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Modifiche al decreto anti rave, ecco cosa potrebbe cambiare

3 Novembre 2022 | Autore:
Modifiche al decreto anti rave, ecco cosa potrebbe cambiare

Per risolvere parte dei problemi del decreto legge anti rave basterà abbassare la pena sotto i cinque anni di reclusione, ha annunciato Francesco Paolo Sisto.

Sta facendo ancora molto discutere la norma anti-rave adottata dal Consiglio dei Ministri il 31 ottobre, che ha suscitato l’ira non solo dell’opposizione di centrosinistra ma anche di associazioni e penalisti. Anche nella giornata di ieri si sono susseguiti gli appelli all’Esecutivo affinché cambi il testo della norma che, per com’è stata scritta, prevede che per l’invasione di terreni o edifici, pubblici o privati, sia corrisposta una pena corrispondente alla reclusione da 3 a 6 anni e della multa da 1.000 a 10.000 euro, se il fatto è commesso da più di 50 persone allo scopo di organizzare un raduno dal quale possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico o la pubblica incolumità o la salute pubblica. Nel caso di condanna o applicazione della pena su richiesta delle parti, si prevede la confisca delle cose utilizzate per commettere il reato. Le modifiche così introdotte rischiano pericolosamente di essere troppo vaghe per punire l’unica fattispecie dell’organizzazione e della partecipazione ai rave party illegali, avendo come campo di applicazione molteplici altri eventi che potrebbero essere ricompresi nell’ipotesi prevista dalla norma.

«Il decreto legge per sua natura è un provvedimento di urgenza, entra in vigore subito ma è soggetto al procedimento di conversione in legge: il decreto-legge diventa legge. Per fare questo, passa dai percorsi legislativi della democrazia parlamentare, per cui è possibile intervenire sulle norme modificandole, aggiornandole, migliorandole». Lo ha detto il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, in un intervento a Radio Radio.

«Sul tema intercettazioni, sia la premier Giorgia Meloni, sia Antonio Tajani durante il Consiglio dei ministri, hanno espresso delle perplessità sulla possibilità che con questo reato si possa intercettare o captare delle conversazioni. Se il Parlamento lo riterrà , basterà abbassare la pena sotto i cinque anni e le intercettazioni non saranno consentite. Nessuno intende attaccare la libertà di manifestare il proprio pensiero o il proprio dissenso. Se la norma può essere migliorata si migliorerà ma solo e soltanto per colpire i rave», ha concluso, facendo esplicito riferimento al problema delle intercettazioni.

E sembra essere proprio così che il nuovo Esecutivo intende agire: abbassando la pena sotto i cinque anni verrà inibito l’uso delle intercettazioni, altrimenti concesso se restasse fissata a sei. Inoltre è possibile che, in fase di discussione, vengano inserite specifiche indicazioni a rave o party illegali con musica e droga nel testo dell’art. 434-bis relativo proprio «all’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica».

La norma anti-rave varata dal Governo «tutela i beni giuridici dell’incolumità e della salute pubblica, nel momento in cui questi beni sono esposti ad un pericolo. Essa non incide, né potrebbe incidere minimamente sui sacrosanti diritti della libera espressione del pensiero e della libera riunione, quale che sia il numero dei partecipanti. La sua formulazione complessa è sottoposta al vaglio del Parlamento, al quale è devoluta la funzione di approvarla o modificarla secondo le sue intenzioni sovrane» ha specificato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Particolarmente orgogliosa della norma, a prescindere dalle critiche fatte, è invece la Presidente del Consiglio: «Ho letto diverse dichiarazioni da parte di esponenti dell’opposizione in merito alle misure prese in Consiglio dei Ministri sui cosiddetti rave party abusivi. Innanzitutto vorrei dire che è una norma che rivendico e di cui vado fiera perché l’Italia – dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità – non sarà più maglia nera in tema di sicurezza». Lo rimarca il premier Giorgia Meloni con un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. «È giusto perseguire coloro che – spesso arrivati da tutta Europa – partecipano ai rave illegali nei quali vengono occupate abusivamente aree private o pubbliche, senza rispettare nessuna norma di sicurezza e, per di più, favorendo spaccio e uso di droghe», prosegue il Presidente del Consiglio.

«Le strumentalizzazioni sul diritto a manifestare lasciano il tempo che trovano, ma vorrei rassicurare tutti i cittadini – qualora ce ne fosse bisogno – che non negheremo a nessuno di esprimere il dissenso. A negarlo in passato, semmai, sono stati proprio coloro i quali oggi attaccano i provvedimenti del nostro Esecutivo, difendendo di fatto chi invade terreni ed edifici altrui. Abbiamo dimostrato che se lo Stato c’è, può garantire ai cittadini di vivere in una Nazione più sicura e che anche in passato si sarebbero potuti arginare episodi simili» ha concluso Meloni.



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