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Flat tax: le novità che vuole il Governo Meloni

31 Ottobre 2022 | Autore:
Flat tax: le novità che vuole il Governo Meloni

Difficilmente le novità volute dal Governo in tema tassa piatta entreranno in vigore nell’immediato, non essendo i Fondi per attuarle.

Da giorni, sta facendo parlare l’intento del Centrodestra di aumentare a 100mila euro il limite dei ricavi annui per poter godere di una flat tax al 15%: una proposta che porterebbe nel regime forfettario altri 240mila professionisti, ossia l’11% in più rispetto ai 2,1 milioni di partite Iva già ad oggi soggette alla tassa piatta. Per la maggioranza si tratta di un segnale di merito, che rientra nel piano economico a tre tappe annunciato dalla Premier nel suo discorso alla Camera, che comprende meno tasse, lotta all’evasione fiscale e una tregua fiscale per i debitori.

«Flat tax? Non comprendo la critica con il tetto a 100mila euro. Io ho fatto due proposte: una sul regime forfettario, l’altro sulla flat tax incrementale, al 15% su quanto ho dichiarato in più del triennio precedente». Così Giorgia Meloni, intervenendo giorni fa in Senato, ha spiegato le motivazioni alla base delle proposte fatte. «È un segnale di merito, chi ha fatto di più è giusto che venga premiato», dice rivolta al senatore Monti. «La tassa piatta va bene per gli ipermilionari, ma non per le partite Iva?», chiede poi la Premier, riferendosi alla proposta del Pd che «l’ha proposta per chi faceva rientrare i soldi dall’estero».

Nonostante la volontà della maggioranza, comunque, è probabile che questa misura venga rinviata, riuscendo difficilmente a rientrare nella prossima legge di Bilancio.

Facendo i calcoli sulla riforma fiscale annunciata, la Ragioneria generale dello Stato ha certificato che, per dare piena attuazione alla misura proposta della flat tax, servirebbero circa 1,1 miliardo di euro. Fondi che, attualmente, lo Stato non può dedicare alla tassa piatta, dovendo destinare tre quarti delle risorse disponibili a provvedimenti legati all’emergenza bollette, al caro energia e al sostegno a famiglie e imprese. Per questo, difficilmente, il provvedimento economico fiscale verrà assunto nell’immediato, mentre non è escluso che si inizi un percorso a tappe per la sua attuazione. È possibile, ad esempio, che prima di passare a una flat tax per i ricavi fino ai 100mila euro si passi a una flat tax per quelli fino a 85mila euro per il 2023, aumentando gradualmente col passare degli anni (e sempreché le casse statali lo consentano).

Nonostante il grande scalpore suscitato dalle espresse volontà della premier in tema fiscali, va evidenziato che la proposta di estendere fino a 100mila euro la flat tax era già stata avanza dal primo governo Conte, motivo per cui la Lega ci è particolarmente affezionata, in ricordo dei bei tempi gialloverdi.

Il regime forfettario, del resto, è appetibile per tutti: se inizialmente era nato con lo scopo di sostenere i piccoli operatori economici, nel corso del tempo è diventato una tassazione utilizzata per lo più dalle partite Iva individuali. Basti pensare che, tra il 1° gennaio 2021 e il 30 giugno 2022, sono ben 398mila le persone fisiche che hanno aperto partita Iva aderendo così al regime forfettario: due terzi delle nuove attività avviate, infatti, sono iniziate con la flat tax.

Bisognerà attendere ulteriori specifiche per scoprire se il Governo intenderà non solo aumentare la soglia del tetto massimo per poter beneficiare della tassazione agevolata, ma anche modificare le regole e i parametri da rispettare per poterne godere. Ad esempio, non tutti coloro che guadagnano meno i 65mila euro usufruiscono della flat tax, probabilmente perché beneficiari di un titolo (come ad esempio una pensione con un reddito oltre i 30mila euro) che preclude loro questa possibilità. Il Governo ha intenzione di «semplificare» le regole per far rientrare tra i beneficiari anche loro? Si parla ad oggi di circa 450mila contribuenti.



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