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Il socio di maggioranza si può auto votare amministratore

21 Febbraio 2016
Il socio di maggioranza si può auto votare amministratore

Nessun conflitto di interessi per il socio con la maggioranza delle quote che vota la sua nomina ad amministratore della società e si aumenta il compenso.

Il socio di maggioranza può votare la sua nomina ad amministratore della società di capitali e l’aumento dei compensi per il suo ruolo: tale situazione non crea alcun conflitto d’interesse o abuso della regola di maggioranza. Se non sono stati lesi gli interessi sociali, la delibera non può dunque essere dichiarata illegittima. Non ha importanza, in questo senso, che il socio abbia ottenuto un proprio vantaggio personale. È quanto chiarito dal Tribunale di Roma con una recente sentenza [1].

La vicenda

Il socio di una Srl impugnava una delibera dell’assemblea, di cui chiedeva l’annullamento, perché decisa con il voto determinante del socio di maggioranza, voto che, peraltro, aveva permesso la nomina di quest’ultimo ad amministratore, nonostante – secondo il parere del socio ricorrente – il conflitto d’interessi. Con le stesse modalità era stato deciso per l’aumento del compenso per l’amministratore da 12 mila euro a 30 mila euro l’anno, compresi i rimborsi spese, circostanza che a detta dell’attore ha fatto emergere un abuso del potere di maggioranza.

Il socio di maggioranza si può autonominare amministratore

La giurisprudenza consolidata ritiene che, per l’approvazione di una delibera, si può parlare di conflitto d’interessi tra socio e società solo quando ricorrono le due seguenti condizioni:

– il socio in conflitto deve essere portatore di un duplice e contrapposto interesse: il suo e quello della società;

– “contrapposto interesse” significa che il socio non può realizzare l’uno (il proprio interesse) senza sacrificare l’altro (quello della società). Per cui, viceversa, se si realizzano contemporaneamente sia l’interesse della società che del socio (in quanto l’uno non pregiudica l’altro ma vanno di pari passo), non si può chiedere l’annullamento della delibera;

– che il voto del socio in conflitto sia stato “determinante”, ossia che senza di esso la decisione dell’assemblea sarebbe stata differente. Insomma, il socio in conflitto deve essere stato l’ago della bilancia.

Perché, dunque, la delibera possa essere annullata è essenziale che la decisione presa con il voto del socio in conflitto sia in grado di ledere l’interesse sociale ed è irrilevante che consenta al socio di raggiungere anche un proprio interesse economico.

In questo caso, il tribunale ha anche ritenuto congruo l’aumento del compenso annuo per l’amministratore, perché comprensivo delle spese per un incarico che ha visto l’aumento delle responsabilità. Non esiste, del resto, una norma del diritto societario che identifichi le fattispecie di abuso delle delibere assembleari. Dalla giurisprudenza si possono individuare due linee di principio fondamentali per l’eccesso di potere. Vale a dire il caso di una delibera che vada contro gli interessi della società e ne devia lo scopo economico, per produrre vantaggi in favore della maggioranza. In alternativa, che rappresenti un’attività fraudolenta degli stessi soci per ledere diritti di partecipazione e patrimoniali della minoranza.


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 15923/15.

Autore immagine: 123rf com

LA MASSIMA

Sussiste conflitto di interessi tra socio e società quando il primo si trovi nella condizione di essere portatore – con riferimento a una specifica delibera – di un duplice e contrapposto interesse: da una parte il proprio interesse di socio e dall’altra l’interesse della società, e questa duplicità di interessi è tale per cui il socio non può realizzare l’uno se non sacrificando l’altro. In particolare, l’interesse sociale si configura come l’insieme degli interessi comuni dei soci, in quanto parti del contratto di società, concretizzantesi nell’interesse alla produzione del lucro, alla massimizzazione del profitto sociale (inteso come massimizzazione del valore globale delle azioni o delle quote), al controllo della gestione dell’attività sociale, alla distribuzione dell’utile, alla alienabilità della propria partecipazione sociale, alla determinazione della durata del proprio investimento, e, quindi, allo scioglimento della società. Sicché, ai fini dell’annullamento della delibera assembleare di una società di capitali per conflitto di interessi, è essenziale che la delibera sia idonea a ledere l’interesse sociale, mentre è irrilevante che essa (senza pregiudicare nel contempo tali interessi) consenta al socio di raggiungere anche un interesse proprio.


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