Col Job Act più facile demansionare il dipendente

18 Dicembre 2014


Col Job Act più facile demansionare il dipendente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Dicembre 2014



In attesa dei decreti attuativi che modificheranno le regole sui rapporti di lavoro dipendente.

 

Flessibilità non solo in entrata e in uscita, ma anche dentro il posto di lavoro. Potrebbe sintetizzarsi così tutta la filosofia del Job Act appena varato dal Governo Renzi. Ad essere infatti riscritte non sono solo le norme sui contratti a progetto e sui licenziamenti, ma anche quelle che stabiliscono la possibilità, per il datore di lavoro, di attribuire al lavoratore delle mansioni diverse e di livello più basso rispetto a quelle per le quali era stato assunto (cosiddetto demansionamento).

In verità, la legge delega dà solo mandato al Governo di riscrivere la norma [1] secondo cui sono nulli i provvedimenti dell’azienda e/o ogni patto con il lavoratore che preveda, nei confronti di quest’ultimo, il demansionamento.

 

Al momento, vengono solo fissati solo i parametri generali entro cui dovranno essere riscritte le regole. In particolare, si prevede che il potere del datore di lavoro di mutare in peggio le mansioni del lavoratore potrà essere esercitato solo in caso di ristrutturazioni o riconversioni industriali e in presenza di parametri oggettivi.

Si tratta, tuttavia, di ipotesi già oggi consentite dalla giurisprudenza della Cassazione, nell’ottica di salvare il rapporto di lavoro che altrimenti dovrebbe essere risolto per soppressione del posto di lavoro o per crisi (licenziamento per motivi economici) [2]. Ma anche diverse disposizioni di legge [3] consentono sin d’ora, in casi eccezionali, il demansionamento.

Nel rivedere la normativa bisognerà tenere conto dei due interessi contrapposti:

– da un lato l’interesse dell’azienda “all’utile impiego del personale”;

– quello del dipendente “alla tutela della [sua] professionalità, e delle [sue] condizioni di vita ed economiche” introducendo “limiti alla modifica delle mansioni”.

La delega riconosce, in materia, un potere anche ai sindacati, i quali, con la contrattazione collettiva (CCNL) anche di secondo livello, potranno individuare ulteriori ipotesi, rispetto a quelle disposte dalla legge, in cui il datore potrà mutare in peggio le attribuzioni del dipendente.

note

[1] Art. 13 della legge 300/1970.

[2] Cass. sent. n. 23926/2010; Cass. sent. n. 2375/2010.

[3] Art. 42 d.lgs. n. 81/2008 ; L. 68/1999; D. lgs. n. 151/2011; Dl. n. 138/2011 art. 8.


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