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Lo sai che? I reati per chi viola l’email altrui

Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

Accedere alla posta elettronica di un privato e inviare mail per conto suo fa scattare ben due incriminazioni.

Scattano ben due reati per chi entra nell’email altrui e, da lì, invia messaggi ad altri: l’incriminazione è quella di “accesso abusivo al sistema informatico” e “violazione, sottrazione e soppressione della corrispondenza[1]. A chiarirlo è una sentenza [2] di questa mattina della Cassazione.

I tempi sono cambiati e, con essi, anche gli strumenti. Ma il reato rimane sempre lo stesso, anche se il danno non è contro la cassetta delle lettere ma contro il sistema di password per entrare nell’account email. Così la Suprema Corte non prevede alcuna indulgenza per chi accede abusivamente alla posta elettronica altrui, anche se lo fa per tutelare un proprio diritto e difendersi da un procedimento in corso nei suoi riguardi.

Spiare nelle email altrui, anche a distanza – per esempio, inserendo un trojan nell’altrui computer – è un reato seriamente condannato dal nostro ordinamento. Ma, evidentemente, non da tutti percepito. Prova ne è il fatto che, nel caso deciso dai giudici della Cassazione, il reo era addirittura un avvocato.

La Corte ricorda che l’accesso abusivo a un sistema informatico protetto non può essere mai scusato, neanche se l’accesso serve per carpire dati utili alla difesa in giudizio dell’agente: il diritto di difesa non può spingersi fino a consentire una tale lesione della privacy. Né si può ritenere che la prova così acquisita possa essere, una volta carpita, poi utilizzata in processo (una tesi contraria, e tuttavia isolata, oltreché contestabile, era stata espressa, un anno fa, dal Tribunale di Torino: leggi a riguardo “Attenzione a sms ed email: anche se acquisiti in violazione della privacy fanno prova” e “Password di email sottochiave: da oggi le intercettazioni sono prova nel processo civile”).

Né l’attività posta in essere dall’imputato può essere ricondotta alle investigazioni difensive di parte, sia perché tale attività è riservata solo al suo difensore, sia perché la stessa deve arrestarsi di fronte agli ambiti di esclusivo dominio privato [3].

Nella specie, i giudici hanno tenuto conto della “prolungata attività di accesso abusivo alla posta elettronica altrui e di divulgazione a terzi di svariate comunicazioni destinate a rimanere riservate”.

note

[1] Artt. 615 ter e 616 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 52075/14 del 15.12.2014.

[3] Come dimostrato dalla previsione dell’articolo 391-sexies cod. proc. pen.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. E pensare che quotidianamente, nonostante tutto, ci chiedono di mettere sotto controllo telefoni, microspie in casa, accedere ad account di qualsivoglia natura… per infedeltà coniugale! Settimanalmente poi si presentano candidati fornitori per venderci diavolerie atte ad intercettare le conversazioni altrui. Ma questo è quello che pensiamo.
    Potrà mai una presunta infedeltà coniugale giustificare più reati di natura penale?!?!?!?

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