Contributo unificato +10% dal 1° gennaio per finanziare il credito d’imposta

14 Dicembre 2014
Contributo unificato +10% dal 1° gennaio per finanziare il credito d’imposta

Cause civili e commerciali: negoziazione assistita dall’avvocato e arbitrato con bunus fiscale.

Per finanziare il nuovissimo credito d’imposta che la legge attribuirà a chi sceglie l’arbitrato o la negoziazione assistita, la manovra di fine anno porterà un aumento generalizzato del contributo unificato del 10% su tutte le cause e i procedimenti.

Il Governo mantiene le promesse (almeno quando si tratta di prelievi) e introduce, così, il correttivo alla legge di stabilità di fine anno (leggi “A fine anno aumenterà di nuovo il contributo unificato”).

Così, dal 1° gennaio 2015, iniziare una causa in tribunale costerà di più per garantire un bonus fiscale a chi invece sceglie la via fuori dal tribunale (ossia affidare la decisione a un collegio di arbitri).

Il credito d’imposta sarà riconosciuto solo in caso di successo della negoziazione oppure di conclusione dell’arbitrato con un lodo, e sarà commisurato al compenso corrisposto all’avvocato fino a un tetto di 500 euro.

Un’idea che suona come una sorta di penalizzazione nei confronti di chi preferisce delegare la tutela dei propri diritti al giudice istituzionale, quello pagato dallo Stato e a cui espressamente la Costituzione [1] si riferisce laddove stabilisce che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è un diritto inviolabile…”.

Il cartellino rosso puntato contro chi aziona un diritto costituzionale per agevolare chi, invece, preferisce non coinvolgere la magistratura ordinaria nelle proprie beghe, è il succo della norma (incostituzionale) che il governo Renzi ha inserito nella Legge di stabilità di fine anno.

L’intervento era stato annunciato dal ministro della Giustizia, Orlando, alcune settimane fa e da più parti viene considerato come l’unica strada per evitare il flop delle misure alternative al tribunale introdotte con la recente riforma della giustizia.

Insomma, la riserva del Governo, nel proclamare a gran voce le novità rivolte al taglio dell’arretrato nei tribunali, era chiara: tali misure sarebbero state pagate, in un momento successivo, coi soldi dei cittadini. Un modo furbo di fare i conti senza l’oste, laddove l’oste non può opporsi ai conti.

L’equazione è semplice: per finanziare la detrazione fiscale a favore di chi farà decidere la causa agli arbitri (privati) servono circa 54 milioni di euro l’anno. Che pagherà, dunque, chi preferisce rivolgersi ai giudici.

Tanto per fare qualche esempio: il contributo unificato per le cause di valore fino a 1.100 euro passa da 43 euro a 47 euro; per quelle di valore tra 26mila e 52mila euro, si passa da 518 euro a 570; per quelle di valore più elevato, sopra i 520mila euro di valore, il contributo cresce da 1.686 a 1.855 euro.


note

[1] Art. 24 Cost.

Autore immagine: 123rf com


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