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Perché le indagini preliminari sono segrete?

26 Marzo 2023 | Autore:
Perché le indagini preliminari sono segrete?

A cosa servono le investigazioni della polizia giudiziaria a seguito dell’assunzione di una notizia di reato? Dopo quanto tempo si può accedere alle indagini?

La denuncia è la segnalazione di un fatto che costituisce reato; una volta sporta, le autorità devono attivarsi per verificare che sussistano i presupposti per poter portare a processo il soggetto denunciato. Questa fase del procedimento penale prende il nome di “indagini preliminari”, così chiamata proprio perché le investigazioni vengono svolte in vista di un possibile, futuro giudizio. Con il presente articolo ci occuperemo di uno specifico argomento: vedremo cioè perché le indagini sono segrete.

In effetti, secondo la legge italiana si può essere indagati anche senza saperlo; ciò avviene perché il famoso avviso di garanzia non è sempre obbligatorio, con la conseguenza che un soggetto potrebbe anche essere stato denunciato senza che ne abbia avuto in alcun modo notizia.

La segretezza delle indagini preliminari è però un aspetto fondamentale, senza il quale l’attività investigativa della polizia giudiziaria potrebbe essere compromessa. La recente riforma Cartabia [1] ha previsto un nuovo limite alla riservatezza delle indagini, stabilendo che, dopo un certo periodo di tempo, il pubblico ministero deve mettere a disposizione dell’indagato gli atti fino a quel momento compiuti. Approfondiamo l’argomento.

Cosa sono le indagini preliminari?

Le indagini preliminari costituiscono la prima fase del procedimento penale e iniziano nel momento in cui le autorità prendono cognizione di una notizia di reato, cioè di un’informazione da cui è possibile presumere che sia stato commesso un crimine.

La notizia di reato può essere acquisita autonomamente dagli organi di polizia giudiziaria (ad esempio, durante un servizio di pattuglia o un’operazione sotto copertura) oppure tramite le denunce e le querele sporte dai privati cittadini.

A cosa servono le indagini preliminari?

Le indagini preliminari servono a verificare la fondatezza della notizia di reato. Ricevuta l’informazione a proposito di un fatto che sembra essere un crimine, le autorità devono investigare per trovare ogni elemento che possa provare la responsabilità dell’indagato.

Insomma: le indagini preliminari servono a gettare luce sul presunto reato al fine di verificarne la fondatezza.

Come si concludono le indagini?

Le indagini preliminari possono concludersi in due modi:

  • con una richiesta di archiviazione, se dalle attività svolte non sono emersi profili di responsabilità in capo all’indagato, oppure se ci sono altri motivi che non consentono di procedere (ad esempio, l’intervenuta prescrizione del reato, la mancata identificazione del denunciato rimasto ignoto, la remissione di querela, ecc.). Secondo la nuova riforma Cartabia, l’archiviazione va chiesta ogni volta che gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non consentano di formulare una ragionevole previsione di condanna in sede di giudizio;
  • con una richiesta di rinvio a giudizio, se invece dalle investigazioni svolte è emersa, a parere del pubblico ministero, la responsabilità penale dell’indagato.

Indagini preliminari: perché sono segrete?

La legge stabilisce che le indagini preliminari devono rimanere segrete fino a quando non si sono concluse oppure fino al diverso termine stabilito dalla legge [2].

Ciò significa non solo che è vietata la pubblicazione, anche parziale, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti d’indagine compiuti [3], ma che è altresì vietato darne conoscenza all’indagato stesso. Perché?

La segretezza delle indagini è fondamentale per tutelare le stesse da possibili interferenze esterne (quelle dei giornalisti, ad esempio) nonché dall’’indagato stesso il quale, se conoscesse per filo e per segno le investigazioni della polizia, potrebbe anche intromettersi per inquinarle.

Ad esempio, se l’indagato conoscesse in anticipo le persone che la polizia vuole ascoltare, potrebbe recarsi da loro per minacciarle oppure per corromperle; se sapesse quali documenti il pubblico ministero sta cercando, potrebbe mettersi alla loro ricerca e distruggerli.

La segretezza, come anticipato, coinvolge tutti, con la conseguenza che gli inquirenti che stanno svolgendo le investigazioni non possono parlare con nessuno di ciò che stanno facendo. Si immagini i danni che possono creare le “soffiate” alla stampa, la quale poi spiattella tutto in prima pagina.

Le indagini preliminari sono segrete proprio per consentire al pubblico ministero di svolgere le investigazioni senza pericolose intromissioni dall’esterno.

Quando le indagini non sono più segrete?

Le indagini smettono di essere segrete:

  • quando si sono concluse, cioè subito dopo la notifica all’indagato dell’avviso di conclusione delle indagini [4];
  • nei casi eccezionalmente previsti dalla legge. È l’ipotesi della richiesta di riesame contro una misura cautelare: in questo caso la Procura deve depositare in cancelleria tutte le investigazioni sino a quel momento effettuate;
  • quando hanno superato il limite temporale imposto dalla legge. La riforma Cartabia ha stabilito infatti che, se il pm oltrepassa i limiti massimi di durata delle investigazioni (fissati mediamente in 1 anno), l’indagato e il suo avvocato potranno accedere agli atti, i quali dunque non dovranno più ritenersi coperti dal segreto.

Le indagini preliminari sono segrete proprio per consentire al pubblico ministero di svolgere le investigazioni senza pericolose intromissioni dall’esterno.

note

[1] D. lgs. n. 150/22, in vigore dal 30 dicembre per effetto del d.l. n. 162/22.

[2] Art. 329 cod. proc. pen.

[3] Art. 114 cod. proc. pen.

[4] Art. 415-bis cod. proc. pen.


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