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Pirata della strada: quando non è punibile?

1 Novembre 2022 | Autore:
Pirata della strada: quando non è punibile?

La Cassazione fa un’eccezione su chi provoca un incidente con feriti e si dà alla fuga. Quando si può evitare il carcere?

Le cronache spesso ci riportano drammatici episodi di incidenti provocati da chi, contrariamente a quanto dispone la legge, non si ferma a prestare soccorso alla persona che ha investito con l’auto o con la moto. Automobilisti o motociclisti a cui è stata attribuita l’espressione «pirati della strada» che, per vigliaccheria, si danno alla fuga dopo aver causato una disgrazia. La normativa sanziona chi ha questo tipo di comportamento ma, per quanto la cosa possa stupire, c’è qualche eccezione, come ha confermato di recente la Cassazione. Secondo la Suprema Corte, il pirata della strada quando non è punibile?

Tutto dipende da quanto dura la fuga e dell’atteggiamento successivo del cosiddetto «pirata». Vediamo.

Cosa si intende per pirata della strada?

Secondo il Codice della strada [1], chi rimane coinvolto in un incidente ha:

  • l’obbligo di fermarsi dopo un incidente senza feriti, pena la sanzione amministrativa pecuniaria da 296 a 1.184 euro;
  • l’obbligo di fermarsi dopo un incidente con feriti, pena la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la sospensione della patente di guida da 1 a 3 anni per il reato di fuga;
  • l’obbligo di fermarsi e l’obbligo di prestare assistenza, pena la reclusione da 1 a 3 anni e la sospensione della patente di guida per un periodo non inferiore ad 1 anno e 6 mesi e non superiore a 5 anni per il reato di omissione di soccorso, che richiede l’effettivo bisogno dell’investito;
  • l’obbligo di fornire le proprie generalità, pena una sanzione amministrativa.

Ecco, il pirata della strada è colui che non fa una sola di queste cose. È il conducente che, dopo aver provocato un incidente o investito un pedone, fugge per far perdere le sue tracce ed evitare una sanzione. In questo modo vengono violati tutti gli obblighi sopra elencati.

Viene considerato pirata della strada anche chi scappa dopo aver causato un sinistro con soli danni materiali: è il fatto di darsi alla fuga che aggrava la posizione dell’automobilista. Primo, perché così facendo non saprà mai se qualcuno si è fatto male ed ha bisogno di assistenza: il fatto di dire «non sapevo che ci fossero dei feriti» non giustificherà mai il suo comportamento. E poi, perché è tenuto a fermarsi comunque per scambiare i dati delle assicurazioni con gli altri conducenti ai fini risarcitori.

Cosa rischia il pirata della strada?

Come abbiamo visto poco fa, chi provoca un incidente senza feriti e si dà alla fuga rischia una sanzione amministrativa da 296 a 1.184 euro, poiché si tratta di un illecito civile.

La situazione del pirata della strada si complica se a causa del sinistro ci sono dei feriti. In tal caso, scatta il penale ed il conducente che scappa rischia la reclusione e la sospensione della patente per il reato di fuga, che punisce il solo fatto di non fermarsi, indipendentemente dall’entità delle lesioni provocate.

Se le persone coinvolte nell’incidente si trovano in gravi condizioni, chi scappa dovrà rispondere del reato di omissione di soccorso che, come detto in precedenza, prevede una pena più severa. Se, infine, una delle vittime dell’incidente muore, scatta l’omicidio stradale.

Quando non viene punito il pirata della strada?

Secondo una recente sentenza della Cassazione [2], non è punibile il pirata della strada che, dopo aver causato un incidente, si dà alla fuga ma dopo breve tempo torna indietro per soccorrere i feriti.

In pratica, sostiene la Suprema Corte, non si deve condannare il conducente che, dopo aver investito una persona ed essere scappato, ci ripensa e, dopo un tempo «molto breve» di fuga adotta una «condotta positiva», tornando sul luogo del sinistro per prestare assistenza alla persona ferita.

Nel caso specifico, un motociclista aveva investito il passante e, in primis, si era dato alla fuga ma poi era tornato indietro, aveva assistito la persona ferita e l’aveva accompagnata in ospedale.

La Cassazione concede, così, una sorta di «seconda possibilità» a chi causa un sinistro e, per la paura delle conseguenze, agisce di istinto scappando ma, pochi minuti dopo, ripensa al proprio gesto e tenta di riparare prestando soccorso alla vittima.

In casi come questo, spiegano gli Ermellini, ci sono i presupposti per la «particolare tenuità del fatto» riconosciuta dal Codice penale [3] quando si tratta di un fatto di «minima offensività e non abituale».


note

[1] Art. 189 cod. str.

[2] Cass. sent. n. 39474/2022.

[3] Art. 131-bis cod. pen.


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