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Quando il giudice non deve sentire il minore

10 Novembre 2022 | Autore:
Quando il giudice non deve sentire il minore

Cause tra genitori: i bambini con almeno 12 anni vanno obbligatoriamente sentiti da parte del giudice, salvo alcune eccezioni. 

Nelle cause di separazione, affidamento e collocazione del figlio minore, il giudice deve sempre sentire quest’ultimo purché abbia compiuto almeno 12 anni. Se non lo fa, la sentenza è nulla. Lo prevede la legge e lo ha più volte ribadito la Cassazione [1]. Anche quando il minore ha meno di 12 anni il giudice deve interrogarlo quando lo ritiene capace di discernimento. 

Ci sono però dei casi in cui il giudice non deve sentire il minore. Ciò succede, in generale, quando ciò sia superfluo o possa procurargli danno. Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona, nel dettaglio, tale meccanismo.

L’audizione del minore nelle cause tra i suoi genitori

A norma dell’articolo 336-bis del Codice di procedura civile, il minore che abbia compiuto dodici anni e anche di età inferiore solo se capace di discernimento (ossia capace di comprendere ciò che gli è utile e di effettuare scelte autonome, senza l’influenza di altri soggetti) è ascoltato dal Presidente del tribunale o dal giudice delegato nell’ambito dei procedimenti nei quali devono essere adottati provvedimenti che lo riguardano (ad esempio, l’affidamento e la collocazione presso uno dei genitori).

Il diritto di ascolto del minore è sancito della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 (ratificata e resa esecutiva in Italia con Legge n. 176/1991) e richiamato dalle norme internazionali che riguardano i diritti e la tutela dei minori.

L’ascolto del minore costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale a essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano ed è un elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse

L’ascolto non deve essere in contrasto con l’interesse del minore essendo finalizzato alla sua protezione; non deve, altresì, essere manifestamente superfluo, relativo, cioè, a circostanze accertate o non contestate (in tal senso, può ritenersi dannoso per la serenità e l’equilibrio del minore).

Dunque, se l’ascolto del minore con più o meno di 12 anni è in contrasto con l’interesse del minore, o manifestamente superfluo, il giudice non procede all’adempimento dandone atto con provvedimento motivato.

Il giudice è obbligato a decidere secondo la volontà del minore?

Il giudice oltre a dover ascoltare il minore deve anche tenere conto della sua volontà nell’adozione dei provvedimenti successivi. Non è però vincolato a quanto chiede il minore. Le valutazioni del giudice possono infatti differire rispetto alle opinioni manifestate dal minore stesso; ma se così succede, il magistrato deve motivare in modo semplice e chiaro le ragioni del proprio dissenso. 

Quando il giudice non è tenuto a sentire il minore?

Abbiamo detto che, in alcuni casi, il giudice non è obbligato a sentire il minore e ciò non determina la nullità della sentenza. Ciò succede nelle seguenti ipotesi [1]:

  • quando c’è l’accordo tra i genitori su tutti gli aspetti dell’affidamento e delle visite (restando aperte le questioni economiche);
  • quando la causa riguarda le questioni relative all’assegno di mantenimento per il figlio;
  • quando il minore ha meno di 12 anni e il giudice lo ritiene non sufficientemente maturo per comprendere il significato delle proprie parole. Invece il bambino con almeno 12 anni si presume, già per legge, essere capace di discernimento;
  • quando il minore ha meno di 12 anni e la sua audizione è manifestamente superflua;
  • quando l’interrogatorio è in contrasto con l’interesse del minore;
  • nel caso in cui il giudice ritenga preferibile, in luogo dell’ascolto diretto, quello effettuato nel corso di indagini delegate a periti (ad esempio i servizi sociali o uno psicologo) o demandato ad un esperto al di fuori di detto incarico. 

Con una recente pronuncia, la Cassazione [2] ha spiegato inoltre che il giudice non deve sentire il minore se l’audizione lo costringe a rievocare fatti dolorosi.

Come avviene l’ascolto del minore?

L’ascolto è condotto dal giudice, anche avvalendosi di esperti o di altri ausiliari.

I genitori, anche quando parti processuali del procedimento, i difensori delle parti, il curatore speciale del minore, se già nominato, ed il pubblico ministero, sono ammessi a partecipare all’ascolto se autorizzati dal giudice, al quale possono proporre argomenti e temi di approfondimento prima dell’inizio dell’adempimento.

Prima di procedere all’ascolto, il giudice informa il minore della natura del procedimento e degli effetti dell’ascolto. Dell’adempimento è redatto un verbale nel quale è descritto il contegno del minore, oppure è effettuata registrazione audio video.

Non è indispensabile che il giudice provveda personalmente all’ascolto del minore. Egli infatti può valersi di professionisti o esperti da lui nominati (è il cosiddetto «ascolto indiretto») ad esempio delegando un consulente tecnico d’ufficio (il cosiddetto CTU) o uno psichiatra infantile. 


note

[1] Cass. sent. n. 20323/2022.

[2] Cass. sent. n. 32876/2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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