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Lo sai che? Eredità: è accettazione tacita per chi non fa l’inventario in 3 mesi

Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2014

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Senza l’adempimento nei tre mesi dall’apertura della successione, chi è nel possesso dei beni si considera erede puro e semplice.

L’erede che ha il possesso dei beni ereditari deve effettuare l’inventario di tali beni entro tre mesi dall’apertura della successione, a prescindere dalla dichiarazione di accettazione dell’eredità. Diversamente, il suo comportamento verrà considerato come “accettazione” pura e semplice dell’eredità (e perderà anche la possibilità del beneficio di inventario).

A chiarirlo è una recente sentenza del tribunale di Arezzo [1] che non fa altro che applicare il codice civile [2] laddove stabilisce quanto segue: il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari (per esempio: il figlio che continui a vivere nella casa del padre ormai deceduto), deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità. Se entro questo termine lo ha cominciato ma non è stato in grado di completarlo, può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi.

Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice.

Compiuto l’inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione di “accettazione col beneficio di inventario” ha un termine di 40 giorni da quello del compimento dell’inventario medesimo, per deliberare se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.

La vicenda

Nel caso di specie, una donna aveva notificato un precetto per il pagamento di quasi 5mila euro al figlio dell’ex marito, il quale non le aveva versato il mantenimento. Poiché il giovane aveva continuato ad abitare nell’immobile del padre al momento della morte di questi (come attestato dal fatto che aveva ricevuto e firmato sempre gli atti giudiziari in detto luogo) senza però, nei tre mesi successivi al decesso, redigere l’inventario, il suo comportamento è stato ritenuto equivalente ad una accettazione tacita dell’eredità del padre.

note

[1] Trib. Arezzo, sent. n. 579/2014

[2] Art. 485 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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