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Se il destinatario di una lettera sostiene che dentro la busta non c’era nulla

18 dicembre 2014


Se il destinatario di una lettera sostiene che dentro la busta non c’era nulla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 dicembre 2014



Il mittente deve fornire la prova della consegna all’indirizzo del destinatario, mentre a quest’ultimo spetta la prova della non corrispondenza del suo contenuto.

Che succede se il destinatario di una raccomandata spedita in modo tradizionale – e cioè con il testo della lettera stampato su un foglio a sua volta racchiuso in una busta chiusa – affermi che la busta era vuota o che, al suo interno vi era un documento di tipo differente rispetto a quello dichiarato dal mittente?

Potrebbe essere un metodo abbastanza semplice quello di “scambiare” il contenuto di una busta con quello di un’altra o, addirittura, strappare uno o più fogli, in modo da invalidare una richiesta di pagamento, un accertamento fiscale, una cartella esattoriale, una diffida o una messa in mora. Ma è davvero così semplice?

L’escamotage, evidentemente, è venuto in mente a più di un italiano, visto che si trovano tracce di sentenze che hanno deciso casi del tutto simili a quello di fantasia appena descritto. Di “furbetti”, infatti, ce ne sono parecchi e, a volte, le voci di corridoio hanno comunque un fondamento. È bene, perciò, fare i dovuti chiarimenti sul punto.

Il destinatario di un plico, così come può sempre dedurre di non aver mai ricevuto la busta, o dichiarare che la stessa sia stata ritirata da persona non autorizzata (per esempio, un terzo soggetto falsamente dichiaratasi “familiare convivente”), è anche libero di sostenere che il plico raccomandato non contenesse alcuna lettera al suo interno o che non contenesse alcuna intimazione di pagamento.

È frequente, infatti, che la spedizione di una diffida abbia luogo a mezzo di busta chiusa sulla quale viene apposto il timbro postale: in tale ipotesi, se il destinatario affermi di aver ricevuto solo il plico, ma non anche l’atto interno, deve però dimostrare tale circostanza, ossia che la busta fosse vuota o avesse un contenuto diverso. Insomma, tutti possono sbagliare e il mittente ben potrebbe essersi confuso e aver affrancato la raccomandata dimenticandosi di inserire all’interno il foglio. Ma tale prova la deve dare il destinatario e non il mittente. Facile, altrimenti, sarebbe per chiunque asserire di non aver mai ricevuto alcunché, scaricando la patata bollente sull’altra parte.

Sotto tale aspetto, in giurisprudenza si è spesso chiarito che ove il mittente fornisca la prova che la raccomandata sia giunta a conoscenza del destinatario, cioè sia pervenuta al suo indirizzo e consegnata dal postino (o, eventualmente, depositata all’ufficio postale con compiuta giacenza), incombe su quest’ultimo, che ne contesta il preteso contenuto, fornire a sua volta la prova che la raccomandata non conteneva alcun foglio al suo interno o un foglio di contenuto diverso.

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Autore immagine: 123rf com

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5 Commenti

  1. Che sia onere del destinatario provare che il contenuto della busta era non corrispondente o non esisteva proprio mi sembra senz’altro condivisibile.
    La questione più dubbia riguarda le concrete modalità con le quali provare il contrario.
    Nel caso in cui il destinatario riceva una busta vuota dovrà senz’altro attivarsi e contestare la cosa al mittente per iscritto o altra modalità “tracciabile”.

    Più complicato è il caso in cui il contenuto della busta sia diverso o incompleto.

    Se il contenuto è diverso la prova potrebbe essere quella di produrre in giudizio il documento ricevuto dal contenuto difforme.

    Se il documento è in completo e questo è facilmente riconoscibile, anche in questo caso mi pare che sia onere del contribuente sollevare una specifica e “tracciabile” eccezione al destinatario.
    Nel caso in cui la incompletezza non sia facilmente riconoscibile (fatto questo a esclusivo sindacato del giudice) una prova potrà essere costituita dalla produzione in giudizio del documento stesso assieme ad ogni altra prova da sottoporre al prudente apprezzamento del giudice;. E’ evidente che le “altre prove” non sono facili da produrre e potrebbero rivelarsi assolutamente “diaboliche”.

  2. Chissà se la cosa vale anche se a ricevere la corrispondenza sia un ente pubblico sulla base della quale questo debba calcolare una imposta… 🙂

  3. Basta inviare una raccomandata senza busta, su internet c’è chi offre questo servizio anche online

  4. ho ricevuto una raccomandata con ricevuta di ritorno con busta chiusa ma il mittente non era chi doveva ricevere la cartolina da me firmata ma ..un ‘altra persona che potrebbe significare …?che chi è impossesso della cartolina da me firmata mi avrebbe comunicato qualcosa che io non sono a conoscenza ?grazie x la risposta veloce ..

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