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Coniuge infedele: quando non c’è l’addebito

9 Novembre 2022 | Autore:
Coniuge infedele: quando non c’è l’addebito

Chi tradisce il proprio coniuge può evitare di perdere i suoi diritti durante la separazione? Cosa devono dimostrare entrambi?

Trovi tuo marito con un’altra in atteggiamenti inequivocabili e, probabilmente, la prima cosa che fai è dirgli di sparire, di non farsi più vedere e di prepararsi a ricevere la richiesta di addebito della separazione. Trovi tua moglie con un altro in una situazione del tutto uguale e, quasi sicuramente, le dici le stesse cose. Ma non è detto che la parte che tradisce debba per forza essere ritenuta responsabile della fine del rapporto. Per il coniuge infedele, quando non c’è l’addebito?

Una recente sentenza della Cassazione ha ribadito un concetto che era già stato espresso in passato: occorre verificare se la relazione extraconiugale è la causa della rottura o la conseguenza di un rapporto già deteriorato e, in realtà, finito per altri motivi, anche se la convivenza continuava come se niente fosse. Vediamo.

Quando scatta l’addebito della separazione per tradimento?

Chi non rispetta il dovere di fedeltà che scatta con il matrimonio, sia perché ha una relazione «fisica» con un’altra persona estranea alla coppia, sia perché mantiene con questa una relazione virtuale (via chat sui social, via WhatsApp, ecc.), commette un illecito civile che ha come conseguenza l’addebito della separazione «in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio», come recita la legge [1].

Per poter chiedere l’addebito, però, il coniuge tradito non deve essere, a sua volta, traditore, cioè non deve aver commesso lo stesso «peccato» del marito o della moglie a cui contesta l’infedeltà. Inoltre, deve essere stato proprio il comportamento illecito del fedifrago ad avere scatenato la crisi coniugale sfociata poi nella separazione.

Cosa comporta l’addebito della separazione?

Ma che cosa significa, esattamente, avere l’addebito della separazione a causa di un tradimento? Vuol dire, sostanzialmente, perdere due diritti.

Il primo è la possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento nel caso in cui il coniuge infedele non disponga dei mezzi economici sufficienti per vivere: dovrà inventarsi un modo per trovarseli per conto suo ma non potrà chiederli al coniuge tradito. C’è, comunque, un’eccezione, e riguarda il caso in cui le condizioni economiche del fedifrago siano così disperate da non consentirgli nemmeno di trovarsi un lavoro che gli consenta di campare. In tal caso, chi subisce l’addebito della separazione potrà chiedere non il mantenimento ma gli alimenti, cioè quel tanto che basta per non morire di stenti.

Il secondo diritto che si perde con l’addebito della separazione per infedeltà è quello di poter ereditare dall’ex coniuge in caso di premorienza di quest’ultimo. Non bisogna dimenticare, infatti, che finché non arriva una sentenza di divorzio, cioè finché la coppia è «solo» separata, marito e moglie restano l’uno erede dell’altra. Se, però, la fine della convivenza è stata addebitata per il tradimento di uno di loro, costui non potrà ereditare dall’altro. A tal proposito, il Codice civile stabilisce che il coniuge infedele viene escluso dalla chiamata alla successione legittima ma «ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto» [2].

Dall’altra parte, e secondo una sentenza della Cassazione [3], il coniuge tradito non ha automaticamente il diritto di chiedere al traditore l’assegno di mantenimento se la situazione economica di entrambi, dopo la separazione, è equilibrata.

Quando non c’è l’addebito della separazione per tradimento?

E fin qui le conseguenze dell’addebito della separazione a causa di un tradimento. Ma quando il coniuge infedele può schivare  tale addebito?

Chi è stato trovato con chi non doveva trovarsi, nel luogo in cui non doveva trovarsi ed in atteggiamenti in cui non doveva trovarsi deve dimostrare di essere arrivato a tanto a causa di una crisi matrimoniale già in atto o perché l’atteggiamento del coniuge lo ha spinto ad allontanarsi e a guardare altrove.

Secondo la Cassazione [4], non è possibile giudicare separatamente il comportamento di entrambi i coniugi, cioè non è lecito valutare la condotta di uno senza raffrontarla con quella dell’altro. Se uno dei due è un prevaricatore, ha un atteggiamento ostile verso il marito o verso la moglie o non vuole nemmeno sentir parlare di rapporti intimi (tanto meno averli), può essere ritenuto comprensibile l’allontanamento di chi subisce questa situazione, al punto che può «cedere» alla tentazione di avviare una relazione extraconiugale.

In questi casi, sostiene la Suprema Corte, non è attribuibile l’addebito della separazione al coniuge traditore, poiché il mancato rispetto del dovere di fedeltà è frutto di una crisi di coppia già in essere e non può essere considerato il motivo che ha scatenato la fine del rapporto ma, semmai, una conseguenza.

Aggiunge la Cassazione in una più recente ordinanza [5] che chi richiede l’addebito della separazione per infedeltà ha l’onere di provare sia la condotta del coniuge sia il fatto che tale comportamento ha reso la convivenza intollerabile. Chi, invece, respinge tale richiesta deve, da parte sua, dimostrare che il legame affettivo non c’era più e che la crisi matrimoniale esisteva già al momento del compiuto tradimento.


note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2] Art. n. 548 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 22704/2021.

[4] Cass. sent. n. 279/2000 e n. 13431/2008.

[5] Cass. ord. dell’08.11.2022.

Autore immagine: canva.com/


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