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Lavori domestici: spetta il risarcimento da riduzione della capacità lavorativa

14 dicembre 2014


Lavori domestici: spetta il risarcimento da riduzione della capacità lavorativa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 dicembre 2014



Il danno da riduzione della capacità lavorativa, sofferto dalla persona che provvede da sé al lavoro domestico, costituisce un’ipotesi di danno patrimoniale.

Chi ha detto che la “capacità lavorativa” riguarda solo il lavoro svolto fuori casa? Anche  chi provvede al ménage familiare pone in essere un lavoro a tutti gli effetti, con un suo valore economico. La conseguenza è che l’eventuale lesione alla capacità di provvedere alle faccende domestiche implica un danno patrimoniale e non biologico.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

La vicenda

Nella vicenda, una donna, disoccupata ma dedita all’attività di casalinga, era rimasta seriamente lesa dopo un incidente stradale. La stessa aveva così chiesto il risarcimento del danno patrimoniale conseguente alla diminuzione della capacità lavorativa.

La sentenza

La Suprema Corte, dopo aver dato massima enfasi all’importanza del lavoro domestico, elevandolo al rango di attività lavorativa vera e propria, ha però precisato che chi invoca il risarcimento per la lesione a tale capacità (conseguente a un infortunio che menomi fisicamente l’interessato) deve anche dimostrare, in modo preciso e puntuale, gli esiti permanenti, residuati alla lesione della salute. Tali esiti, in pratica, devono impedire o rendere più oneroso (oppure dovranno impedire o renderanno più oneroso in futuro) lo svolgimento del lavoro domestico.

In mancanza di tale prova portata davanti al giudice in una eventuale causa, nulla può essere liquidato a titolo di risarcimento di tale tipologia di danno patrimoniale [2].

Non è la prima volta che la Cassazione riconosce, al ménage familiare, il carattere di vero e proprio lavoro: esso, infatti, consente alla coppia di risparmiare in termini di gestione dell’abitazione e della prole. Pertanto una perdita di una funzionalità motoria in capo a chi se ne occupa implica sempre il doversi valere dell’attività di collaboratori esterni, che andranno remunerati, con conseguente danno economico per la famiglia.

Il problema potrebbe sorgere nel momento in cui si passi a quantificare il danno subìto, poiché, in assenza di uno stipendio certo, non è facile determinare la perdita economica. Allora il giudice potrà effettuare una valutazione cosiddetta equitativa, ossia secondo quanto gli appaia giusto, alla luce di criteri obiettivi, tenuto conto del caso concreto.

note

[1] Cass. sent. n. 25726/14 del 5.12.2014.

[2] Cass. sent. n. 16392/2010.

Autore immagine: 123rf com

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