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Lo sai che? Separazione: addebito per chi abbandona la casa all’improvviso

Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 dicembre 2014

L’abbandono del tetto familiare costituisce violazione di un obbligo matrimoniale, salvo sia determinato da un fatto che abbia reso intollerabile la convivenza, come il tradimento da parte dell’altro coniuge.

Lei o lui sbatte la porta di casa e se ne va all’improvviso a seguito di una lite? Attenzione, perché questo comportamento, sebbene dettato dall’ira del momento, può essere considerato una violazione molto grave degli obblighi matrimoniali e, in caso si arrivi successivamente davanti al giudice per chiedere la separazione, può essere causa di addebito. Ma solo a determinate condizioni che val la pena ripetere ancora una volta, a scanso di equivoci e di falsi convincimenti.

L’abbandono improvviso della casa familiare, senza che sia stato previamente concordato con l’altro coniuge, viola un obbligo matrimoniale ed è, pertanto, causa sufficiente di addebito in caso di successiva separazione. L’unico modo per evitare tale condanna è, oltre a trovare un preventivo accordo col coniuge (o con il suo avvocato), da mettere preferibilmente per iscritto, è quello di dimostrare causa dell’allontanamento è stata una situazione che ha portato all’intollerabilità della convivenza, come, per esempio, l’altrui relazione extraconiugale.

È quanto affermato dal Tribunale di Trento in una recente sentenza [1].

È evidente, invece, che l’abbandono improvviso e non concordato con il marito del domicilio coniugale – qualora non venga provata alcuna situazione pregressa che giustifichi l’intollerabilità della convivenza – comporta l’addebito della separazione per chi “fugge”.

Sul punto, la Cassazione ha stabilito che “in tema di separazione personale dei coniugi, l’abbandono della casa familiare, di per sè costituisce violazione di un obbligo matrimoniale, non essendo decisiva la prova della asserita esistenza di una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio. Ne consegue che il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sè sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all’impossibilità della convivenza, salvo che si provi – e l’onere di tale dimostrazione spetta a chi ha posto in essere l’abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, oppure quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.

note

[1] Trib. Trento sent. n. 651/2014. Cfr. anche Trib. Trento sent. n. 10719 del 08.05.2013.


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