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I diversi limiti all’uso dei contanti

5 Gennaio 2023 | Autore:
I diversi limiti all’uso dei contanti

Limiti pagamenti, donazioni, prestiti, cambiavalute, stranieri, detrazioni e accertamenti fiscali. 

Non uno ma ben sei sono i diversi limiti all’uso dei contanti previsti dalla nostra normativa. A situazioni diverse corrispondono infatti differenti previsioni. 

Nel tempo la soglia all’uso dei contanti è spesso cambiata. In particolar,  gli ultimi governi si sono dimostrati molto divisi sull’impiego di tale strumento per la lotta all’evasione fiscale. C’è chi ritiene che una maggiore circolazione di contanti favorisca non solo la sottrazione delle imposte dovute all’Erario ma anche il compimento di reati particolarmente gravi come lo spaccio o il contrabbando. C’è invece chi, al contrario, stima che il cash possa favorire il volume degli scambi, dando una spinta a quella economia che – seppur, in parte, rientrante nel “sommerso” – è stata, per lungo tempo, il traino della ricchezza del Paese. 

Il limite all’uso dei contanti negli scambi tra privati

Non esiste un unico limite all’uso dei contanti. Il più noto è quello che si applica agli scambi di denaro tra soggetti diversi (siano essi privati o pubbliche amministrazioni). Vi rientrano quindi le vendite, le donazioni, i prestiti. I limiti riguardano anche il pagamento delle tasse. 

Dal 1° gennaio 2023, il limite all’uso dei contanti è pari al 4.999,99 euro. Il che significa che da 5.000 euro in poi è necessario usare strumenti di pagamento tracciabili come: assegni bancari non trasferibili, assegni circolari, vaglia, carte di credito, carte di debito (bancomat), bonifici, pagamenti tramite smartphone a qualsiasi banca associati. Così dispone l’articolo 49, c. 1, Dlgs 231/2007.

Non è possibile frazionare un pagamento in momenti diversi, ciascuno di importo inferiore alla soglia del contante per eludere il divieto (ad esempio, cinque rate da mille euro). Ciò è ammesso solo in due casi: 

  • quando è previsto dal contratto: si pensi all’accordo con l’avvocato o con il dentista per il pagamento frazionato in relazione alle fasi del processo o alle sedute di cura odontoiatrica;
  • quando è previsto dagli usi commerciali: si pensi al pagamento della ditta appaltatrice a stati di avanzamento opera. 

Ricordiamo peraltro che tutti gli esercenti e professionisti devono accettare pagamenti elettronici tramite Pos. Chi contravviene a tale regola subisce una sanzione amministrativa di 30 euro più il 4% del valore della transazione per la quale sia stato rifiutato il pagamento elettronico. L’innalzamento delle soglie all’uso dei contanti non inciderà quindi neanche sull’obbligo di negozianti e professionisti di accettare pagamenti elettronici con carte di credito e bancomat.

Attenzione: la sanzione per l’omesso utilizzo del Pos da parte dell’esercente o del professionista può scattare solo dietro segnalazione del cliente. Il che significa che le autorità che dovessero trovare un negoziante privo di Pos non potrebbero solo per questo sanzionarlo.

I limiti per prelievi e versamenti sul conto corrente

Tale limite non si applica ai prelievi e versamenti sul conto corrente atteso che, in tal caso, l’istituto di credito è un semplice intermediario custode del denaro: non si è quindi in presenza di un passaggio di proprietà vero e proprio. Pertanto, si possono versare o prelevare, da un istituto di credito o da un ufficio postale, somme superiori alla soglia prevista, perché il divieto opera solo se l’operazione avviene tra soggetti “diversi” dai citati intermediari.

Il fatto, poi, che alcuni sportelli bancari o postali si rifiutino di compiere tali operazioni è evidentemente una scorretta e censurabile prassi, non prevista da alcuna norma di legge.

In ogni caso la banca può, qualora il prelievo sia superiore a 10.000 euro, effettuare una segnalazione di operazione sospetta alla Uif (l’Unità di informazione finanziaria) affinché verifichi se vi sia il rischio di commissione di reati gravi. La Uif eventualmente valuterà se notiziare di ciò la Procura della Repubblica.

Diverso ancora è il discorso del controllo fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate per presunte evasioni: controllo che non si estende ai prelievi ma solo ai versamenti. Il contribuente deve cioè poter dimostrare, con prova scritta avente data certa, la provenienza lecita del denaro versato in banca. Sicché, in assenza di prove, l’ufficio delle imposte potrà presumere che si tratti di “nero”.

Gli altri limiti all’uso dei contanti

Scorrendo le normative che si sono stratificate nel tempo, si contano altri cinque limiti di carattere generale. Alcuni sono più elevati, come il tetto a 15mila euro per gli acquisti dei turisti stranieri. Altri sono più bassi, come la soglia di mille euro per le rimesse di denaro che passano attraverso i money transfer. O come la cifra – sempre a mille euro – a partire dalla quale gli assegni bancari e postali necessitano della clausola «non trasferibile».

