 del tribunale della stessa sede che aveva accolto la domanda di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, sebbene la assistita fosse ricoverata gratuitamente e ciò in quanto le prestazioni della struttura non esaurivano le forme di assistenza necessaria nel caso.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS per un motivo che deduce violazione dell’art. 2697 c.c., e della L. n. 18 del 1980, art. 1; resiste con controricorso, illustrato da memoria, l’assistita.

Il ricorso è infondato.

Questa corte è ferma nel ritenere (Cassazione Sez. L, Sentenza n. 25569 del 22/10/2008, Rv. 605199 – 01 e Sez. L, Sentenza n. 2270 del 02/02/2007, Rv. 594534 – 01) che, in tema di indennità di accompagnamento il beneficio può spettare all’invalido grave anche durante il ricovero in ospedale pubblico ove si dimostri che le prestazioni assicurate dall’ospedale medesimo non esauriscono tutte le forme di assistenza di cui il paziente necessita per la vita quotidiana.

Nella specie la corte territoriale ha accertato – con valutazione di merito qui non sindacabile- che le prestazioni della struttura non esaurivano le forme di assistenza necessaria nel caso, rilevando correttamente che nella specie si trattava di encefalopatia degenerativa, un tipo di patologia che richiede per sua natura prestazioni specifiche non ordinarie.

Spese secondo soccombenza, con (Ndr: testo originale non comprensibile) in favore dell’avv. Maurizio Benelli.

Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

P.Q.M.

rigetta il ricorso;

condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 3.000,00 per competenze professionali ed Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori secondo legge e spese generali al 15%, con (Ndr: testo originale non comprensibile).

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis


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