HOME Articoli

Editoriali Da oggi nuovo codice deontologico per gli avvocati: CNF contro internet. Ma nessuno si adegua

Editoriali Pubblicato il 15 dicembre 2014

Articolo di




> Editoriali Pubblicato il 15 dicembre 2014

La norma incriminata: “l’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al consiglio dell’ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso”.

Oggi è entrato in vigore il nuovo codice deontologico degli avvocati e nulla fa pensare a un dietrofront o a un chiarimento, da parte del CNF, sulla discussa norma che mette paletti ben precisi agli avvocati che svolgono informazione su internet attraverso domini non propri o che utilizzano Google Adwords per pubblicizzare la propria attività di studio.

La norma incriminata – lo ricordiamo ancora una volta – recita nel seguente modo:

L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al consiglio dell’ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso”.

Come avevamo già detto in precedenza nell’articolo “L’avvocato non deve stare sul web, né su Facebook” e, ancor prima, in tempi non sospetti, in “No profilo Facebook dello studio legale: così la nuova deontologia forense”, la disposizione in commento ha un uso talmente generico (e improprio) della terminologia telematica, nonché una portata talmente ampia (così, come del resto, da buon costume di ogni codice deontologico) da porre a serio rischio di sanzioni disciplinari numerose attività oggi serenamente svolte dai legali italiani (e di tutto il mondo). Come, per esempio, l’utilizzare una pagina Facebook, intestata a nome dello studio, o chiamarla “Avvocati matrimonialisti” o “Consulenza societaria” o “Assistenza legale per condomini”, ecc.

Ancora, a mostrare il vero volto di un organo rappresentativo di una classe che oggi avrebbe più bisogno di volani che non di freni, è la contraddittorietà delle sue interpretazioni: laddove prima ritiene lecita la forma di pubblicità (o meglio, “comunicazione al pubblico”) effettuata con forme inconsuete (per esempio, su un autobus) e, invece, nello stesso tempo, la ritiene illecita se effettuata su Google. Come a dire: “Non è importante cosa diciate, ma con quale strumento lo diciate”.

Cosa c’entra il mondo di internet con il dovere del professionista di comunicare in modo corretto la propria attività? È forse meno veritiero il messaggio contenuto in un sito internet che non sulla copertina di un giornale? È inappropriato pagare Google piuttosto che la società di gestione di una rete di pullman di trasporto urbano?

Sembrerebbe quasi di si, almeno per il CNF.

Sorge quasi il dubbio che il Consiglio nazionale forense, nell’epoca dell’informazione telematica, voglia bloccare il progresso, presidiando il complesso mondo di internet. Come? Limitando l’utilizzo, a fini informativi, di siti web che contengano domini propri senza reindirizzamento. Quindi: esclusi i social network, la pubblicità online e, chiaramente, siti fuorvianti come “risarcimentosicuro.it” e via dicendo.

E allora, in un’epoca di proibizionismo, quasi rasente alla santa inquisizione, in molti hanno deciso di trincerarsi dietro strutture associative come S.r.l., nel tentativo di sfuggire al codice deontologico.

Ma soprattutto, chi si è messo (o si metterà) in regola? Se provate a digitare su Google “Studio legale” troverete, in cima alla lista dei risultati consegnati dal motore di ricerca, e nel margine destro dello schermo, gli “annunci”: sono in realtà link restituiti all’utente non per effetto di una maggiore indicizzazione dei contenuti, ma perché i titolari del dominio hanno pagato Google (o meglio, il servizio pubblicitario predisposto da Google, dal nome Google Adwords).

Fate una prova, se non ci credete. Oggi che il nuovo codice deontologico è già in vigore e gli avvocati avrebbero dovuto già adeguarsi, in realtà nessuno di questi ha bloccato la campagna pubblicitaria su Google (basterebbe un solo click per farlo) e tutti ancora figurano nelle liste dei “risultati a pagamento”.

Fate la stessa prova su Facebook e provate a scrivere “Consulenza legale” o semplicemente “Avvocato”.

Qualcuno disse: nessuno può fermare il progresso. Neanche la legge. Anzi, è la legge che, di norma, prende atto del progresso e legifera di conseguenza. Un ragionamento che non fa una grinza. Se non per chi vuole essere condannato a una lenta estinzione. Un errore che hanno fatto, qualche anno fa, le major della musica e del cinema che, per non adeguare la politica delle licenze del copyright, hanno preferito chiudere in gran parte che non prendere atto dell’avvento del libero download sul web.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

  1. Mi dispiace dirlo ma come avvocati non avete ancora dato prova di capacità di sintesi, come mai? Nel comportamento del CNF, vi è un “esplicito messaggino”, indovinare per credere!!
    E non è finita qua!

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI