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Se non si rispettano i provvedimenti sull’affidamento del figlio: quali conseguenze?

16 dicembre 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2014



Dopo un travagliato percorso giudiziario iniziato sulla base di reciproche denunce da parte mia e della mia ex compagna quando nostro figlio era molto piccolo (percorso che ha richiesto il continuo monitoraggio dei servizi sociali e la collocazione del bambino presso una casa protetta), il Tribunale per i Minorenni ha deciso per l’affidamento congiunto del bambino con collocazione prevalente presso la madre. Ora, però, mio figlio (che ha 12 anni) dice di voler stare con me e di voler decidere lui quando stare con la madre. Io e la mia ex abbiamo perciò deciso di non forzarlo, lasciando scegliere a lui con chi stare. Come si pone questa decisione rispetto a quanto deciso dal Tribunale?

 

Le scelte compiute in passato da voi genitori – se pur dettate dalla convinzione di fare il meglio per vostro figlio – hanno inevitabilmente condotto il bambino in un percorso che non può non aver lasciato in lui delle ferite profonde.

Purtroppo, infatti, il sistema giudiziario, per come strutturato, non sempre è in grado di dare risposte adeguate ai tempi di crescita di un minore e i genitori, perciò, hanno il dovere di impegnarsi a gestire i problemi (personali ed economici) derivanti dalla propria crisi pensando che genitori si resta per tutta la vita, avendo una responsabilità molto grande nei loro confronti.

In tal senso appare più che opportuna la disponibilità manifestata da Lei e la sua ex compagna a non vincolarvi alle rigide prescrizioni di tempi e orari da dedicare a vostro figlio, ma orientate nel senso di rispettarne la volontà e le esigenze.

Per quanto concerne il provvedimento del Tribunale per i minorenni di affidamento e mantenimento del minore, esso costituisce un titolo che consente a ciascun genitore, nel momento in cui si creino incomprensioni, di agire in giudizio per far valere i propri diritti (ad esempio quello a vedere il bambino o ad ottenere dall’altro genitore il contributo per le spese sostenute per il mantenimento).

La legge [1] prevede, ad esempio, che, in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore oppure ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, il giudice può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche ammonire il genitore inadempiente; condannarlo al risarcimento dei danni nei confronti del minore; condannarlo al risarcimento dei danni nei confronti dell’altro genitore; condannarlo al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Quei provvedimenti, quindi, sono vincolanti nella misura in cui Lei e la madre del bambino non siate in grado di saper adottare di volta in volta le soluzioni più opportune nell’interesse di vostro figlio. Aggiungo che, anzi, è quanto mai auspicabile che i genitori mostrino una certa elasticità nell’eseguire quanto stabilito dal Tribunale.

Tanto per fare un esempio, citando una recente sentenza [2] riferita al caso di un minore in affido congiunto: nel tempo che il bambino debba trascorrere col genitore non collocatario, è dovere di quest’ultimo saper interpretare in modo responsabile eventuali “segni di disagio” del figlio e quindi, per esempio, riportarlo dall’altro genitore, se durante la notte non riesca ad addormentarsi senza la presenza di quest’ultimo.

Non si può cioè ritenere un atteggiamento responsabile quello di un genitore che, irrigidendosi nella pretesa che siano rispettati i rigidi schemi di un provvedimento giudiziario, non sappia tener conto delle specifiche circostanze e necessità del figlio.

In altre parole, gli accordi rappresentano una cornice minima di riferimento, che va, però, saputa riempire sulla base delle esigenze che si manifestano nel corso del tempo.

Ciò non toglie che, vista la complessa vicenda giudiziaria alle vostre spalle e la circostanza che, comunque, il bambino è ancora “monitorato” dai servizi sociali, sarebbe quanto mai opportuno cristallizzare in un nuovo accordo le diverse condizioni di affido di vostro figlio a cui vi siete dichiarati disposti, tanto più che esse prevedono la collocazione prevalente del bambino presso il padre .

Dovrà, allo scopo, essere proposte una nuova domanda, questa volta al Tribunale ordinario [3].

I genitori, infatti, hanno il diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo al loro mantenimento [4].

Inoltre, il giudice dovrà anche ascoltare il bambino visto che il provvedimento lo vedrebbe coinvolto in prima persona. Il minore, infatti, deve essere ascoltato in tutti i procedimenti che lo riguardino, quando abbia compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capace di discernimento” [5]. Tale audizione potrà essere omessa solo quando, valutata l’età e i disagi manifestati dal bambino, il magistrato ritenga opportuno non esporlo al rischio di un grave pregiudizio per il suo equilibrio psico-fisico. L’audizione del minore avviene, di norma, attraverso l’ausilio di esperti dell’infanzia in un ambiente protetto (cioè al di fuori dell’aula di udienza).

È, perciò, evidente l’importanza di questo ulteriore passo che, ancora una volta, vedrà Suo figlio coinvolto in prima persona nel procedimento giudiziario.

Perciò, il mio personale consiglio è che, qualora Lei e la madre del bambino decidiate di modificare “ufficialmente” i precedenti provvedimenti, questa decisione non rappresenti una soluzione formale (fatta cioè solo a mezzo dei vostri avvocati) ma che tra Lei e la signora si apra un canale di comunicazione diretta d’ora e per il futuro nell’esclusivo interesse di vostro figlio.

In tal senso sarebbe quanto mai opportuna – specie visti i vostri trascorsi giudiziari – la decisione di intraprendere, prima di rivolgervi ad un avvocato, un percorso di mediazione familiare finalizzato alla miglior comprensione e gestione della bigenitorialità.

Una alternativa potrebbe anche essere quella di farvi assistere nel procedimento di modifica da professionisti formati al diritto collaborativo che potranno accompagnarvi, attraverso un percorso interdisciplinare, ad un accordo complessivo (riguardante cioè sia le questioni personali che quelle economiche) che tenga conto delle esigenze di tutti i soggetti coinvolti.

Nel medesimo ricorso congiunto potranno, infatti, anche essere concordate nuove modalità di contribuzione al mantenimento del bambino basate sulla collocazione prevalente di quest’ultimo presso di Lei.

note

[1] Art. 709 ter cod. proc. civ.

[2] C.A di Catania, decreto del 16.10.1013.

[3] La legge 219/12 – che ha sancito l’uguaglianza tra figli legittimi e naturali – ha stabilito la competenza del tribunale ordinario (prima riservata ai soli figli di coppie sposate) a regolare tutte le questioni relative alle modalità di visita, frequentazione, contributo in favore dei figli minori delle coppie di fatto.

[4] Art. 337 quinquies cod. civ.

[5] Art. 337 octies co. 1. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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