HOME Articoli

News Nel 2015 saranno cancellati i contratti a progetto, trasformati a tempo indeterminato

News Pubblicato il 17 dicembre 2014

Articolo di




> News Pubblicato il 17 dicembre 2014

Job Act: in attesa dei decreti attuativi, si delinea la linea guida del Governo sui contratti a tutele crescenti.

Il Job Act, entrato in vigore ieri, prevede la cancellazione definitiva, dal nostro ordinamento, dei co.co.pro. (contratti a progetto). Ma per vedere questo momento, dovremo attendere i decreti attuativi della nuova legge che, molto probabilmente, arriveranno all’inizio del prossimo anno.

Lo scopo dell’esecutivo è quello di eliminare la possibilità, per i datori di lavoro, di utilizzare uno degli strumenti contrattuali a maggio rischio “precarizzazione” come, appunto, il contratto a progetto. A fronte di tale forte limitazione, l’azienda, che dovrà necessariamente assumere a tempo indeterminato gli attuali “progettisti”, godrà di sgravi contributivi e di maggiore flessibilità “in uscita” (ossia nella fase di cessazione del rapporto di lavoro).

Lo sgravio consisterà nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di 8.060 euro annui per le nuove assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, con la sola esclusione dei contratti di apprendistato, dei contratti di lavoro domestico e del settore agricolo, decorrenti dal 1° gennaio 2015 e stipulati entro il 31 dicembre 2015, per un massimo di 36 mesi.

Il dubbio di fondo è se le aziende saranno davvero capaci di sostenere i maggiori (enormi) costi per l’aumento di manodopera, conseguenti al passaggio dal co.co.pro. al subordinato. In caso negativo, il rischio sarà, piuttosto, che, dalla sera alla mattina, le assunzioni vengano spostate tutte all’estero, insieme alle sedi operative di numerose ditte che oggi, invece, operano e lavorano in Italia.

Per evitare ciò, il Governo pensa di inserire, nel decreto attuativo, la disciplina di un periodo transitorio, continuando comunque a consentire il contratto a progetto laddove i contratti collettivi nazionali (CCNL) lo vogliano consentire.

Sempre lo stesso Job Act riscrive la disciplina dei controlli a distanza sui lavoratori, oggi aggiornata ai nuovi strumenti tecnologici e pur sempre entro i limiti della privacy. Le nuove misure (che comunque dovranno essere assunte con l’accordo delle RSA o l’autorizzazione della Direzione Territoriale del lavoro) non potranno arrivare a un controllo diretto della prestazione lavorativa, mediante impianti audiovisivi o altre apparecchiature, così come previsto dallo Statuto dei lavoratori.

note

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

4 Commenti

  1. Ma veramente c’è gente che crede che siano finiti i contratti a progetto? Questa frase la dice lunga: “il Governo pensa di inserire, nel decreto attuativo, la disciplina di un periodo transitorio, continuando comunque a consentire il contratto a progetto laddove i contratti collettivi nazionali (CCNL) lo vogliano consentire.” Si inventeranno nuove tipologie esattamente uguali a queste. E laddove non potranno, i lavoratori saranno licenziati, non certo “regolarizzati”. I soldi di una gara di appalto quelli sono, pertanto i maggiori costi verranno appianati coi licenziamenti. Il precariato, se scomparirà, sarà perché i precari verranno licenziati, non certo perché passeranno a tempo indeterminato! E se qualcuno ci passerà, avrà un contratto ridicolo vuotato di significato che continuerà a non consentire alcun accesso a mutui, prestiti ecc.

  2. Quante caxxate… Proprio oggi ho firmato un contratto a progetto… dopo quasi 1 anno di lavoro in nero… Italietta.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI