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Equitalia: l’estratto di ruolo non si può contestare

16 Dicembre 2014
Equitalia: l’estratto di ruolo non si può contestare

Impugnazione negata: non è ammissibile l’azione di accertamento negativo del credito.

Se vi siete recati allo sportello di Equitalia con il sospetto di avere alcune pendenze e lì vi è stato consegnato un foglio stampato al computer, con la sintesi delle cartelle esattoriali notificatevi, dei relativi importi e delle causali, molto probabilmente ciò che avete in mano è un estratto di ruolo. Si tratta di una documentazione che non ha alcun valore ufficiale, ma è il semplice elaborato risultante dai computer dell’Agente della Riscossione.

Ebbene, se tale documento presenta dei dati non veritieri, o indica delle somme dai voi non dovute, o già corrisposte, o delle cartelle mai notificatevi, sappiate che non potete impugnarlo davanti al Giudice. Questo perché, proprio per via del suo carattere informale, l’estratto di ruolo non è autonomamente contestabile. L’unica cosa, allora, che potrete fare è attendere la mossa successiva di Equitalia – un sollecito di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento, ecc. – e impugnare quest’ultima.

È questa la sintesi di una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli [1]. Come infatti già ribadito dalla Cassazione in passato [2], l’estratto di ruolo di Equitalia non è contestabile (leggi “Estratto di ruolo di Equitalia: per la Cassazione non è impugnabile”).

La miglior difesa è l’attacco? Evidentemente no, se dall’altra parte c’è l’Agente della Riscossione. L’azione preventiva, per evitare una futura e non dovuta pretesa esattoriale (i tecnici la chiamano “azione di accertamento negativo del credito”) non è consentita se il contribuente ha in mano solo l’estratto di ruolo. E ciò perché, scrive la Commissione nella sentenza in commento, l’esistenza di un debito erariale in carico al concessionario, appresa dal contribuente a seguito di una sua richiesta presentata allo sportello, non implica che quest’ultimo abbia un interesse attuale e concreto tale da giustificare una lite tributaria.

L’indirizzo maggioritario della giurisprudenza della Suprema Corte – come evidenziato dalla Ctp – è nel senso di ritenere impugnabile un atto emesso dall’amministrazione finanziaria solo se lo stesso sia espressione di un potere autoritativo, mediante il quale si esercita una pretesa tributaria già determinata [3]; di certo, non è ammissibile un ricorso con cui si chiede, in via preventiva, un accertamento negativo della pretesa erariale senza che sussista un effettivo esercizio della stessa [4], o in presenza di atti interni, non ancora idonei ad incidere negativamente sulla sfera giuridico del contribuente. Diversamente, il giudice verrebbe a invadere la sfera amministrativa, con violazione del riparto delle competenze, e a decidere su atti sprovvisti di attitudine lesiva.


note

[1] CTP Napoli, sent. n. 26754/2014.

[2] Cass. sent. n. 6906/13.

[3] Cass. sent. n. 7344/12.

[4] CTR Puglia, sent. n. 2335/14.

Autore immagine: 123 rf com


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1 Commento

  1. non condivido, infatti, è possibile impugnare l’estratto di ruolo poiché comunque è un indebito oggettivo e come tale si può ricorrere in tribunale per la lesione del connesso diritto soggettivo, anche se la pretesa è fiscale.

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