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Contanti: aumenta il tetto dal 1° gennaio 2023

27 Ottobre 2022
Contanti: aumenta il tetto dal 1° gennaio 2023

Il Governo Meloni annuncia l’innalzamento del tetto all’uso dei contanti: si va verso i 3mila euro.

Nonostante la vittoria della battaglia sui pos obbligatori e l’approvazione delle sanzioni per chi non si dota di un apparecchio che accetti pagamenti elettronici con carte di credito e bancomat, il nuovo Governo intende invertire la marcia in tema di divieto all’uso dei contanti. Divieto che, dal primo gennaio 2023, doveva scendere dagli attuali 2.000 euro a 1.000 euro. E che invece andrà in controtendenza. Le dichiarazioni di Meloni non lasciano spazio ad equivoci: l’esecutivo intende rivedere in aumento i limiti all’uso dei contanti. Probabilmente si tornerà a 3.000 euro con la prossima legge di bilancio di fine anno. 

Il che significa che, già dal 1° gennaio 2023, si potranno usare contanti negli scambi di denaro tra persone diverse (vendite, donazioni, prestiti, ecc.) fino a un limite massimo di 2.999,99 euro. Invece da 3.000 euro a salire restano obbligatori solo gli strumenti tracciabili (bonifici, carte di credito o di debito, vaglia, assegni non trasferibili).

Riparte così l’eterna altalena dei limiti all’uso del contante. La conferma della volontà del governo di rivedere la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di pagamenti elettronici è arrivata direttamente dalla presidente del consiglio. «Metteremo mano al tetto – ha spiegato Giorgia Meloni nella sua replica al Senato sulla fiducia – che penalizza i più poveri e rischia di non favorire la nostra competitività».

Il tema, si diceva, ha una ricca fortuna nel dibattito politico italiano. Il limite è indicato nel decreto antiriciclaggio (Dlgs 231/2007, articolo 49) ma si è mosso continuamente. Il suo penultimo assetto ha previsto la discesa da 3mila a 2mila euro dal 1° luglio 2020, per arrivare a mille euro dal 1° gennaio 2022. Nel Milleproroghe dello scorso anno, però, contro il parere del governo Draghi il Parlamento è riuscito a rispostare la soglia a 2mila euro, da marzo scorso, posticipando al 1° gennaio prossimo il ritorno in campo del limite ai mille euro. Che però non ci sarà per l’intervento appunto della manovra, con il ritorno probabile dell’asticella a 3mila euro.

In generale la battaglia vede il centrosinistra spingere per abbassare il limite, e il centrodestra per alzarlo. Ma non sempre è stato così. In senso contrario decise di muoversi da premier Matteo Renzi nel 2015, quando riportò a 3mila euro il tetto allora in vigore a mille euro. 

Le norme sul limite all’uso dei contanti vengono giustificate nell’ottica di contrasto all’evasione fiscale. Si ritiene infatti che più contante circoli, più facile sia l’evasione. Anche se la prova di questo collegamento non c’è, ci sono alcuni indizi importanti. Come quelli elencati nello studio pubblicato nell’ottobre 2021 da Bankitalia con il titolo evocativo «Pecunia olet», secondo cui «un aumento della quota di transazioni in contanti determinerebbe, a parità di condizioni, un incremento dell’incidenza dell’economia sommersa.

Nello stesso senso spinge anche la commissione Ue, che nelle Raccomandazioni rivolte all’Italia nel 2019 chiedeva di «potenziare i pagamenti elettronici obbligatori anche mediante un abbassamento dei limiti legali per i pagamenti in contanti».

 



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