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Reddito di cittadinanza a rischio per 600mila beneficiari

31 Ottobre 2022 | Autore:
Reddito di cittadinanza a rischio per 600mila beneficiari

Stretta sui beneficiari del Rdc, che il Governo ha intenzione di garantire in modo certo solo a coloro che sono oggettivamente impossibilitati a lavorare.

L’avevano promesso e lo hanno fatto praticamente subito: a distanza di poco più di una settimana dalla nomina del Presidente del Consiglio, l’Esecutivo del Governo Meloni sta già pensando a come sistemare il «pasticcio» del Reddito di cittadinanza (che, va ricordato, fosse per Fratelli d’Italia neppure esisterebbe più, con l’intenzione di destinare quelle risorse «a chi ne ha realmente bisogno»).

Il nuovo Governo si è prefissato lo scopo di mantenere il sussidio statale solo per chi non è nelle condizioni di poter lavorare, «costringendo» a esercitare una professione gli oltre 600mila beneficiari che sono in realtà occupabili. Di questi, secondo i dati, il 75% risiede al Sud e oltre 480mila negli ultimi tre anni non hanno avuto alcuna esperienza lavorativa, forse anche in relazione al fatto che due su tre hanno solo la terza media come titolo di studi.

«C’è chi dice che noi consideriamo colpevoli i percettori del reddito, io ho considerato un problema chi teneva quelle persone in quella condizione, per farci cassa elettorale, il reddito è un sistema che aveva dei problemi». Così Giorgia Meloni, parlando alla Camera nella sua replica dopo l’intervento programmatico. «Il messaggio che abbiamo dato è che se una persona è in uno stato di povertà e difficoltà – ha aggiunto – deve ambire a diventare benestante e questo si fa con il lavoro».

La misura continuerà ad essere garantita, come detto dalla Premier nel suo discorso alla Camera una settimana fa, a tutti i soggetti fragili impossibilitati al lavoro, ossia persone con disabilità, invalidi, genitori privi di reddito con figli minori.

Ad oggi, il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, costa otto miliardi all’anno allo Stato. Secondo gli ultimi dati, sono stati 1,64 milioni i nuclei familiari che nei primi 9 mesi dell’anno hanno beneficiato sia del reddito di cittadinanza che di Pensione di cittadinanza (Pdc); le revoche hanno riguardato oltre 46mila nuclei e le decadenze 230mila. A sintetizzare l’andamento del Rdc/Pdc è l’osservatorio Inps che annota come nell’ottobre scorso, invece siano stati 1,16 milioni i nuclei beneficiari, per un totale di 2,45 milioni di persone e un assegno medio di importo che si aggira sui 551 euro, 582 per l’Rdc e 282 perla Pdc.

Nel particolare, ad ottobre scorso, sono stati 1,04 milioni i nuclei che hanno beneficiato dell’Rdc e quasi 121 mila per quel che riguarda Pdc. L’importo medio, spiega l’Inps, varia sensibilmente con il numero dei componenti il nucleo familiare, e va da un minimo di 454 euro per i nuclei costituiti da una sola persona a un massimo di 736 euro per le famiglie con cinque componenti. La platea dei percettori di reddito di cittadinanza e di pensione di cittadinanza è composta complessivamente da 2,16 milioni di cittadini italiani, 208mila cittadini extra-comunitari e quasi 84mila cittadini europei.

Per i nuclei con presenza di minori (358mila, con 1,28 milioni di persone coinvolte), l’importo medio mensile è di 682 euro, e va da un minimo di 592 euro per i nuclei composti da due persone a 742 euro per quelli composti da cinque persone. I nuclei con presenza di disabili sono 199mila, con 443mila persone coinvolte. L’importo medio è di 492 euro, con un minimo di 388 euro per i nuclei composti da una sola persona a 701 euro per quelli composti da cinque persone. La distribuzione per aree geografiche vede 430mila soggetti beneficiari al Nord, 328mila al Centro e 1,69 milioni nell’area Sud e Isole.

Di tutti questi sono oltre 660mila i beneficiari potenzialmente occupabili i quali, per poter godere del sussidio, hanno sottoscritto il Patto per il lavoro previsto dalla legge, che dovrebbe aiutarli a trovare un impiego. Ma tra la teoria e la pratica ci sono differenze immense, principalmente legate all’inattività lavorativa di quasi  tre quarti dei beneficiari che non lavora da almeno tre anni. Senza contare che nel 36,3% dei casi di chi ha avuto un’esperienza lavorativa «recente», il rapporto di lavoro non è durato neppure tre mesi (dati Anpal, Agenzia nazionale delle politiche attive per il lavoro).

Altro problema importante è che, trattandosi per la maggioranza di soggetti che, per quanto occupabili, non lavorano da anni, spesso i beneficiari del Rdc risultano essere poco appetibili per le aziende, che ricercano solitamente profili più formati e completi. Non è raro, peraltro, che i beneficiari non siano pronti neppure per un colloquio lavorativo o per seguire utilmente un corso di formazione per l’inserimento nel mondo lavorativo.

Ad oggi, per come è stato impostato il Rdc, tutti coloro che hanno sottoscritto il Patto per il lavoro sono tenuti ad accettare almeno una di due offerte congrue che vengono loro offerte, anche nel caso in cui giungano direttamente da datore di lavoro privati. L’ipotesi avanzata più volte dal Centrodestra (e non solo) è quella di far saltare il beneficio dopo il primo rifiuto di un’offerta congrua, lasciando così un’unica possibilità al beneficiario, pena il decadimento della misura. Secondo i navigator, però, un altro problema è che spesso e volentieri neppure si arriva alla prima offerta proprio per la difficoltà nel piazzare i percettori e per la diffusa scarsa propositività degli stessi.



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