Aumento contributo unificato: ecco il testo dell’emendamento. Avvocati in rivolta

16 Dicembre 2014


Aumento contributo unificato: ecco il testo dell’emendamento. Avvocati in rivolta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Dicembre 2014



Come finanziare il flop di due istituti poco “attraenti” con una tassa certa e generalizzata, su un diritto costituzionale.

Tutto è pronto per l’aumento del contributo unificato: tra 15 giorni, le cause costeranno tutte di più. L’incremento previsto è del 10%, salvo ulteriori sorprese dell’ultimo minuto.

Il testo dell’emendamento appena approvato dal Governo è scaricabile da questo link “Il testo dell’emendamento alla legge di Stabilità 2015”.

Lo avevamo anticipato ieri nell’articolo “Contributo unificato: + 10% dal 1° gennaio per finanziare il credito d’imposta”, allo Stato serve la copertura economica per riconoscere uno sgravio di imposta a chi porterà la causa fuori dal tribunale, affidandola ad avvocati-arbitri o alla negoziazione assistita. E così ha deciso – un’altra volta – di far pagare i cittadini che esercitano, invece, un proprio diritto costituzionale: quello alla tutela in giudizio.

In particolare, l’emendamento stabilisce: “Alle parti che corrispondono il compenso agli avvocati abilitati ad assisterli nel procedimento di negoziazione assistita [1], nonché alle parti che corrispondono il compenso agli arbitri (…), è riconosciuto, in caso di successo della negoziazione, ovvero di conclusione dell’arbitrato con lodo, un credito di imposta commisurato al compenso fino a concorrenza di euro 500,00. Il credito d’imposta va indicato nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta nel quale sono sostenute le spese agevolabili ed è utilizzabile esclusivamente in compensazione [2]. Con decreto del Ministro della Giustizia, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, sono stabilite le modalità e la documentazione da esibire a corredo della richiesta del credito d’imposta e i controlli sull’autenticità della stessa.

Alla copertura delle minori entrate derivanti dall’attuazione del comma precedente, valutate in complessivi 54 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2016, si provvedere con le maggiori entrate derivanti dall’aumento del contributo unificato pari a 59,7 milioni di euro.

Pertanto, ecco come incideranno i temuti aumenti:

Il contributo da 43 euro passa a 47.

Il contributo da 98 euro passa a 108.

Il contributo da 237 euro passa a 261.

Il contributo da 518 euro passa a 570.

Il contributo da 759 euro passa a 835.

Il contributo da 1.214 euro passa a 1.335.

Il contributo da 1.686 euro passa a 1.885.

Il contributo da 851 euro passa a 936.

Per i processi di esecuzione il contributo è di euro 306. Per gli altri processi esecutivi lo stesso importo è ridotto della metà.

Per i processi esecutivi mobiliari di valore inferiore a 2.500 euro il contributo dovuto è pari a euro 47.

Per i processi di opposizione agli atti esecutivi il contributo è pari a 185 euro.

Inutile dire che il provvedimento non piace agli avvocati, che promettono l’offensiva. A fronte di un incerto utilizzo – specie da parte dei legali – della negoziazione assistita e, in particolar modo, del ricorso agli avvocati-arbitri (già previsti dal codice di procedura e, tuttavia, quasi mai utilizzati dalle parti), l’emendamento prevede invece un aumento certo e generalizzato.

Peraltro, la negoziazione assistita in ambito familiare (relativa, cioè, a separazioni e divorzi) minaccia di essere un vero e proprio flop, a cui gli avvocati non hanno alcuna intenzione più di affacciarsi, posti i notevoli limiti e responsabilità scritte, qualche giorno fa, da due famigerate circolari del Ministero della Giustizia. Ne avevamo parlato, in modo indignato, nell’articolo: “Separazioni e divorzi col Sindaco: i limiti con le circolari ministeriali”.

L’incostituzionalità del provvedimento, laddove penalizza un diritto costituzionale (il ricorso al giudice statale) per favorire, invece, chi decide di non affidare le proprie beghe al tribunale, è palese. Porre le due partite sui contrapposti piatti della bilancia evidenzia, oltre alla resa del comparto “Giustizia”, anche l’ormai totale indifferenza dello Stato alle questioni inerenti i diritti dei cittadini e le loro lesioni.

note

[1] DL 132/14 conv. Legge n. 162/2014.

[2] Ai sensi dell’art. 17 D.lgs. n. 241/1997.


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