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Miscellanea Avvocati e professionisti sempre più poveri: caduta libera dei redditi

Miscellanea Pubblicato il 11 dicembre 2014

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> Miscellanea Pubblicato il 11 dicembre 2014

Il mondo della libera professione non è più il miraggio dell’indipendenza economica ma una gabbia in cui sostare in attesa di migliore e più stabile occupazione.

La triste previsione che ogni professionista ha già fatto, a fine bilancio, dando un rapido sguardo al proprio “portafogli”, è confermata anche a livello nazionale: la fine della crisi economica è ancora lontana e i professionisti sono tra le categorie più penalizzate. I redditi, in caduta libera già nel 2013, non accennano a riprendersi. Il 2014 rafforzerà, molto probabilmente, l’andamento negativo e il 2015 non promette nulla di buono.

Sono questi i dati sul mondo delle libere professioni diffusi dal IV Rapporto Adepp sulla previdenza privata. La crisi ha scavato cicatrici profonde, così come dimostra il raddoppio delle uscite per gli ammortizzatori sociali sostenute dalle Casse private.

Trova inoltre conferma il fenomeno che vede giovani aspiranti lavoratori tentare la libera professione “pur di fare qualcosa”. E infatti il numero dei professionisti sale a 1,41 milioni (+1,8% rispetto all’anno precedente) e del 15% rispetto al 2005. Crescono i professionisti, ma le entrate continuano a calare. Il reddito medio reale è stato pari a 30.155,29 euro. Le dichiarazioni 2015 relative ai redditi 2014 registreranno, quasi sicuramente, un ulteriore calo, scendendo sotto i 30mila euro di reddito medio. Il che significa, detratte le tasse e le spese per lo studio, meno di mille euro al mese.

La categoria più colpita è quella dei consulenti del lavoro (-21,80%), seguita dagli avvocati (-18,54%).

Le uniche due professioni che registrano una crescita intorno al 6% del reddito tra il 2012 e il 2013 sono le categorie degli agrari e agrotecnici (che però partivano già da redditi piuttosto bassi). Ingegneri e architetti hanno perso il 29,43% del reddito.

Su questo infelice scenario pesa anche l’imminente tassazione delle Casse private, promessa (minacciata) con l’ultima manovra di fine anno (sebbene il nodo dei fondi pensione non sia ancora chiuso definitivamente e la partita giocherà la sua ultima carta in Senato).

Si conferma la forbice della differenza delle entrate tra donne e uomini: se nel 2005 era del 42,79% nel 2013 è del 41,05 per cento. In pratica, in tempo di crisi le donne sono le prime a lasciare il lavoro (spontaneamente o per le note difficoltà).

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Autore immagine: 123rf com


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