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Lo sai che? Anche l’inquilino paga la TASI

Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

Affitto: l’accordo di accollo tra proprietario dell’appartamento e conduttore evita tanti problemi connessi agli adempimenti fiscali.

Non solo il proprietario, ma anche l’affittuario dell’appartamento è chiamato a pagare la TASI, l’imposta sui cosiddetti servizi indivisibili comunali legata agli immobili.

Infatti, in base all’attuale legge, il Comune può decidere di porre a carico del detentore (inquilino) una quota compresa tra il 10 e il 30% dell’ammontare complessivo della Tasi dovuta per l’immobile; la restante parte rimane a carico del proprietario. Se il Comune nulla prevede, l’imposta deve essere pagata esclusivamente dal titolare.

Tale obbligo scatta solo per i contratti di affitto di durata superiore a sei mesi (in quest’ultimo caso, invece, la Tasi grava integralmente sul proprietario). Inquilino e proprietario non sono responsabili in solido: se l’inquilino non paga, il proprietario non è responsabile. E viceversa. C’è invece responsabilità in solido nel caso in cui nell’immobile ci siano più inquilini, tutti tenuti al versamento Tasi.

Si tratta, senza dubbio, di una previsione scomoda, non fosse altro per il fatto che, a volte, l’inquilino è chiamato a versare cifre irrisorie, di poche decine di euro, che costituiscono più un problema logistico per gli adempimenti (calcolo dal caf, file alla posta o in banca per il versamento, ecc.) che non economico. Così la legge stabilisce che nulla deve il conduttore dell’appartamento se l’importo scende sotto la soglia di 12 euro (ma il Comune potrebbe aver fissato un limite inferiore). Il caso tipico è quando l’immobile ha rendita catastale bassa e la delibera ha fissato la quota a suo carico al 10%.

L’inquilino, dunque, deve calcolarsi da solo la TASI e procedere al versamento (con modello F24 o bollettino postale) dell’imposta. Di norma egli non conosce né gli identificativi catastali né la rendita catastale dell’immobile in cui vive, informazioni che sono in possesso del proprietario e che quest’ultimo dovrà comunicargli al più presto al fine di non incadere nelle sanzioni per la morosità.

Come risolvere il problema

Esiste un modo per semplificarsi la vita. Il padrone di casa, accordandosi previamente con l’inquilino, potrebbe farsi carico di versare la quota Tasi dovuta da quest’ultimo, attraverso il cosiddetto accollo, per poi recuperarla in altro modo (per esempio, con conguaglio sul canone di affitto del mese successivo). Lo statuto del contribuente [1], infatti, ammette l’accollo del debito d’imposta altrui senza liberazione del contribuente originario. E ciò anche se non previsto espressamente dal regolamento comunale. È già la legge che lo consente e, dunque, non vi è bisogno di ulteriori specifiche. Ovviamente, sarà necessario comunicarlo al Comune (con una lettera in carta semplice, senza formalità).

È bene però che l’inquilino presti molta attenzione all’esatto adempimento, per conto suo, assuntosi dal locatore: se quest’ultimo, infatti, per qualsiasi ragione, non dovesse versare la quota del locatario o dovesse dimenticarsi e pagare in ritardo o, ancora, dovesse pagare un importo inferiore, a essere responsabile nei confronti dell’erario è sempre e soltanto l’inquilino.

note

[1] Art. 8 della legge 212 del 2000.

Autore immagine: 123rf com


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