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Lo sai che? Pagamento assegni smarriti o rubati: il detentore si presume sempre in buona fede

Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 dicembre 2014

Il detentore dell’assegno bancario, ove provi di averlo acquistato mediante una serie continua di girate, è considerato portatore legittimo del titolo, per cui può esercitare i diritti ad esso inerenti senza che occorra la prova della sua buona fede, nell’acquisto del titolo stesso, che è presunta.

Stop alla denuncia strumentale di smarrimento o di furto di assegni solo per non pagare il creditore. I paletti provengono da una recentissima sentenza della Cassazione [1], che interviene così a bloccare un pessimo consiglio cui spesso approdano i debitori.

Chi si oppone contro le pretese di un creditore munito di assegno del quale sia stato denunciato lo smarrimento o la sottrazione, deve dimostrare che il portatore del titolo abbia consapevolmente agito in suo danno: questo dice la legge [2] e ricordano i giudici nella sentenza in commento.

Dunque, chi ha il possesso di un assegno (cosiddetto prenditore) si presume essere in buona fede, salvo prova contraria. La Suprema Corte ribadisce, quindi, che il detentore dell’assegno bancario, ove provi di averlo acquistato mediante una serie continua di girate, è considerato portatore legittimo del titolo; per cui egli può esercitare i diritti derivanti dal titolo stesso, senza dover provare la sua buona fede nell’acquisto del titolo stesso, che invece è sempre presunta.

Il portatore perde, invece, la legittimazione qualora risulti che abbia acquistato l’assegno in mala fede o abbia commesso colpa grave acquistandolo.

L’onere della prova

Il punto focale della sentenza è in merito a chi spetti dimostrare la mala fede o la colpa grave del prenditore. La Cassazione non ha dubbi: la prova spetta sempre su chi deduce tali fatti, ossia (nel caso di specie) il debitore.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 22 ottobre – 12 dicembre 2014, n. 26166

Presidente Russo – Relatore Spirito

Svolgimento del processo

L’A. intimò precetto alla B. per il pagamento di somma di denaro portata da assegni bancari. La B. s’oppose al precetto, sostenendo che quegli assegni erano stati consegnati a suo marito, il quale ne aveva denunziato lo smarrimento. Nella contumacia dell’A. il Tribunale accolse l’opposizione con sentenza poi riformata dalla Cor­te d’appello di Salerno.

Propone ricorso per cassazione la B. in un solo moti­vo. Risponde con controricorso l’A..

Motivi della decisione

Nel lamentare la violazione di legge ed il vizio della mo­tivazione, la ricorrente sostiene che l’avvenuta denuncia di smarrimento di assegni solo firmati e non riempiti, tem­pestivamente comunicata alla banca trattaria e richiamata nell’atto di protesto, presupporrebbe l’illecita circolazione dei titoli, con conseguente presunzione della malafe­de ed assenza di onere probatorio in capo alla ricorrente stessa.

Il motivo è in fondato.

Il giudice d’appello ha accertato che: i tre assegni bancari in questione erano stati rilasciati a firma della B. all’ordine del Della Monica e girati in bianco all’A.; il 26.1.2004 il Della Monica denunciò lo smarrimento dei titoli; il 6.4.2004 la B. ricevette dall’A. richiesta di pagamento della somma portata dagli assegni; alla richiesta la B. oppose l’inesistenza di rapporti con l’A. e sporse denuncia-querela contro il Della Monica.

Con riferimento, dunque, alle disposizioni di cui agli artt. 24 e 25 del RD n. 1736/1933, il giudice ha correttamente rilevato che: nell’ambito delle eccezioni personali, incombeva alla B. dimostrare che il portatore dei titoli (l’A.) aveva scientemente agito in suo danno; stante la posizione dell’A. di legittimo giratario dell’assegno ed a fronte del denunziato smarrimento dei titoli, era onere della B. provare che il portatore era venuto in possesso dei titoli in malafede o agendo con colpa grave. Il giudice, rilevato che l’attuale ricorrente non aveva adempiuto a quegli oneri, ha fatto dunque riferimento al consolidato principio secondo cui il detentore dell’assegno bancario, ove provi di averlo acquistato attraverso una serie continua di girate, è considerato portatore legittimo del titolo, onde può esercitare i diritti ad esso inerenti senza che occorra la prova della sua buona fede, nell’acquisto del titolo stesso, che è presunta. Il portatore perde la legittimazione cartolare qualora risulti che abbia acquistato l’assegno in mala fede o abbia commesso colpa grave acquistandolo. La prova della malafede o della colpa grave incombe su chi allega tali stati soggettivi per farne derivare l’estinzione del diritto fatto valere dal portatore (principio consolidato, sin da Cass. n. 238 del 1960).

La ricorrente neppure contraddice la corretta e legittima ricostruzione della vicenda svolta dal giudice d’appello, ma introduce senza alcun fondamento una sorta di presunzione dell’illecita circolazione del titolo che conseguirebbe all’avvenuta denuncia di smarrimento.

Il ricorso deve essere, dunque, respinto, con condanna della ricorrente a rivalere la controparte delle spese sopportate nel giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi € 4200,00, di cui € 200,00 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

note

[1] Cass. sent. n. 26168/14 del 12.12.2014.


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