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Ora se spacci lo Stato ti difende gratis

4 Novembre 2022 | Autore:
Ora se spacci lo Stato ti difende gratis

Non importa se uno spacciatore cede stupefacenti a studenti minorenni davanti a scuola: se non abbiente ha comunque diritto al gratuito patrocinio.

Se da un lato il Governo annuncia il pugno duro contro spacciatori, droga e rave, dall’altro la giurisprudenza va in direzione opposta garantendo anche ai piccoli spacciatori il diritto ad essere difesi gratuitamente dallo Stato eliminando quel veto che fino ad oggi li escludeva dai beneficiari della difesa statale. Del resto, i diritti sono uguali per tutti, e anche per chi spaccia a minorenni va garantito il diritto di difendersi adeguatamente in tribunale.

In una recente sentenza della Corte Costituzionale [1], è stata accolta la questione di legittimità avanzata dal tribunale di Firenze relativamente ad una controversa norma [2] la quale vuole evitare che «soggetti in possesso di ingenti ricchezze, acquisite con le proprie attività delittuose, possano fruire del beneficio dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato, riservato ai non abbienti dall’art. 24, terzo comma, Cost. il caso specifico trattava di uno spacciatore e della sua possibilità di godere dell’assistenza legale a spese dello Stato.

La Consulta nella sua pronuncia premette che il legislatore ha voluto espressamente prevedere una presunzione di superamento dei limiti di reddito per l’ammissione al patrocinio gratuito nell’ipotesi di una condanna in via definitiva per specifici reati in base alla particolare redditività del reato e alla più concreta possibilità di occultamento dei profitti da parte dei componenti delle associazioni criminali.

Per la Corte Costituzionale l’imputato è un piccolo spacciatore, considerato autore di reati dalla bassa offensività legata al modesto quantitativo di sostanze stupefacenti oggetto dell’illecita cessione (non si parla, quindi, di grossi spacciatori internazionali, per i quali il reato e la responsabilità ad esso legato è ben diversa). Nello specifico, la Corte afferma che, nel caso concreto, non è pensabile che la «redditività dell’attività delittuosa sia stata tale da determinare il superamento da parte del reo dei limiti di reddito contemplati dall’articolo 76 del Dpr 115/2002 per ottenere l’ammissione al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, senza che a diversa conclusione si possa pervenire in considerazione del fatto che la presunzione opera solo per le condanne aggravate ai sensi dell’articolo 80 del Testo unico stupefacenti».

Il giudice di secondo grado solleva la questione di legittimità domandandosi se il divieto per il piccolo spacciatore di usufruire del gratuito patrocinio non violi l’art. 3 della Costituzione, considerato che lo scopo della norma in esame è proprio quello di evitare che soggetti in possesso di ricchezze acquisite illecitamente possano godere di un beneficio spettante ai non abbienti.

Per la Corte il fatto che vi siano circostanze aggravanti come la cessione di sostanze stupefacenti a soggetti minori di età in prossimità delle scuole, incide sul disvalore del fatto commesso senza però determinare una maggiore redditività dell’attività delittuosa. In sostanza: per quanto deplorevole sia vendere stupefacenti a dei minori non fa guadagnare di più il piccolo spacciatore, che spesso in questi casi è l’ultima ruota di un carro molto più articolato.

Lo scopo della norma censurata è duplice: da un lato quello di garantire la difesa ai non abbienti e dall’altro evitare che possano giovarne anche coloro che, seppur risultino formalmente nullatenenti, abbiano in realtà adeguate risorse finanziarie per potersi pagare un avvocato, nascoste agli occhi del Fisco. Non è il caso, per la Corte Costituzionale, del piccolo spacciatore, il quale può rientrare nei parametri per richiedere il beneficio.

La disciplina impugnata, pertanto, risulta essere in contrasto con l’art. 3 della Costituzione nella parte in cui specifica l’applicazione a fatti di «lieve entità». Se la cessione di stupefacenti è di modica quantità, significa che lo spacciatore guadagna poco e che difficilmente supererà i limiti di reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio: per questo la Corte di Cassazione dichiara incostituzionale la presunzione di legge che fino ad oggi gli impediva di accedere alla difesa gratuita. E ciò anche in presenza della circostanza aggravante di cessione di stupefacenti a minorenni.


note

[1] Corte Costit. Sent. n. 223/2022

[2] Art. 76, comma 4-bis, del d.P.R. n. 115/2002


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