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Abbattimento di alberi o siepi: maggioranza in condominio

10 Novembre 2022 | Autore:
Abbattimento di alberi o siepi: maggioranza in condominio

Assemblea di condominio decide a maggioranza l’estirpazione di piante, alberi e siepi: si può impugnare la decisione se mancano i quorum?

C’è chi ama il verde e chi lo odia. Così, nei condomini, non capita di rado che alcuni proprietari chiedano l’abbattimento di alberi, piante e siepi. Vuoi perché la manutenzione del verde è costosa, vuoi perché a volte le radici possono creare danni alle tubature o alla pavimentazione, vuoi perché alcuni vegetali particolarmente alti tolgono luce e aria ai piani bassi, quando non addirittura agevolano l’ingresso dei ladri, ecco che si forma spesso un consenso piuttosto ampio al loro sradicamento. 

La giurisprudenza si è spesso confrontata sul problema del quorum che una delibera del genere dovrebbe raggiungere. Qual è la maggioranza in condominio necessaria a deliberare l’abbattimento di alberi o siepi? Ecco alcuni importanti chiarimenti.

Quorum in assemblea di condominio per abbattimento alberi e siepi

Secondo l’orientamento maggioritario, l’abbattimento di alberi che danno pregio al condominio, può definirsi in termini tecnici una «innovazione». Le innovazioni sono regolate dall’articolo 1120 del Codice civile. Tale norma stabilisce che, ai fini dell’approvazione della relativa deliberazione, è necessaria la seguente maggioranza: 

  • maggioranza degli intervenuti in assemblea;
  • che rappresentino almeno i due terzi dei millesimi dell’edificio.

Tuttavia, è necessaria invece l’unanimità quando le innovazioni possono recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato o quando ne alterino il decoro architettonico.

Quindi, per poter valutare quale maggioranza è necessaria in assemblea bisogna valutare l’impatto che l’intervento sul verde potrebbe avere, in termini estetici, sul condominio.

Abbattimento alberi e siepi: alcuni casi pratici

Secondo la Corte di Appello di Roma [1], l’abbattimento di alberi, comportando la distruzione di un bene comune, deve considerarsi un’innovazione ai sensi dell’art. 1120 del Codice civile e, in quanto tale, richiede l’unanimità, ossia il consenso di tutti i partecipanti al condominio; né può ritenersi che la delibera di approvazione, a maggioranza, della spesa relativa all’abbattimento, possa costituire valida ratifica dell’opera fatta eseguire di propria iniziativa dall’amministratore.

In una pronuncia del 2011 [2], la Cassazione ha detto che la delibera assembleare di destinazione a parcheggio di un’area di giardino condominiale, interessata solo in piccola parte da alberi di alto fusto e di ridotta estensione rispetto alla superficie complessiva, non dà luogo ad una innovazione, non comportando alcun apprezzabile deterioramento del decoro architettonico, né alcuna significativa menomazione del godimento e dell’uso del bene comune. Anzi, da essa potrebbe derivare una valorizzazione economica di ciascuna unità abitativa e una maggiore utilità per i condomini. Pertanto, è sufficiente il voto favorevole:

  • della maggioranza dei presenti in assemblea;
  • che rappresentino almeno la metà dei millesimi dell’edificio. 

Sempre la Corte di Appello di Roma [3] ha invece stabilito che l’abbattimento di alberi di alto fusto, costituenti elemento caratterizzante e di pregio del cortile comune condominiale, determina un’innovazione e, pertanto, ai fini della sua deliberazione è necessaria l’approvazione con la maggioranza prevista dal 5° comma dell’art. 1136 cod. civ. ossia la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno i due terzi dei millesimi dell’edificio.

Secondo una recente pronuncia del tribunale di Tivoli [4], lo sradicamento della siepe condominiale, oltre a necessitare del consenso di tutti i partecipanti (e quindi necessitare dell’approvazione all’unanimità) non deve pregiudicare la stabilità e sicurezza dell’edificio. In mancanza di tali condizioni, l’innovazione si considererà vietata e la conseguente delibera assembleare nulla ed impugnabile senza limiti di tempo (quindi anche oltre i trenta giorni giorni ordinari). 

Come si fa a capire quale maggioranza ci vuole per abbattere alberi e siepi?

Si è compreso, da quanto appena detto, che l’eliminazione di alberi e siepi richiede una maggioranza diversa a seconda dell’impatto che ha sul decoro architettonico del condominio o del giardino o sulla stabilità o alla sicurezza del fabbricato. Ed è chiaro che, qualora si vogliano evitare contestazioni, sarà preferibile optare sempre per l’unanimità. 

Tuttavia, qualora dovesse sorgere una controversia e questa sfociare in una causa in tribunale, il giudice demanderà la valutazione dell’impatto dell’intervento a un CTU, ossia un consulente tecnico d’ufficio. 

La consulenza d’ufficio prenderà così in considerazione le possibili conseguenze successive alla rimozione della siepe. 

Nel caso deciso dal tribunale di Tivoli, la siepe aveva sviluppato un intrico di radici; essa pertanto contrastava il naturale dilavamento del terreno verso valle. Ragion per cui il perito aveva raccomandato di evitarne l’eliminazione. La siepe infatti frena l’erosione e smaltiva il deflusso delle acque pluvie. In assenza di essa, incessanti piogge avrebbero determinato dilavamenti con conseguente scorrimento del terreno. In sintesi, il Ctu ha ritenuto che la rimozione della siepe avrebbe pregiudicato la stabilità dell’edificio. Ciò integrerebbe almeno uno dei requisiti necessari a sancire il divieto dell’innovazione se non c’è l’unanimità.

Le siepi, in buona sostanza, vanno rimosse solo se rappresentano un pericolo per persone e costruzioni o nel caso in cui siano state piantate in violazione delle distanze.


note

[1] C. App. Roma, sent.n. 478/2008.

[2] Cass. sent. n. 15319/2011.

[3] C. App. Roma, sent. n. 6764/2018.

[4] Trib. Tivoli sent. n. 1513/2022.


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