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Notifica: la prova è solo l’avviso di ricevimento. “Dove Quando” di Poste Italiane non ha valore

17 dicembre 2014


Notifica: la prova è solo l’avviso di ricevimento. “Dove Quando” di Poste Italiane non ha valore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 dicembre 2014



La produzione della semplice schermata del sito di Poste Italiane è inutilizzabile ai fini probatori, in quanto determina una assoluta incertezza sia con riferimento al quando dell’avvenuta notifica, quanto alla persona che ha materialmente ritirato la raccomandata.

 

La pubblica amministrazione perde le prove delle notifiche? Non è colpa del contribuente. Il quale, se deduce il difetto di notifica di un atto tributario (per es.: un avviso di accertamento, un avviso di liquidazione dell’imposta, una cartella esattoriale di Equitalia, ecc.), ha diritto a visionare, quantomeno, la copia dell’avviso di ricevimento collegato alla raccomandata a.r. Così, l’Agenzia delle Entrate, Equitalia o qualsiasi altra amministrazione non può supplire a tale prova depositando la stampa della schermata “Dove quando” tratta dal sito ufficiale di Poste Italiane, relativa alla funzione “Cerca spedizioni”, per dimostrare la consegna del plico al destinatario.

A dirlo è una recente sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari, a seguito di un ricorso presentato e vinto da un contribuente difeso dal dott. Francesco Cotrufo.

Come ricordano i giudici, la notifica a un soggetto diverso dal destinatario è possibile solo se si tratta di familiare stabilmente convivente. L’eventuale consegna dell’atto, da parte del postino o dell’ufficiale giudiziario, a un soggetto solo occasionalmente presente all’interno del domicilio dell’effettivo destinatario è invalida.

Non solo. Se la notifica viene effettuata a familiare convivente, è necessaria una seconda formalità: la spedizione di una seconda raccomandata a.r. all’effettivo destinatario con cui lo si informa della avvenuta consegna del primo atto al familiare.

Ebbene, nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate aveva dimostrato la spedizione di tale raccomandata non già producendo il relativo avviso di ricevimento, ma solo con una stampa tratta dal sito di Poste Italiane che consente, come noto, la tracciabilità delle consegne della posta. Senonché – ricorda la CTP pugliese – tale prova non ha alcun valore legale nel nostro ordinamento. Non è infatti sufficiente provare la spedizione della raccomandata al destinatario se tale prova non è accompagnata dal deposito della cosiddetta ricevuta di ritorno [2].

In buona sostanza, l’amministrazione finanziaria assolve l’onere di provare la regolarità della notifica solo producendo in giudizio quanto meno copie degli avvisi di ricevimento: non è ammissibile produzione di mezzi equipollenti [3].

L’avviso di ricevimento costituisce, infatti, il solo documento idoneo a dimostrare l’intervenuta consegna della raccomandata al destinatario e la data di essa, che l’identità della persona a mani della quale è eseguita. La mancata produzione dell’avviso di ricevimento della raccomandata comporta, proprio perché costituisce un momento strutturale del procedimento di notifica, non la semplice nullità, bensì l’inesistenza della notifica stessa.

Al contrario, la produzione della schermata del sito di Poste Italiane è inutilizzabile ai fini probatori, in quanto determina una assoluta incertezza sia con riferimento al quando dell’avvenuta notifica, quanto alla persona che ha materialmente ritirato la raccomandata.

note

[1] CTP Bari, sent. n. 3150/04/14 del 26.11.2014.

[2] Cass. S.U. sent. n. 458/2005, Cass. sent. n. 4310/07.

[3] Cass. sent. n. 16184/2009, n. 13639/2010.

Autore immagine: 123rf com

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