A questi limiti generali si affiancano alcuni divieti totali di usare le banconote in determinati settori o contesti. È il caso ad esempio dei pagamenti effettuati o ricevuti da condomìni, che devono sempre transitare per un conto corrente intestato al condominio. 

Esiste poi il divieto, per il datore di lavoro, di pagare gli stipendi in contanti dovendo far transitare le retribuzioni ai lavoratori subordinati sul conto corrente. Lo stipendio può al massimo essere pagato in contanti allo sportello bancario.

Resta ancora oggi lecito il pagamento in contanti per lavoro domestico ossia per gli stipendi di colf, badanti e collaborazioni occasionali. 

È di mille euro la soglia a partire dalla quale le società e associazioni sportive dilettantistiche devono versare o incassare con mezzi tracciati.

Limite uso dei contanti per turisti stranieri

A partire da 15mila euro, gli stranieri non possono pagare in contanti per l’acquisto di beni e prestazioni legate al turismo, presso commercianti al dettaglio, agenzie di viaggio e turistiche. Devono inoltre certificare all’esercente di avere cittadinanza diversa da quella italiana e non essere residenti in Italia. Così è previsto dall’articolo 3, c. 1, Dl 16/2012.

Limiti per money transfer

Il servizio di rimessa di denaro (money transfer) non può essere effettuato in contanti, ma deve avvenire con mezzi tracciabili a partire da 1.000 euro. Così è disposto dall’art. 49, c. 2, Dlgs 231/2007.

Limite contanti dai cambiavalute 

Se devi cambiare del denaro in valuta estera da un cambiavalute, questi non può accettare somme in contanti in euro (o in equivalente valuta estera) da 2mila euro a salire. Tanto è previsto dall’art. 49, c. 3, Dlgs 231/2007.

Pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione di stipendi e pensioni

La Pubblica Amministrazione ha un limite più stringente nell’uso del denaro contante. L’obbligo di pagamento in contanti si ferma a 1.000 euro. 

Quindi gli stipendi, le pensioni, i compensi e ogni altro emolumento pagato dalle PA centrali e locali (e dai loro enti) devono essere erogati con strumenti di pagamento elettronici per cifre superiori a 1.000 euro.

Tanto è contenuto all’articolo 2, c. 4-ter, Dl 138/2011

Assegni non trasferibili

Tutti gli assegni da 1.000 euro a salire devono essere “non trasferibili”, siano essi bancari o postali. Essi dunque, a partire dalla cifra di 1.000 euro, devono avere l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneciario e la clausola di non trasferibilità. Articolo 49, c. 5, Dlgs 231/2007

Pagamenti di stipendio da parte del datore di lavoro privato

Come abbiamo anticipato sopra, la retribuzione versata da datori di lavoro e committenti a lavoratori subordinati va sempre pagata – indipendentemente dall’importo – tramite banche o posta con bonifico, strumenti di pagamento elettronici, pagamenti in contanti allo sportello o assegno. Sono esclusi lavoro domestico e collaborazioni occasionali. Articolo 1, c. 910-913, legge 205/2017

Pagamenti al condominio e dal condominio

Tutti i pagamenti delle quote condominiali fatti dai condomini all’amministratore devono transitare sul conto corrente: questo significa che possono anche essere fatti in contanti sino alla soglia di tracciabilità, ma poi devono subito essere versati sul conto.

Al contrario, il pagamento dei corrispettivi da parte del condominio deve avvenire tramite conti correnti bancari o postali ad esso intestati. Così dipose l’articolo 25-ter, Dpr 600/1973.

Associazioni di sport dilettantistico 

Da 1.000 euro in su, i pagamenti effettuati o ricevuti da società, associazioni ed enti sportivi dilettantistici devono essere effettuati con mezzi tracciabili. Tanto è previsto dall’articolo 25, c. 5, legge 133/1999.

Spese mediche e altre detrazioni fiscali al 19%

Le spese detraibili al 19% mantengono la detrazione a patto che siano pagate con mezzi tracciabili. Fanno eccezione gli acquisti di medicinali e prestazioni sanitarie presso strutture pubbliche o accreditate al Ssn. Articolo 1, c. 679-680, legge 160/2019

Ristrutturazioni e bonifici parlanti

Tutti i pagamenti per beneficiare delle detrazioni su lavori edilizi (tranne il bonus mobili e il bonus giardini) devono avvenire con bonifico «parlante» che contenga anche il codice fiscale del beneficiario, la partita Iva dell’impresa e la causale. 

Sgravio del prezzo del carburante  

I soggetti passivi devono acquistare i carburanti tramite carte di debito, di credito o prepagate, o altri mezzi tracciabili, altrimenti l’Iva è indetraibile e il costo indeducibile. Così dispone l’articolo 164, c. 1-bis, Tuir.

Donazioni a Onlus

Le detrazioni diverse dal 19% per le erogazioni liberali a Onlus e altri soggetti del Terzo settore, previste dalla legge, sono comunque legate al fatto che la donazione avvenga con mezzi tracciabili.



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