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Lo sai che? Separazioni e divorzi col Sindaco: i limiti con le circolari ministeriali

Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 dicembre 2014

Negoziazione assistita e procedura in Comune: i nuovi limiti irragionevoli e illegittimi.

 

Con l’ultima riforma della giustizia, sono stati introdotti due nuovi metodi per separarsi e divorziare, senza bisogno del tribunale e del giudice: quello della negoziazione assistita (ossia allo studio dell’avvocato) e quello in Comune (ossia davanti al Sindaco o all’Ufficiale di Stato civile). Di queste novità, dei relativi presupposti e condizioni, abbiamo già abbondantemente parlato nelle nostre pagine, a cui rinviamo:

I tre modi per separarsi e divorziare consensualmente

divorziare all’ufficio anagrafe o dall’avvocato: come si fa

Separazione e divorzio: come scegliere la procedura in caso di accordo?

Di recente, però, su tale argomento è intervenuto il Ministero dell’Interno con due circolari indirizzate ai Prefetti, con cui ha diramato alcune istruzioni operative supplementari le quali, di fatto, limitano fortemente la possibilità che i cittadini hanno di ricorrere a tali due nuovi strumenti. Invero, tali precetti si rivolgono principalmente agli avvocati, rendendo il compito per essi tanto oneroso e, a tratti, rischioso da rendere ad essi più conveniente la procedura tradizionale.

Vediamo, in particolare, di cosa si tratta.

Separazione e divorzio con la negoziazione assistita.

Dopo il raggiungimento dell’accordo tra i coniugi, ottenuto grazie alla negoziazione assistita dai rispettivi avvocati (almeno uno per parte), il Ministero ricorda che questi ultimi devono munirsi di un nulla osta o di un’autorizzazione del Procuratore della Repubblica o del Presidente del Tribunale a seconda che vi siano o meno figli minori o maggiorenni non autosufficienti o con handicap grave.

La circolare ricorda poi l’obbligo di trasmettere l’accordo con il nulla osta o con l’autorizzazione all’ufficiale di stato civile entro il termine di 10 giorni, pena l’irrogazione della sanzione amministrativa a carico dell’avvocato inadempiente o ritardatario. Ma qui l’aspetto davvero controverso. Il Ministero, partendo dal dato letterale della legge di conversione – secondo cui ogni coniuge deve essere munito del proprio difensore, non essendo possibile avere un avvocato unico per entrambi – stabilisce che l’accordo vada trasmesso “da ciascuno degli avvocati” e non solo da uno per conto di tutti e due. Insomma: una duplicazione di formalità del tutto inutile e priva di alcuna apparente motivazione.

Perché infatti chiedere la trasmissione di due accordi da parte degli avvocati quando è sufficiente che vi provveda uno soltanto? O perché chiedere la trasmissione dello stesso accordo da parte di entrambi gli avvocati? E quali sanzioni scattano per l’avvocato che ha adempiuto al proprio obbligo di comunicazione se l’altro non lo abbia fatto?

Separazione e divorzio davanti al Sindaco

Non è meno contraddittoria la circolare per quanto riguarda le separazioni e divorzi in Comune. Anche qui si arriva a una interpretazione restrittiva del tutto immotivata.

Innanzitutto il Ministro ricorda che ci si può separare davanti al Sindaco a condizione che gli accordi di separazione e divorzio (così dice la legge) non contengano “patti di trasferimento patrimoniale”.

 

Ma cosa si intende per “patti di trasferimento patrimoniale”?

Sono stati in molti a chiederselo in queste settimane. Secondo la circolare, si parla di qualsiasi valutazione di natura economica o finanziaria nella redazione dell’atto di competenza dell’ufficiale dello stato civile.

Con l’ulteriore conseguenza che “in assenza di specifiche indicazioni normative va pertanto esclusa dall’accordo … qualunque clausola avente carattere dispositivo sul piano patrimoniale, come – ad esempio – l’uso della casa coniugale, lo stesso assegno di mantenimento, oppure qualunque altra utilità economica tra i coniugi dichiaranti”.

E allora, se si escludono tali argomenti, quale può essere il contenuto di un atto di separazione e divorzio se non la semplice decisione di addivenire alla separazione o al divorzio? Ricordiamo, infatti, che non ci si può separare o divorziare in Comune se il matrimonio ha visto la nascita di figli. Dunque, non potrebbe l’accordo limitarsi a regolare la collocazione e il diritto di visita dei minori. E allora, cosa mai dovrebbe contenere l’accordo?

Del resto, l’interpretazione ministeriale è anche illogica perché, se dovessimo ritenere che davanti al Sindaco non si può discutere di assegno di mantenimento, perché mai poi la legge consente alle parti, d’accordo tra di loro, di adire la stessa via davanti all’ufficiale di stato civile per modificare le condizioni della precedente separazione e divorzio? Modifica che, per ovvie ragioni, non può che riguardare le condizioni dell’assegno di mantenimento o divorzile.

Costi

La Circolare ricorda che, nel caso dell’accordo davanti al Sindaco deve essere esatto il diritto fisso massimo di 16 euro.

Da quando decorre il triennio per il divorzio

Infine le circolari individuano il termine dal quale decorrono i tre anni dalla separazione per poter poi chiedere il divorzio:

– nel caso di negoziazione assistita: il triennio parte dalla data certificata del raggiungimento dell’accordo

– nel caso di separazione davanti al Sindaco: il triennio decorre dalla data di redazione dell’accordo e non già dalla data di conferma.

Per leggere le due circolari, clicca sui due link qui sotto:

Qui la circolare del Ministero dell’Interno n. 19 del 28 novembre 2014

Qui la circolare del Ministero dell’Interno n. 16 del 1° ottobre 2014

note

Autore immagine: 123rf com


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